Dopo le polemiche degli ultimi due anni c’è forse un ritorno alla normalità, a giudicare dalla cerimonia tradizionale che si è svolta stanotte al Beverly Hilton Hotel di Beverly Hills. Lo scandalo che negli ultimi due anni ha colpito l’HFPA (Hollywood Foreign Press Association), l’associazione della stampa estera che attribuisce i premi, che era stata accusata di discriminazione razziale e corruzione, ha lasciato il segno soprattutto nella scorsa edizione dopo che la NBC negli Stati Uniti ha rifiutato di mandare in onda l’evento e nessuna star ha partecipato all’evento.
Quindi maggiore trasparenza e inclusività a cominciare dal presentatore, il comico afroamericano Jerrod Carmichael, che lo scorso anno ha vinto un Emmy per lo stand-up comedy special Rothaniel, il quale regala forse la sua battuta migliore al veleno quando fa vedere i tre Golden Globe restituiti da Tom Cruise vinti per Nato il 4 luglio, Jerry Maguire e Magnolia.
Ma anche per questa 80° edizione dei Golden Globe non sono mancati i problemi a cominciare dalla mancata presenza di Brendan Fraser, in nomination come miglior attore in un film drammatico per The Whale. L’attore in passato aveva denunciato l’ex-presidente dell’HFPA Philip Berk di molestie sessuali, tra i motivi che lo hanno fatto poi cadere in depressione.
Tutto secondo le previsioni? In parte sì. A cominciare dalla meritatissima vittoria di Steven Spielberg, miglior film drammatico (ricevuto dalle mani di Quentin Tarantino) e miglior regia per The Fabelmans. “Ho portato questa storia con me in tutti questi anni e l’ho mostrata a pezzettini ma non ho mai avuto il coraggio di raccontarla fino ad ora. E durante il Covid, all’età di 74 anni, mi sono convinto a farlo”.
E che fosse una serata nel segno di Spielberg si è già capito dal primo Golden Globe assegnato a Ke Huy Quan come miglior attore non protagonista per Everything Everywhere All at Once, che lo dedica proprio al cineasta che lo aveva diretto tredicenne in Indiana Jones e il tempio maledetto.