“Un film dovrebbe dire al suo pubblico: ti amo, ti desidero, voglio essere tuo”.
Bernardo Bertolucci
In questo 2023 non sono mancati i film che hanno desiderato un pubblico e da questo sono stati desiderati. Ci sono stati quelli che hanno ricevuto un consenso che potremmo definire universale e quelli che hanno sussurrato la loro voglia di appartenenza a un numero più ristretto di spettatori. I media oggi sono così diversificati che consentono il prolungamento di questa ricerca di relazione anche oltre la sala, che resta il luogo primario della consumazione del rapporto. Proponiamo così una selezione, suddivisa per mesi di uscita, che vede 12 film (più un tredicesimo in ex aequo) che mostrano e dimostrano come il cinema resti ancora un mezzo capace di offrire una molteplicità di stimoli che, andando dall’intrattenimento all’essai, possono tenere accesi i neuroni di chi non solo vede ma sa anche guardare. In attesa di vedere gli imperdibili film del 2024.
GENNAIO
ANCHE IO di Maria Schrader
Il caso Weinstein ha occupato a lungo le pagine dei giornali e i servizi televisivi ma occorreva un film che facesse sintesi e sapesse offrire con sensibilità al pubblico più ampio possibile le tappe della genesi di un’inchiesta che ha cambiato profondamente il mondo dello spettacolo e non solo. Era necessario però uno sguardo femminile che sapesse far percepire la violenza senza il voyeurismo di chi pensa che solo l’evidenza possa provocare una reazione. Se il genere in cui si muove è (e non poteva essere altrimenti) quello del giornalismo d’inchiesta, lo stile è quello necessario a un film in cui ci si collochi in una posizione che rifiuta il sensazionalismo avendo come obiettivo il mettersi al servizio di chi quegli abusi li ha subiti nel corpo e nell’animo. Tutto ciò avvalendosi dell’atroce realtà delle vere dichiarazioni del produttore. Schrader è consapevole che sono più che sufficienti.
FEBBRAIO
LAGGIÙ QUALCUNO MI AMA di Mario Martone
A settant’anni dalla sua nascita ci viene proposto un ritratto di Troisi che si avvale di diversi materiali inediti messi a disposizione da Anna Pavignano che di Massimo è stata compagna nella vita privata così come nella professione. Non si tratta però di un documentario dal carattere agiografico anche perché a dirigerlo è un regista che non solo è napoletano ma fa dell’ammirazione che prova per il collega lo strumento per indagare in profondità nel suo animo. Ci viene proposto ovviamente il ‘comico’ Troisi ma, nel procedere della narrazione, ci si accorge quanto il senso della precarietà dell’esistenza (a causa della cardiopatia) ne pervadesse l’opera anche quando ‘laggiù’ si proponeva a un pubblico di tutte le generazioni in grado di cogliere la sottigliezza di ogni battuta. Martone sa anche, con estrema delicatezza, affrontare il sentimento amoroso e la lettura, in cui humour e malinconia si fondevano, che Massimo sapeva offrirne al proprio ampio pubblico. In fondo Massimo lo aveva dichiarato: credeva fosse amore. Invece…
MARZO
L'ULTIMA NOTTE DI AMORE di Andrea Di Stefano
La riscossa del cinema di genere dell’anno può essere rappresentata da questo film che rappresenta il modello di film che mette in crisi il critico. Non per il suo valore, che è più che elevato, ma per il fatto che qualsiasi elemento del plot venga preso in esame, incipit a parte, cade inevitabilmente nello spoiler. Di Stefano ha saputo collocare l’ultima notte di servizio di un poliziotto, che si vanta di non avere mai sparato, in un contesto che ha studiato a fondo. A partire da quel volo su una Milano notturna, raramente fotografata con così grande efficacia produttiva di senso, per passare poi al sottile confine tra legalità e crimine. Per descrivere i quali si percepisce che il lavoro di conoscenza e collaborazione con la polizia e con la comunità cinese, che vive ed opera alla luce del sole nella metropoli lombarda, è stato accurato e ricco di suggestioni. C’è poi un Favino che non ha certo fatto mancare la sua presenza sugli schermi quest’anno ma che qui tocca il vertice dell’adesione al personaggio affidatogli.


