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Karl Malden: quando si dice "finisce un'epoca"

Con la morte di Karl Malden finisce l'era dell'Actor's Studio.
di Pino Farinotti

Muore un grande dell'Actor's Studio
Karl Malden Altri nomi: (Cpl. Karl Malden / Malden Sekulovich ) 22 marzo 1912, Chicago (Illinois - USA) - 1 Luglio 2009, Los Angeles (California - USA).

giovedì 2 luglio 2009 - Celebrities

Muore un grande dell'Actor's Studio
Con Karl Malden davvero finisce un'epoca, precisa, storicizzata, quella dell'Actor's Studio. L'attore faceva parte proprio del primo gruppo, quello dei Clift, Brando, Newman, Dean, Steiger, Franciosa. Furono quello che cambiarono il cinema. Non più happy end istituzionale, a volte innaturale, ma temi reali drammatici e dolorosi, insomma non più il sogno ma la vita. E c'è un paradosso singolare: era il più anziano di tutti, di una decina di anni e più. James Dean, il più piccolo aveva 19 anni di meno, sì, avrebbe potuto essere suo figlio. I coetanei di Malden si chiamavano Power, Taylor, Lancaster, Ladd, Kelly. Gente della generazione precedente, che non c'è più da tanto tempo. Davvero un cinema e un mondo lontano.
Malden è stato un attore "totale", significa buono per tutti i ruoli, semplicemente perchè non era un divo, non ne aveva il corpo e il volto, non ne aveva l'appeal. Era soltanto bravo. La sua fortuna la fece Elia Kazan, fondatore dell'"Actor's". Lo mise accanto a Marlon Brando e si accorse che i due si integravano alla perfezione. Brando, bello&sensuale&semidio possedeva l'altra chimica, quella del divo che alla fine fa sempre se stesso. Nel Tram che si chiama desiderio Karl è la persona perbene che corteggia educatamente Vivien Leigh che però poi "si fa" violentare da Brando. Sul fronte diverso, Karl è bravo come Marlon tanto che riceve l'Oscar (come non protagonista) mentre il divo deve accontentarsi della nomination. Altro trionfo in coppia, sempre per mano di Kazan, è Fronte del porto, dove Malden è l'eroe buono, un prete, e Marlon (questa volta "Oscar protagonista") è il "maledetto" che si redime. Brando volle l'amico con sè quando diresse il suo unico film I due volti della vendetta, un western ... col mare, uno dei pochi. Karl abbandona l'amico dopo una rapina, diventa sceriffo ma Brando lo ritrova e si vendica. Ne L'albero degli impiccati il caratterista Malden è accanto a Gary Cooper e dà corpo e volto a un ubriacone violento che cerca di abusare di Maria Shell. Cooper lo uccide senza pietà e con un calcio spinge il corpo in un burrone. Scena cattiva ma liberatoria, Karl era stato magnifico nel farsi odiare: da Cooper e dal pubblico. Due maestri massimi, Hitchcock e Ford lo vollero rispettivamente in Io confesso e nel Grande sentiero, ruoli diversissimi, naturalmente. Una parte di antagonista, ancora una volta perfetta per lui, gliela attribuì Schaffner in Patton, generale d'acciaio. Malden è il generale Bradley, capo di stato maggiore, superiore di Patton (George C. Scott, un altro "Actor's") che era un comandante aggressivo e incredibilmente carismatico. Mentre Malden-Bradley era prudente, diplomatico e... sottotono. Ancora una volta personalità opposte contro, come ai tempi di Brando.
La grande popolarità "domestica", che arriva a tutti, l'attore la dovette alla televisione, quando gli venne affidato il ruolo del poliziotto Stone nella serie Le strade di San Francisco. Accanto a lui la produzione pose il giovane Michael Douglas. La serie durò cinque anni, dal '72 al '77. Come spesso accadeva ad attori di ottima (ma non assoluta) popolarità, Malden ebbe a che fare anche col nostro cinema. Dario Argento gli affidò la parte del cieco enigmista che risolve il caso nel Gatto a nove code. Dunque non una, ma tante epoche, finite con lui.

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