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mercoledì 12 maggio 2021

Gian Maria Volonté

Data nascita: 9 Aprile 1933 (Ariete), Milano (Italia)
Data morte: 6 Dicembre 1994 (61 anni), Florina (Grecia)
occhiello
Al cuore Ramon!
dal film Per un pugno di dollari (1964) Gian Maria Volonté  Ramón Rojo
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Gian Maria Volonté
David di Donatello 1990
Premio miglior attore per il film Porte aperte di Gianni Amelio

David di Donatello 1990
Nomination miglior attore per il film Porte aperte di Gianni Amelio

Nastri d'Argento 1989
Nomination miglior attore per il film L'opera al nero di André Delvaux

Nastri d'Argento 1989
Premio miglior attore per il film L'opera al nero di André Delvaux

Festival di Venezia 1987
Premio premio pasinetti per l'attore per il film Un ragazzo di Calabria di Luigi Comencini

Festival di Berlino 1987
Premio miglior attore per il film Il caso Moro di Giuseppe Ferrara

Festival di Cannes 1983
Premio miglior attore per il film La morte di Mario Ricci di Claude Goretta

Nastri d'Argento 1971
Premio miglior attore per il film Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri

Nastri d'Argento 1971
Nomination miglior attore per il film Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri

David di Donatello 1970
Nomination miglior attore per il film Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri

David di Donatello 1970
Premio miglior attore per il film Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri

Nastri d'Argento 1968
Nomination miglior attore per il film A ciascuno il suo di Elio Petri

Nastri d'Argento 1968
Premio miglior attore per il film A ciascuno il suo di Elio Petri



Todo modo

Todo modo

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,81)
Un film di Elio Petri. Con Gian Maria Volonté, Franco Citti, Michel Piccoli, Marcello Mastroianni, Mariangela Melato.
continua»

Genere Drammatico, - Italia 1976. Uscita 13/04/2015.
Per qualche dollaro in più

Per qualche dollaro in più

* * * * -
(mymonetro: 4,03)
Un film di Sergio Leone. Con Clint Eastwood, Gian Maria Volonté, Lee Van Cleef, Mara Krupp, Luigi Pistilli.
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Genere Western, - Italia 1965. Uscita 03/07/2014.
Per un pugno di dollari

Per un pugno di dollari

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,79)
Un film di Sergio Leone. Con Clint Eastwood, Gian Maria Volonté, Marianne Koch, Wolfgang Lukschy, Sieghardt Rupp.
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Genere Western, - Italia 1964. Uscita 19/06/2014.
Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

* * * * -
(mymonetro: 4,36)
Un film di Elio Petri. Con Gian Maria Volonté, Florinda Bolkan, Orazio Orlando, Gianni Santuccio, Salvo Randone.
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Genere Poliziesco, - Italia 1970. Uscita 08/04/2013.

Il tiranno Banderas

* 1/2 - - -
(mymonetro: 1,75)
Un film di José Luis García Sánchez. Con Gian Maria Volonté, Ana Belen, Juan Diego
Genere Drammatico, - Spagna, Cuba, Messico 1994. Uscita 24/03/1995.
Filmografia di Gian Maria Volonté »

venerdì 23 aprile 2021 - Da Buster Keaton a Francesco Rosi: ecco la selezione in streaming fino al 22 maggio. ACQUISTA UN ACCREDITO. 

Film classici, rari e sconosciuti. Il nuovo programma di Cinema ritrovato vi travolgerà

Marzia Gandolfi cinemanews

Film classici, rari e sconosciuti. Il nuovo programma di Cinema ritrovato vi travolgerà I film muti per Peter Bogdanovich, critico, scrittore, regista e attore, che molti ricorderanno per il suo ruolo nei Soprano (il dottor Elliot Kupferberg), costituiscono “le fondamenta” del cinema. Col burlesque dimorano al centro dei suoi interessi. Per questa ragione nel 2018 consacra un documentario a Buster Keaton, di cui celebra soprattutto il periodo precedente al contratto con la MGM, “il più grande errore della mia vita”, dirà Keaton quando al debutto degli anni Trenta tutto andrà all’aria: la sua carriera, il suo matrimonio, la sua libertà d’artista. Navigatore e nume tutelare di un nuovo bastimento di film ‘ritrovati’, Buster Keaton governa tra tempeste e marosi una nuova selezione di opere ‘fuori sala’ che hanno fatto la storia del grande schermo. Una storia remota e una più recente che Il cinema ritrovato - Fuori sala presenta in streaming su MYmovies.

