Dieci puntate, un narratore misterioso, un gioco ai confini della realtà tra Willie Wonka e Il mago di Oz, in cui la crisi esistenziale di quattro individui assai diversi fra loro (interpretati da Jason Segel, Andre Benjamin, Eve Lindley e Sally Field) diventa la chiave per aprire le porte di un mondo magico nascosto sotto all’apparenza delle cose.
Dispatches from Elsewhere, presentata alla scorsa Berlinale e distribuita da Amazon Prime a partire dal 15 giugno, è l’esordio alla regia di Jason Segel (qui nei panni dell’informatico depresso Peter), celebre volto del Marshall della sitcom How I Met Your Mother e penna affilata, tra gli altri suoi lavori, de I Muppet di James Bobin e Sex Tape - Finiti in rete di Jake Kasdan.
Come le è venuta l’idea per la serie?
Da una crisi personale. Mi sono sempre sentito un outsider, come se mi avessero invitato a una festa solo per farmi uno scherzo. Ma a un certo punto ho avuto un crollo. Non mi riconoscevo più. Erano passati anni da I Muppet, e non avevo più scritto un copione. Ero diventato troppo cauto, troppo strategico nel prendere le decisioni. Ma quando ho scoperto l’esistenza di questo gruppo di persone che a San Francisco allena la gente a “scoprire il magico nella realtà”, subito la fiamma della creatività si è riaccesa. Mi sono procurato un incontro con l’organizzatore di questi “giochi”, una specie di Willie Wonka incarnato. Gli ho spiegato che mi sarebbe piaciuto scrivere un film ispirato alla loro attività. Mi disse che l’idea era molto interessante, ma che non era ancora arrivato il momento giusto. E mi ha rimandato a casa.
E poi che accadde?
Un mese dopo mi sono ritrovato nel computer una mail con le indicazioni per raggiungere una location e l’orario di un appuntamento. Incuriosito, ho seguito le istruzioni: sono arrivato in un albergo, dove sono stato accolto con gentilezza da un tipo con gli occhi stravolti, che mi ha condotto in una camera. Là ho trovato un biglietto per me con il nome di un altro luogo che avrei dovuto raggiungere l’indomani, e un messaggio: “Signor Segel, nessuno la farà sentire sciocco”. La cosa, in qualche modo, mi ha rassicurato. Il giorno dopo mi è successo più o meno quello che vedete accadere nel primo episodio della serie. Alla fine di tutto ho ricevuto una nuova mail dallo stesso indirizzo. Diceva: “Ti abbiamo osservato. Hai la nonchalance divina. Ti concediamo i diritti per il film”.