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lunedì 13 luglio 2020

André Benjamin

Due occasioni per André 3000

Nome: André Benjamin
Biografia Filmografia Critica Premi Foto Articoli e news Trailer Dvd CD Frasi celebri
occhiello
Se cambi le regole su ciò che ti controlla, cambierà le regole su ciò che può controllare.
dal film Revolver (2005) André Benjamin  Avi
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André Benjamin
High Life

High Life

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,67)
Un film di Claire Denis. Con Robert Pattinson, Mia Goth, Juliette Binoche, Lars Eidinger, André Benjamin.
continua»

Genere Fantascienza, - Gran Bretagna, Francia, Germania 2018. Uscita 06/08/2020.

L'attore e sceneggiatore, qui all'esordio anche come regista, racconta la sua serie, disponibile su Amazon Prime Video da lunedì 15 giugno.

Dispatches from Elsewhere, Jason Segel: «la mia serie tra Willie Wonka e Il mago di Oz»

mercoledì 10 giugno 2020 - Ilaria Ravarino cinemanews

Dispatches from Elsewhere, Jason Segel: «la mia serie tra Willie Wonka e Il mago di Oz» Dieci puntate, un narratore misterioso, un gioco ai confini della realtà tra Willie Wonka e Il mago di Oz, in cui la crisi esistenziale di quattro individui assai diversi fra loro (interpretati da Jason Segel, Andre Benjamin, Eve Lindley e Sally Field) diventa la chiave per aprire le porte di un mondo magico nascosto sotto all’apparenza delle cose.

Dispatches from Elsewhere, presentata alla scorsa Berlinale e distribuita da Amazon Prime a partire dal 15 giugno, è l’esordio alla regia di Jason Segel (qui nei panni dell’informatico depresso Peter), celebre volto del Marshall della sitcom How I Met Your Mother e penna affilata, tra gli altri suoi lavori, de I Muppet di James Bobin e Sex Tape - Finiti in rete di Jake Kasdan.

Come le è venuta l’idea per la serie?
Da una crisi personale. Mi sono sempre sentito un outsider, come se mi avessero invitato a una festa solo per farmi uno scherzo. Ma a un certo punto ho avuto un crollo. Non mi riconoscevo più. Erano passati anni da I Muppet, e non avevo più scritto un copione. Ero diventato troppo cauto, troppo strategico nel prendere le decisioni. Ma quando ho scoperto l’esistenza di questo gruppo di persone che a San Francisco allena la gente a “scoprire il magico nella realtà”, subito la fiamma della creatività si è riaccesa. Mi sono procurato un incontro con l’organizzatore di questi “giochi”, una specie di Willie Wonka incarnato. Gli ho spiegato che mi sarebbe piaciuto scrivere un film ispirato alla loro attività. Mi disse che l’idea era molto interessante, ma che non era ancora arrivato il momento giusto. E mi ha rimandato a casa.

E poi che accadde?
Un mese dopo mi sono ritrovato nel computer una mail con le indicazioni per raggiungere una location e l’orario di un appuntamento. Incuriosito, ho seguito le istruzioni: sono arrivato in un albergo, dove sono stato accolto con gentilezza da un tipo con gli occhi stravolti, che mi ha condotto in una camera. Là ho trovato un biglietto per me con il nome di un altro luogo che avrei dovuto raggiungere l’indomani, e un messaggio: “Signor Segel, nessuno la farà sentire sciocco”. La cosa, in qualche modo, mi ha rassicurato. Il giorno dopo mi è successo più o meno quello che vedete accadere nel primo episodio della serie. Alla fine di tutto ho ricevuto una nuova mail dallo stesso indirizzo. Diceva: “Ti abbiamo osservato. Hai la nonchalance divina. Ti concediamo i diritti per il film”.
Che poi, però, è diventato una serie.
Sì, perché ho capito che la cosa che mi interessava di più non era il gioco in sé, ma chi vi partecipa e i motivi per cui lo fa. La serie mi avrebbe permesso di approfondire i personaggi, dedicando un episodio a ciascuno di loro. Credo di aver creato la mia versione personale de Il mago di Oz: anche qui ci sono quattro personaggi alla ricerca di qualcosa – chi il cuore, chi il cervello, il coraggio, la casa - che troveranno solo affrontando un viaggio insieme, imparando il valore della comunità.

