| Titolo originale | TAR |
| Anno | 2022 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | USA |
| Durata | 158 minuti |
| Regia di | Todd Field |
| Attori | Cate Blanchett, Noémie Merlant, Nina Hoss, Sophie Kauer, Julian Glover Allan Corduner, Mark Strong, Sydney Lemmon, Vincent Riotta, Lucie Pohl, Vivian Full, Sam Douglas, Murali Perumal, Sylvia Flote, Amanda Blake (I). |
| Uscita | giovedì 9 febbraio 2023 |
| Tag | Da vedere 2022 |
| Distribuzione | Universal Pictures |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,46 su 39 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 7 febbraio 2023
Todd Field racconta la controversa Lydia Tár, tra le più grandi compositrici/direttrici d'orchestra viventi e prima donna in assoluto a dirigere un'importante orchestra tedesca. Il film ha ottenuto 6 candidature a Premi Oscar, Il film è stato premiato a Venezia, 3 candidature e vinto un premio ai Golden Globes, 5 candidature e vinto un premio ai BAFTA, 7 candidature e vinto 2 Critics Choice Award, 1 candidatura a SAG Awards, 6 candidature e vinto un premio ai Spirit Awards, 1 candidatura a Writers Guild Awards, 1 candidatura a Directors Guild, 1 candidatura a CDG Awards, 1 candidatura a Producers Guild, 4 candidature e vinto 3 NSFC Awards, In Italia al Box Office Tár ha incassato 691 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Lydia Tár, prima donna di sempre a dirigere l'orchestra dei Berliner Philharmoniker, si trova al centro di polemiche sull'abuso di potere esercitato nel proprio ruolo e sulla richiesta di favori sessuali fatta a delle dipendenti in cambio di riconoscimenti professionali. In particolare, dopo il suicidio di una sua ex assistente, Krysta, cominciano a circolare prove e video compromettenti, probabilmente diffusi da membri del suo stesso staff.
Un incipit senza mediazioni ci catapulta nell'intimità della protagonista e ci illustra il modus operandi del regista Todd Field: una conversazione rubata, una chat privata tra l'assistente di Tár, Francesca Lentini, e un'interlocutrice dall'identità sconosciuta.
Il contrasto di ammirazione e risentimento, amore e odio, bisogno di attenzione e insieme desiderio di vendetta che circonda la direttrice d'orchestra è già evidente dai primi frame, così come l'intento di Field di mescolare audacemente linguaggi differenti e contrastanti. Le conversazioni su smartphone e le escursioni su YouTube si mescolano a sequenze che appartengono a un cinema più classico e tradizionale, mentre le incursioni verso un'estetica quasi sperimentale caratterizzano le fratture della narrazione, i momenti di climax in cui la psiche di Lydia è messa a dura prova dalle sfide che le si pongono davanti.
La sequenza dell'intervista iniziale, con pochi stacchi di montaggio, colpisce al pari delle parentesi oniriche per la vivida immaginazione di Field, che mette il suo passato di esteta del videoclip al servizio di un'opera dalle grandi ambizioni. Sembra quasi che Field intenda assemblare narrazioni differenti e coordinarne la polifonia proprio come Lydia Tár alternerebbe archi e ottoni: la mano sinistra per plasmare e dare forma alla creatività, la mano destra per dettare il tempo e trasformare suoni in sinfonie, oppure semplici immagini in cinema.
Al cuore dell'indagine di Field si trova il tema sempre più attuale dell'abuso di potere e dell'estrema difficoltà di separare sfera privata e professionale. Quando quest'ultima conduce oltre ogni aspettativa ed espone a continue lusinghe, è possibile mantenere il controllo senza cedere alla tentazione di sostituirsi a Dio e gestire i destini degli esseri umani? Starà allo spettatore valutare se sia giustificato l'odio verso Lydia, cercando di discernere l'artista dalla donna.
Ma Field ha il merito di mettere in campo elementi a favore tanto dell'accusa che della difesa, ad esempio illustrando le lezioni tenute da Lydia - sequenza straordinaria - e fortemente incentrate su un nervo scoperto della contemporaneità, la tendenza odierna a mettere in discussione grandi artisti del passato - Wagner, Bach, così come Woody Allen - sulla base della loro vita privata. Lydia parla pensando a se stessa, ma è chiaro come il dibattito sia universale e centrale nel dibattito attuale. La scelta di affidare il ruolo del "predatore sessuale" a una donna lesbica contribuisce a sfrondare dagli stereotipi e ad affrontare la questione vis à vis.
Un ruolo letteralmente impossibile da interpretare, se non per un monstruum della recitazione quale Cate Blanchett, non nuova a parti di donne egocentriche, accentratrici e manipolatorie. I cambi di registro e la gamma infinita di emozioni altalenanti di Lydia sono restituite da Blanchett con grande verosimiglianza, anche nei momenti più eccessivi.
Blanchett riesce a farci immedesimare con un personaggio che rimodella il senso etico a proprio piacimento e prova a farci comprendere cosa significhi dover sostenere lo stress di una professione come la sua, in cui l'unica opzione consentita è la perfezione assoluta. A sorreggere Blanchett un cast di supporto impeccabile, in cui primeggiano Nina Hoss - è Sharon, la compagna ufficiale di Lydia nonché madre della piccola Petra - e Noémie Merlant - è Francesca Lentini.
Acclamato per il film d'esordio In the Bedroom del 2001, Todd Field ha poi realizzato solo Little Children nel 2006. Sono seguiti vari progetti annunciati e presumibilmente abortiti, che hanno arrestato la sua carriera, ma ora sembra essere finalmente la volta buona. Tár racconta un momento critico nella carriera di Lydia Tár, direttrice d'orchestra americana allieva di Leonard Bernstein, che ottiene la conduzione della Berlin Orchestra. La fortuna però sembra voltarle le spalle e a darle forza sarà soprattutto il rapporto con la figlia adottiva Petra. Musicato da Hildur Guðnadóttir, il film ha per protagonisti Cate Blanchett, Mark Strong e la tedesca Nina Hoss (Homeland).
Nonostante la quasi unanimità della critica ad acclamare il film di Todd Field come capolavoro, dico subito che mi dissocio fermamente da queste affermazioni, a me il film non è piaciuto, l'ho trovato irritante, eccessivamente verboso e di un'aridità assoluta. Indubbiamente Cate Blanchett si conferma attrice eccellente, ormai abbiamo capito che può sostenere [...] Vai alla recensione »
Il film vale la pena? Confessando che si tratta di una delle domande più irritanti che a un critico succede di ricevere, per una volta rispondiamo sì. Nel senso che vale in ogni caso la pena di vedere "TÁR" per ammirare la prova monumentale della protagonista, l'australiana Cate Blanchett (Coppa Volpi a Venezia e candidatura all'Oscar) che può tranquillamente confrontarsi con le Katharine Hepburn e [...] Vai alla recensione »