La regista Shih-Ching Tsou (coadiuvata dal suo sceneggiatore Sean Baker) nel suo film La mia famiglia a Taipei (Left-handed girl), riesce, con una notevole efficacia, a darci una chiara idea di come la povertà può non sfociare nella miseria; e come vivono e si arrangiano coloro che non sono nati con la camicia. Un palcoscenico dove è rappresentata la vita, sia nei suoi aspetti fantastici, paradossali, divertenti, umoristici, ma anche nelle sue quotidiane tragedie. Dove sì, c’è posto per l’egoismo, la scorrettezza, l’immoralità, ma anche per la solidarietà, la lealtà, l’onestà. In una Taipei sfavillante di luci e di grattacieli, ma brulicante di esseri umani la cui unica preoccupazione è quella di trovarsi una occupazione precaria che gli permetta la sera di mettere i piedi in un luogo loro (per quanto in affitto), dopo aver mangiato qualcosa della cucina locale, simbolo di una appartenenza.
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La regista Shih-Ching Tsou (coadiuvata dal suo sceneggiatore Sean Baker) nel suo film La mia famiglia a Taipei (Left-handed girl), riesce, con una notevole efficacia, a darci una chiara idea di come la povertà può non sfociare nella miseria; e come vivono e si arrangiano coloro che non sono nati con la camicia. Un palcoscenico dove è rappresentata la vita, sia nei suoi aspetti fantastici, paradossali, divertenti, umoristici, ma anche nelle sue quotidiane tragedie. Dove sì, c’è posto per l’egoismo, la scorrettezza, l’immoralità, ma anche per la solidarietà, la lealtà, l’onestà. In una Taipei sfavillante di luci e di grattacieli, ma brulicante di esseri umani la cui unica preoccupazione è quella di trovarsi una occupazione precaria che gli permetta la sera di mettere i piedi in un luogo loro (per quanto in affitto), dopo aver mangiato qualcosa della cucina locale, simbolo di una appartenenza. In questo sforzo interessante e appassionato la regista viene aiutata da una varietà di personaggi indovinati che conduce con maestria: da una bambina, I Jing (Nina Ye), la cui simpatia è contagiosa; dalla post-adolescente I-Ann (Shi-Yuan Ma), che difende la sua dignità di donna adulta da scorciatoie pericolose; dalla madre She-Fen (Janel TSAI), che si è trovata, da sola, una famiglia sulle spalle, ma che non riesce ad odiare il marito che l’ha abbandonata, e che non lascia solo nel momento della morte.
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