| Titolo originale | Kantoku Banzai! |
| Anno | 2007 |
| Genere | Commedia drammatica |
| Produzione | Giappone |
| Durata | 104 minuti |
| Regia di | Takeshi Kitano |
| Attori | Takeshi Kitano, Anne Suzuki, Keiko Matsuzaka, Yoshino Kimura, Kazuko Yoshiyuki Akira Takarada, Ren Ôsugi. |
| MYmonetro | 2,21 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Kitano interpreta un regista che, nel tentativo di realizzare un film di grande successo passa da un genere cinematografico all'altro.
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CONSIGLIATO NÌ
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Takeshi Kitano in persona, dopo avere dichiarato di non voler realizzare più film violenti, si domanda quale debba essere il genere cinematografico da affrontare, per continuare ad avere qualcosa da dire. Come regista, come autore. Già con Takeshis', due anni prima, Kitano aveva cominciato, con ironia ed egocentrismo, a esaminare il Kitano regista, e le possibili evoluzioni del proprio cinema.
Oggi, si presenta ancora alla Mostra del Cinema di Venezia, con un film sperimentale, che fa letteralmente il check-up al cineasta (il film inizia con un manichino di legno che indossa una maglietta azzurra con il logo 'Kitano Office', all'interno di un'ospedale) e che rappresenta, ancora con grande autoironia, come Kitano realizzerebbe film di generi cinematografici differenti. Partendo dall'ilare versione di cinema nipponico stile 'Ozu', per passare al film sentimentale, al Cappa e Spada, alla Fantascienza, in pochi minuti, il regista crea e distrugge, con tecniche diverse (vanno dall'animazione passo uno a un finto CGI), per poi finire in un ibrido sconclusionato che dovrebbe raffigurare morte e glorificazione del maestro giapponese.
Per la prima parte il film induce al sorriso, soprattutto chi conosce Kitano e ha familiarità con il suo cinema, ma nel suo incedere poco incisivo e ripetitivo, Glory to the filmmaker! non perde il suo significato, ma conferma un congelamento della vena creativa del regista, apparentemente alla ricerca di nuove idee.
Di fronte a Glory to the filmmaker si resta per un po’ senza parole: cos’è? ci si chiede, un seppuku rituale, una coraggiosa autoaffermazione (io sono io e non il pupazzo dei critici), un gioco a cui si chiede al pubblico di partecipare senza farsi troppe domande (afferma Masayuki Mori, il produttore: “In Giappone non abbiamo avuto il successo che speravamo perché il pubblico non è riuscito ad accettare [...] Vai alla recensione »
La prima definizione possibile è un gesto di amore per il cinema. Pure se Takeshi «Beat» Kitano si dice frustrato dal fatto che il cinema in un secolo di storia non ha prodotto nessuna mutazione radicale, rotture tipo il cubismo per capirci e così lui, Takeshi, figura assai «cubista» nella fisicità e nell'immagine almeno in Giappone, dove gli occhi un po' più «snob» sono ancora diffidenti verso questo [...] Vai alla recensione »