The Great Buster: A Celebration svolge il filo cronologico della vita personale e professionale del grande Buster entrando nel dettaglio dei suoi primi film muti sull’acqua, sulla terra o sul bordo di un precipizio. Con lo sguardo acuto del critico e il senso del ritmo del regista, Bogdanovich ci mostra come quel corpo elastico, quegli occhi immensi e quel volto impassibile (The Great Stone Face) infondano la cultura americana, da Chuck Jones (creatore del cartoon Willy il Coyote e Beep Beep) a Jon Watts (regista di Spider-Man: Homecoming), passando per gli idioti di Jackass. Ma potrete toccare con mano e occhi spalancati la meccanica del suo genio comico perché la programmazione de Il cinema ritrovato - Fuori sala prevede col racconto mediato da Bogdanovich tre corti (Una settimana, I vicini, I poliziotti) e tre lunghi del periodo muto di Keaton (La legge dell’ospitalità, La palla numero 13, Le sette probabilità).

Volto di marmo che lo ha condotto allo zenit del comico muto americano al fianco di Harold Lloyd e Charlie Chaplin, Buster Keaton prima della risata strappa la meraviglia. La meraviglia di un corpo jeté au monde che sormonta tutti gli ostacoli, che reinventa la filosofia del vuoto, cadendo da scale immateriali o mangiando mele invisibili, e concepisce nuove geometrie, disegnando linee dritte o curve, trasversali o parallele. La sua carriera è un eterno marameo al sentimentalismo, che corteggi una donna con un mazzo di fiore o una lettera d’amore, il risultato sarà sempre un disastro. Ma sfidatelo a compiere prodezze per proteggere la sua bella, a fare prodigi per attirare il suo sguardo, ad addomesticare un transatlantico, a domare una locomotiva o a governare un tifone e rivelerà Ercole e Lancillotto insieme. Tutto questo conservando la sua aria ieratica e indifferente, un volto congelato montato su un corpo trascinato dal movimento stesso del cinema. Wonderboy che Hollywood abbandonò bruscamente dopo averlo cresciuto fino alla celebrità, ci ha lasciato una polveriera di buon umore che possiamo accendere e fare esplodere in streaming a partire da subito.

Ma Keaton non è solo in un programma primaverile ricchissimo. Se avete voglia di continuare a ridere Daniele Ciprì e Franco Maresco vi invitano a un viaggio nella comicità nostrana del duo siciliano Franchi & Ingrassia (Come inguaiammo il cinema italiano). Un documentario lirico per tornare sulla carriera di Franco e Ciccio e il loro indecifrabile gioco di parole e di gag rustiche. Una coppia che merita di essere (ri)scoperta per la sua forza esilarante e quella mimica che risale al folklore popolare. Pasolini li impiegherà in tandem nel magnifico cortometraggio Che cosa sono le nuvole?, uno degli episodi più belli di Capriccio all’italiana. Franco Franchi e Ciccio Ingrassia incarnano di fatto una risata venuta da lontano, dalla tradizione dei pupi siciliani, caratterizzata allo stesso tempo da un incredibile e roboante ‘cattivo gusto’, una demenziale tracotanza in cui l’oscenità si fa improvvisamente e gioiosamente vertigine.

A un altro celebre comico italiano dobbiamo invece la popolarità di La corazzata Potëmkin, lontano dall’essere “una cagata pazzesca” (Il secondo tragico Fantozzi). La pernacchia al monumento muto di Sergej Ejzenštejn, la cui circolazione negli anni e il restauro sono una vera storia a parte, non fu mai diretta al film e al suo autore. Paolo Villaggio sbeffeggiava l’uso retorico e autoritario della cultura in Italia quarant’anni fa, quando l’azienda ‘buona’ si preoccupava della crescita culturale e morale dei suoi dipendenti, organizzando il loro tempo libero, costringendoli alla visione del ‘cinema d’autore’ e stimolandoli successivamente al dibattito. La protesta di Fantozzi era umana prima che politica, era contro l’imposizione di una cultura che non si comprende e nemmeno si apprezza anche se si ostenta di gradirla. Il ragioniere preferiva Franco e Ciccio a Ejzenštejn ma il cinema popolare e il cinema d’autore convivono magnificamente dal 22 aprile al 22 maggio sulla piattaforma streaming de Il cinema ritrovato - Fuori sala.
 
L’uno non esclude l’altro, soprattutto se l’altro ha il lirismo rivoluzionario, la costruzione ritmica e plastica del film più celebre di Ejzenštejn, cavallo di battaglia di tutti i cine club e di tutti i cinefili che lo hanno visto e rivisto. Realizzato nel 1925 e ‘riportato a galla’ dalla Cineteca di Bologna, La corazzata Potëmkin racconta l’ammutinamento dei marinari del Potëmkin, simbolo della prima rivoluzione russa, quella del 1905. Scorrendo i suoi incredibili quattro atti, un delirio collettivo che culmina sulle scale di Odessa, scopriremo con sorpresa che il film non è solo la matrice di un cinema di avanguardia ma l’antenato del modello hollywoodiano. La storia del resto lo conferma.Nel 1928 Douglas Fairbanks, in viaggio trionfale a Mosca, assiste a una proiezione e convince Ejzenštejn a tentare la sorte negli Stati Uniti. Nel film c’era tutto quello che avrebbe potuto stupire Hollywood: la violenza e il ritmo, la ricerca sfrenata della spettacolarità, la dilatazione del tempo e i piani folgoranti. Un’opera maggiore del cinema muto che sembra già sonoro dal momento che ‘intendiamo’ la cadenza marziale degli stivali e le urla della folla stretta tra i fucili della polizia zarista e le sciabole cosacche.