Dirigere le è piaciuto?
Sto cercando di dimostrare a me stesso che so ancora fare quello che mi riusciva molto bene da giovane: essere coraggioso. Mi sono divertito a dirigere, ma è stato come buttarsi in un fiume in piena senza saper nuotare. Cercavo di sopravvivere senza fare troppi danni. David Bowie diceva: "se ti senti tranquillo, probabilmente non stai facendo niente di interessante".
Nel cast ha voluto l’attrice transessuale Eve Lindley e il rapper Andre Benjamin: come li ha trovati?
Judd Apatow, il mio mentore, mi ha insegnato che il casting è tutto. Devi arrivarci ben preparato, sapendo ciò che cerchi. E poi devi essere pronto a riscrivere tutto insieme all’attore, anzi per l’attore. Eve ha fatto il provino e ho capito subito che era perfetta, per la quantità impensabile di sfumature che riusciva a portare al personaggio. Ma il copione della serie è cambiato spesso. Posso scrivere più dettagliatamente che posso una scena, ma non avrò mai idea di cosa significhi per una donna transessuale vivere una relazione sentimentale complicata. Sono stato fortunato ad avere sul set attori che potessero raccontarmi esperienze, mostrarmi le loro idee e sfidarmi sulla verità delle scene.

Perché ha voluto dare alla storia un narratore esterno, l’attore Richard E. Grant?
Bisogna pensarlo come una specie di Puck ne "Il sogno di una notte di mezza estate" di Shakespeare, come un essere speciale che fa da tramite fra noi e la storia. Volevo trovare un trucco che costringesse lo spettatore all’attenzione. Quando si guarda una storia su un qualsiasi device, è facile distrarsi. Io stesso fatico a restare concentrato.

Meglio scrivere una serie o un romanzo?
La verità è che non ho mai trovato la scrittura un’attività piacevole. Anzi, è uno dei lavori che considero più faticosi. Finché non ho finito non riesco a dormire, ho momenti in cui odio quello che ho appena scritto, sono nervoso. Chi dice che ama scrivere lo fa per hobby. È un’attività in cui sei solo contro la tua pigrizia. Nessuno ti dice “azione”, come sul set. Mi piace avere l’idea e mi piace scrivere la parola fine. In mezzo, l’inferno. Ma la sensazione finale è strepitosa. Credo che gli atleti professionisti provino qualcosa di simile: nessuno ama la maratona, ma tutti adorano la sensazione che si prova ad arrivare al traguardo.

   

Jimi - All Is By My Side

Jimi - All Is By My Side

* * * - -
(mymonetro: 3,01)
Un film di John Ridley. Con André Benjamin, Hayley Atwell, Imogen Poots, Ruth Negga, Andrew Buckley.
continua»

Genere Biografico, - Gran Bretagna, Irlanda, USA 2013. Uscita 18/09/2014.
Il buio nell'anima

Il buio nell'anima

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,97)
Un film di Neil Jordan. Con Jodie Foster, Terrence Howard, Naveen Andrews, Nicky Katt, Mary Steenburgen.
continua»

Genere Azione, - USA, Australia 2007. Uscita 28/09/2007.
Four Brothers - Quattro fratelli

Four Brothers - Quattro fratelli

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,78)
Un film di John Singleton. Con Mark Wahlberg, Tyrese Gibson, André Benjamin, Garrett Hedlund, Benz Antoine.
continua»

Genere Drammatico, - USA 2005. Uscita 07/10/2005.
Be Cool

Be Cool

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,84)
Un film di F. Gary Gray. Con John Travolta, Uma Thurman, Vince Vaughn, Cedric the Entertainer, André Benjamin.
continua»

Genere Commedia, - USA 2005. Uscita 15/04/2005.
Revolver

Revolver

* * * - -
(mymonetro: 3,20)
Un film di Guy Ritchie. Con Jason Statham, Ray Liotta, Vincent Pastore, André Benjamin, Terence Maynard.
continua»

Genere Azione, - Francia, Gran Bretagna 2005.
Filmografia di André Benjamin »

lunedì 15 giugno 2020 - Scritta, diretta e interpretata da Jason Segel, la serie si inserisce nel filone di quelle opere che giocano con la surrealtà e il mistero. Disponibile su Amazon Prime Video.

