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La 64^ Mostra del Cinema di Venezia fra tradizione e innovazione

Un programma variegato, tra grandi autori ed esordienti, con un occhio sempre rivolto all'Italia.
di Chiara Renda

Una mostra americana

martedì 28 agosto 2007 - News

Una mostra americana
In un momento difficile per il cinema europeo, poco dopo la scomparsa di due maestri come Bergman e Antonioni, la 64^ edizione della Mostra d'arte cinematografica di Venezia (29 agosto – 8 settembre 2007) si prepara a inaugurare un'edizione ricca di eventi e omaggi, senza dimenticare però l'interesse per l'innovazione, la ricerca e la sperimentazione che caratterizza da sempre la gestione festivaliera di Marco Müller.
Non mancheranno infatti, come ogni anno, diverse opere asiatiche (autentica passione di Müller), come pure lavori sperimentali e in digitale, ma saranno soprattutto i film americani a farla da padroni in quest'edizione. Opere di grandi autori come De Palma (Redacted) e Woody Allen (Cassandra's Dream), o il grande ritorno – dopo l'acclamato Brokeback Mountain - del taiwanese d'adozione americana Ang Lee (Lust, Caution), ma anche pellicole di giovani autori emergenti che si stanno facendo spazio nel panorama cinematografico internazionale. A cominciare dal surreale Wes Anderson, che presenterà una nuova bizzarra avventura familiare nel viaggio indiano di The Darjeeling Limited, ma anche il film d'apertura Espiazione, tratto da Ian McEwan e diretto dal giovane Joe Wright (già autore di Orgoglio e pregiudizio).
Oltre a opere prime made in USA con la presenza di grandi star, come L'assassinio di Jesse James di Andrew Dominik (con Brad Pitt), e Michael Clayton di Tony Gilroy (con George Clooney e Tilda Swinton), ci sarà spazio anche per autori più affermati come Paul Haggis, sceneggiatore che dopo il successo della sua opera prima, Crash, porta al Lido un thriller a sfondo militaresco dal titolo In the Valley of Elah, e Todd Haynes, il regista appassionato di musica (Velvet Goldmine) che nel suo ritratto per immagini di Bob Dylan (Io non sono qui) ha scelto di affidare la parte del musicista a diversi attori (tra cui Cate Blanchett!).

Ma anche molto cinema italiano
Ma non solo America in questa interessante edizione della Mostra veneziana: oltre all'Oriente, rappresentato dall'estremo Miike Takashi, che nel suo Sukiyaki Western Django fa recitare nientemeno che Quentin Tarantino, diversi saranno anche gli autori europei in concorso, come Ken Loach (e il realismo sociale di In questo mondo libero), Peter Greenaway (e il suo ritratto di Rembrandt in Nightwatching), Kenneth Branagh (Sleuth) ed Eric Rohmer (Gli amori di Astrea e Celadon). Ma dopo la sorpresa dello scorso anno del Nuovomondo di Crialese, si è scelto anche per quest'edizione di puntare sul cinema italiano di qualità, inserendo ben tre titoli nel concorso: Nessuna qualità agli eroi di Paolo Franchi (già autore de La spettatrice), Il dolce e l'amaro di Andrea Porporati, e L'ora di punta di Vincenzo Marra (con la discussa Fanny Ardant, in questi giorni al centro di polemiche per le sue scandalose affermazioni sulle Brigate Rosse).
Film italiani saranno presentati anche nelle sezioni parallele (Fuori concorso, Orizzonti e Giornate degli autori), in cui si ritrovano Tonino De Bernardi (Médée Miracle), Carlo Lizzani (Hotel Meina), Gianni Zanasi (Non pensarci), Barbara Cupisti (Madri) e la ribelle Sabina Guzzanti (Le ragioni dell'aragosta); mentre non potevano mancare anche quest'anno affezionati del festival come Takeshi Kitano (Glory to the Filmmaker!), Manoel de Oliveira (Cristóvão Colombo - O Enigma) e Claude Chabrol (La Fille coupée en deux).
Novità di questi ultimi giorni sono poi Disengagement (Disimpegno) di Amos Gitai e Callas assoluta di Philippe Kohly, documentario musicale che conferma l'interesse per la musica di questo 64° festival, in cui oltre alla biografia di Bob Dylan di Todd Haynes verrà presentato anche Berlin di Julian Schnabel, su Lou Reed.
Una Mostra particolarmente variegata nel programma, che pur nel rispetto della tradizione (il Leone del 75° a Bernardo Bertolucci, la retrospettiva sul western italiano e l'omaggio ad Antonioni con la presentazione di tre suoi cortometraggi), non ha paura di osare e di indirizzarsi verso la sperimentazione e la scoperta di giovani cineasti esordienti, di presentare opere più commerciali come Diario di una tata, e di premiare con il Leone alla carriera un autore visionario ma estremamente popolare come Tim Burton.

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