Al centro del fuoco incrociato c’è una donna (con la carrozzina) proprio come Simone Signoret al cuore di Casco d’oro (1952), scacco di critica e di pubblico all’epoca e poi grande classico per sempre. Contesa da tre uomini (Serge Reggiani, Claude Dauphin, Raymond Bussières) ma votata a un solo amore, l’eroina del dramma romantico di Jacques Becker nell’immaginario collettivo ha i tratti di Simone Signoret e un percorso mitico rispetto a quello più drammatico di Amélie Élie, nota prostituta della Belle Époque che ha ispirato il film ed è divenuta celebre dopo un crimine sanguinoso. Casco d’oro si inscrive nella migliore tradizione del realismo francese ma la sua amarezza, la sua nostalgia e quel sapore prebellico non corrispondevano più allo stato d’animo degli anni Cinquanta. La carriera di Serge Reggiani risentì del fallimento e solo più tardi si comprese l’importanza del film per il mito di Simone Signoret, spendente di vita e nobiltà dentro una tragedia implacabile e una passione che lega i due amanti fino alla morte.

Profili maggiori della selezione mensile sono pure Napoleone Bonaparte e Enrico Mattei, protagonisti di due opere che ripercorrono il loro destino ‘eroico e tragico’. Campo di Maggio di Giovacchino Forzano, scritto forse a quattro mani con Benito Mussolini, mette in relazione il dittatore fascista con Bonaparte, che all’isola di Sant’Elena ripensa agli ultimi cento giorni della sua epopea. Per chi ama la storia più recente, il programma ‘fuori sala’ comprende anche Il caso Mattei di Francesco Rosi, vincitore a Cannes nel 1972. Palma ricevuta dalle mani di Alfred Hitchcock, ugualmente in rassegna con La taverna della Giamaica (1939), ultimo film del maestro inglese prima di lasciare l’Inghilterra. La presenza di Rosi nella selezione officiale del Festival si doveva alla sua reputazione. Dopo Salvatore Giuliano (1962), era diventato il campione di un sotto-genere in voga, il ‘film dossier’. Il suo principio è svolgere un’indagine il più possibile imparziale e documentata. Fedele al suo metodo e sostenuto nel progetto da Gian Maria Volonté e dal produttore Franco Cristaldi, il regista domanda al giornalista Mauro De Mauro di indagare sugli ultimi due giorni di Mattei in Sicilia, prima che l’aereo del presidente dell’ENI decolli per Milano. Deciso a fare luce sulle ombre della democrazia cristiana, il film mostra fino a che punto Mattei, commerciando direttamente col blocco sovietico e le vecchie colonie, destabilizzava il ‘cartello del petrolio’ anglo-americano, ovvero l’ordine mondiale. Ossessionato dai personaggi forti, la cui carica vitale deve essere canalizzata, Rosi trova in Mattei l’incarnazione suprema di questa energia, letteralmente e figurativamente.

Alla ricerca di ‘energie alternative’ lavorano invece Agnès Varda e JR (Visages, villages), Alice Rohrwacher e JR (Omelia contadina), Jonathan Nossiter (Resistenza naturale) e Anna Kauber (In questo mondo), invitandoci a rispettare i doni della natura e a comprendere i suoi tempi. Film militanti, veri e propri manifesti per l’ecologia ambientale e per quella culturale, rivendicano la tradizione per rinnovare, provando a ricostruire un equilibrio distrutto e lasciando abilmente dialogare cultura e agricoltura. Una rosa di film ‘bucolici’ per combattere la standardizzazione del gusto e ricordarci l’importanza di conoscere e preservare il passato, la storia. Quella dei vini come quella dei film.

Perle da conservare e diffondere sono infine i capolavori venuti dall’Est (e dal Sud-Est), da Boy and girl di Julij Fajt a Manila in The Claws of Light e Insiang di Lino Brocka. Grazie al restauro della Cineteca di Bologna è finalmente possibile per le nuove generazioni scoprire il loro lavoro, particolarmente quello di Lino Brocka, irreperibile per quasi trent’anni. Nato nel 1939 e morto a soli cinquantadue anni sotto un’auto, è stato una stella del teatro e del cinema filippini, è stato soprattutto un eroe, opponendosi coraggiosamente e attraverso le sue opere alla dittatura di Ferdinand Marcos. Dalla Russia alle Filippine, la vita non fa sconti agli adolescenti protagonisti e ai loro autori passati sotto le forche caudine della censura e del cinema commerciale (nel caso di Brocka) per potersi imporre come registi della realtà sociale, riducendo al minimo le concessioni. Dal mare blu di Manila a quello ‘nero’ di Crimea, una vague di cinema vi travolgerà.

Buone visioni.

   

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