Chissà se qualcuno avrebbe scommesso qualcosa sulle 11 nomination agli Oscar di Everything Everywhere All at Once. Sono le stesse, per esempio, di Gandhi, Viale del tramonto, Il Padrino - Parte II, Amadeus, Chinatown, La mia Africa, Joker (guarda la video recensione) e West Side Story del 1961. E a questo punto il secondo lungometraggio diretto da the Daniels (Daniel Kwan e Daniel Scheinert) potrebbe essere il grande trionfatore della notte della 95esima edizione degli Academy Awards che si svolgerà il prossimo 12 marzo.
Comunque vada, per il film sarà un successo. Perché quando è uscito in sala per la prima volta a fine marzo negli Stati Uniti e poi per la prima volta in Italia il 6 ottobre scorso (tornerà la seconda volta il 2 febbraio) forse in pochi si sarebbero aspettati che sarebbe arrivato fino a questo punto.
Ovviamente è divisivo. C’è chi lo ha amato alla follia e c’è invece chi lo ha detestato. Al box office è andato alla grande. Costato circa 25 milioni di dollari, ne ha già incassati più di 100 in tutto il mondo e, al momento, rappresenta il più grande successo commerciale della A 24. Poi ci sono stati i Golden Globe: sei nomination e due premi vinti: Michelle Yeoh come Miglior Attrice Protagonista e Ke Huy Quan come Miglior Attore Non Protagonista.
E proprio già nella scelta del cast, Everything Everywhere All at Once, rispolvera un cinema recente ma comunque del passato che recupera contemporaneamente le geometrie wuxia di La tigre e il dragone ma anche il cocktail impazzito di generi di Grosso guaio a Chinatown attraverso le figure di Michelle Yeoh, protagonista proprio del film diretto da Ang Lee e James Hong (che interpreta il padre della protagonista) del film di John Carpenter.