Messaggi da Elsewhere, una full immersion nell'ignoto che si diverte a disorientare lo spettatore

Giorgio Crico cinemanews

Messaggi da Elsewhere, una full immersion nell'ignoto che si diverte a disorientare lo spettatore Peter è un impiegato di un servizio di streaming legale di musica che non riesce a trovare un vero senso alla sua vita. Si trascina di giorno in giorno, vivendo una routine sempre uguale in cui fatica a trovare qualcosa a cui aggrapparsi per sentirsi, se non felice, quanto meno soddisfatto. La risposta a questi suoi dubbi esistenziali sembra cadergli tra capo e collo un giorno apparentemente come tutti gli altri, in cui si imbatte più volte negli stessi volantini.

Colpito dalla ricorrenza, Peter si decide a telefonare al numero stampato sui fogli: gli rispondono dal Jejune Institute e lo invitano a presentarsi in sede, dove sarà protagonista di una cerimonia d’iniziazione. Prima però che questa abbia luogo, una volta arrivato al Jejune, Peter inizia a ricevere messaggi da una non meglio specificata “Elsewhere society”, la quale lo mette in guardia dal Jejune Institute, lo spinge a lasciare l’edificio e quindi scappare, fino ad arrivare in un negozio, dove incontra una donna di nome Simone. I due si accordano per lavorare insieme e risolvere gli enigmi che la Elsewhere sottopone loro: tutto ciò sembra rendere Peter più contento, si sente più in grado di vivere fino in fondo ma questo sentimento si esaurisce man mano che, una volta tornato a casa dopo la conclusione della “missione”, i giorni ricominciano a trascorrere tutti uguali.

L’emozione però torna a intensificarsi quando la Elsewhere comunica a Peter di presentarsi per partecipare a un nuovo gioco: qui, l’impiegato si vede assegnare tre nuovi compagni di squadra, tra i quali c’è anche Simone. Gli altri due sono Janice, una signora di circa settant’anni, e Fredwynn, un uomo intelligente ma un filo paranoico. Al gruppo viene affidata la missione di ritrovare una certa Clara; mentre cercano di imbastire un piano d’azione, i quattro si rendono conto che ognuno di loro ha un’idea molto diversa sulla vera natura della Elsewhere Society e di cosa stia dietro a questo “gioco” molto intricato.

Se leggere la trama di Messaggi da Elsewhere confonde, bisogna stare tranquilli: è perfettamente normale e puntualmente calcolato. La nuova serie ideata, scritta (in collaborazione con una writer room piuttosto nutrita), parzialmente diretta e interpretata da Jason Segel, l’ex Marshall di How I Met Your Mother, non è un prodotto di narrazione lineare.


Flirtando un po’ con Twin Peaks e altre opere che giocano con la surrealtà, il non-detto e, più in generale, il mistero, Dispatches From Elsewhere si diverte a disorientare lo spettatore con eventi a ripetizione e continui colpi di scena senza però prendersi la briga di spiegare assolutamente niente, sicché il pubblico segue a brancolare nel buio esattamente come i protagonisti.
Ogni sequenza è pensata per creare un senso di estraniamento, una specie di inintelligibilità palese che però risulta anche un elemento di fascino e di attrazione del serial, che emerge come avvincente anche a causa della speranza insita che il non-detto, prima o poi, trovi una spiegazione.

Del resto, Messaggi da Elsewhere è ampiamente ispirato a The Institute, un documentario che racconta di un alternate reality game durato tre anni e capace di coinvolgere più di 10mila persone, fatto dall’artista concettuale Jeff Hull che, appunto, attraverso volantini distribuiti in tutta San Francisco, reclutava persone di ogni genere e tipo all’interno del Jejune Institute per poi assegnare loro “missioni” ed enigmi da risolvere. A questo spunto narrativo, poi, Segel ha inserito il tema del senso di irrisolutezza della propria vita e l’elemento totalmente originale della Elsewhere Society.

Tolto l’ex How I Met Your Mother, autentico deus ex machina dello show, il resto del cast principale è formato da Andre Benjamin (artista musicale membro degli Outkast), Eve Lindley, Richard E. Grant e la grande veterana Sally Field.
   

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