| Titolo originale | White Noise |
| Anno | 2022 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | USA |
| Durata | 136 minuti |
| Regia di | Noah Baumbach |
| Attori | Adam Driver, Greta Gerwig, Raffey Cassidy, Alessandro Nivola, Don Cheadle Jodie Turner-Smith, Logan Fry, Lars Eidinger, André Benjamin, Laura Wimbels. |
| Uscita | mercoledì 7 dicembre 2022 |
| Tag | Da vedere 2022 |
| MYmonetro | 3,07 su 25 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 7 dicembre 2022
I tentativi di una famiglia americana contemporanea nell'affrontare i conflitti mondani della vita quotidiana, alle prese con i misteri universali dell'amore e della morte.Tratto dal capolavoro di Don DeLillo. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Golden Globes, 1 candidatura a Critics Choice Award,
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CONSIGLIATO SÌ
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A Blacksmith, piccolo centro nel Midwest, scorre imperturbabile la vita quotidiana della famiglia Gladney: Jack, Babette e i loro quattro figli, nati da matrimoni precedenti. Una routine scandita da sedute televisive, confronti padre-figlio, discorsi ragionati o irragionevoli su questa o quell'altra notizia, tirate su questo o quell'altro prodotto e visite rituali al supermercato, dove tutti si abbandonano al consumo frenetico di oggetti, messaggi, rumore. Un rumore di fondo che ossessiona Jack, professore al College on the Hill, dove ha fondato un dipartimento di studi hitleriani. Da qualche tempo l'uomo vive in una sorda e costante paura della morte. Un enorme nube chimica, causata dal deragliamento di un treno, materializza improvvisamente la sua angoscia, minacciando direttamente l'esistenza dei Gladney.
Dopo la cronaca sensibile di un divorzio all'occidentale (Storia di un matrimonio), ispirata alla sua esperienza personale, Noah Baumbach cerca nelle pagine di Don DeLillo quello che fa la specificità del suo universo: la descrizione di una classe media (ebraica), l'accesso di alcuni dei suoi membri all'intellighenzia, le tribolazioni familiari, le nevrosi alleniane, le malinconie cechoviane.
Ma questa volta va più lontano, esce dal focolare domestico avventurandosi nel 'mondo dopo' di DeLillo. Il mondo dopo la catastrofe, quell'accidente che in pochi secondi può scuotere il conforto del nostro mondo moderno, asettico e perfettamente organizzato.
Questo genere di cose, quando le vediamo in televisione, provocano una scarica di adrenalina per procura e una certa fascinazione molle. Ma quando si producono "dal vero"? Qual è la nostra reazione davanti alla minaccia del disordine? Quando tutti i ripari e l'illusione di essere intoccabili vanno in frantumi, a risvegliarsi, per perseguitarci, è la coscienza acuta, addirittura intollerabile, della nostra fragilità, della nostra fine ineluttabile.
La morte, tanto temuta, è il vero 'cuore di tenebra' di Rumore bianco, evocata attraverso la figura di Hitler, quella di Elvis, delle catastrofi televisive e di quella metaforica di ogni conoscenza, sancita dai dialoghi, frammenti di discorsi e repliche che completano la decostruzione del fragile edificio narrativo, privo intenzionalmente di un intrigo forte e totalizzante. Del resto più una cultura produce oggetti inutili, più genera il superfluo e più i discorsi che la esprimono girano a vuoto, si svuotano di senso, si nutrono avidamente di cliché fino a produrre rifiuti sonori.
Il Jack di Adam Driver è lo strumento per catturare e registrare il tono d'ambiente, i rumori diffusi e dissonanti della cultura popolare, le scorie dell'informazione, le parole strappate al loro contesto e gli annunci vomitati dagli altoparlanti dei centri commerciali. Radio, televisori, predicatori e altri incontinenti fornitori di ridondanza sono aperti come i rubinetti dimenticati nella casa dei Gladney. Tra gli eccessi dell'industria e quelli del linguaggio, Baumbach ficca come una bandiera di soccorso il cinema e la sua magia divorante.
Guardiano del tempio, come Assayas (guardare Irma Vep, la serie, per credere), Anderson (Licorice Pizza) o Tarantino (C'era una volta a...Hollywood), apre con una lezione magistrale di "incidenti" al cinema, interrogandosi sulla natura del suo lavoro. Con un approccio intimo e teorico, l'autore crea un oggetto appassionante, un magma al di là dei generi (cronaca dei costumi e disaster movie), sollevandolo al di sopra della saturazione mediatica ma radicandolo nella nostra realtà pandemica.
Come noi, i Gladney ritrovano infine il loro foyer, la loro routine e naturalmente le corsie dei loro supermercati. Perché di fatto, nuvole chimiche, disastri nucleari, guerre o Covid non ci hanno cambiato, non hanno cambiato fondamentalmente nulla, nemmeno per Babette e Jack che sperimentano un nuovo (psico)farmaco, sperando di sopprimere tutti i sentimenti di mortalità. Immortale resta invece quell'Elvis narrato superbamente da due professori nel complesso alveolo dell'università, astraendolo finalmente dal 'rumore' e obbligando studenti e spettatori a una operazione più critica. La loro 'verità' erudita apre uno spazio teorico e dialogico di discussione per interrogare gli effetti provati di un'icona, di un'immagine, di un simbolo sulle "folle".
Scritto l'anno prima di Chernobyl e pubblicato nel 1985 "Rumore bianco" diventa l'occasione per Baumbach di tendere uno specchio ai discorsi anonimi e atomizzati dei media, di indagare la permeabilità delle coscienze e la forza di penetrazione degli stereotipi nello spirito.
In un rimpallo accademico, che magnifica il profilo rapace di Adam Driver e conferma la sua plasticità rara, Baumbach riscatta The King, 'cantando' (con attinenza) "Rubberneckin' " nel momento più spettacolare del film e inchiodando sul trono di maiolica i pusher di anfetamine che guastarono la sua bellezza. Rumore bianco ci conduce al limite di ciò che è possibile ascoltare e comprendere, concedendosi un soffio di ordine poetico che ha la voce di Elvis. Il resto è rumore.
“Rumore bianco” è quell'effetto sonoro confuso e continuo di uno strumento artificiale che si sostituisce, per affinità, a uno naturale. Massimo esempio è il brusio prodotto dalle voci umane, in cui le parole non si distinguono. La fugacità delle parole, la globalizzazione del “verbo” e l'insignificanza del pensiero sono la matrice filosofica [...] Vai alla recensione »
È stato il film che ha aperto l'ultima Mostra del Cinema di Venezia, applaudito ma non troppo da una critica e da un pubblico che da sempre in Laguna tendono a fare i difficili quando c'è di mezzo Hollywood (basti ricordare gli ottusi mugugni per il Leone d'Oro alla carriera del 2000 assegnato profeticamente a Clint Eastwood). «White Noise» di Noah Baumbach, liberissimo adattamento di «Rumore bianco» [...] Vai alla recensione »
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