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sabato 10 aprile 2021

Regina King

Re e Regine

50 anni, 15 Gennaio 1971 (Capricorno), Los Angeles (California - USA)
Regina King
Critics Choice Award 2020
Nomination miglior attrice in una serie televisiva drammatica per il film Watchmen di Steph Green, Nicole Kassell, Andrij Parekh, Stephen Williams

Critics Choice Award 2020
Premio miglior attrice in una serie televisiva drammatica per il film Watchmen di Steph Green, Nicole Kassell, Andrij Parekh, Stephen Williams

Golden Globes 2019
Nomination miglior attrice miniserie o film tv per il film Seven Seconds di Jon Amiel, Daniel Attias, Ernest R. Dickerson, Victoria Mahoney, Gavin O'Connor

Golden Globes 2019
Nomination miglior attrice non protagonista per il film Se la strada potesse parlare di Barry Jenkins

Golden Globes 2019
Premio miglior attrice non protagonista per il film Se la strada potesse parlare di Barry Jenkins

Premio Oscar 2019
Nomination miglior attrice non protagonista per il film Se la strada potesse parlare di Barry Jenkins

Critics Choice Award 2019
Nomination miglior attrice non protagonista per il film Se la strada potesse parlare di Barry Jenkins

Critics Choice Award 2019
Premio miglior attrice non protagonista per il film Se la strada potesse parlare di Barry Jenkins

Premio Oscar 2019
Premio miglior attrice non protagonista per il film Se la strada potesse parlare di Barry Jenkins

Spirit Awards 2019
Nomination miglior attrice non protagonista per il film Se la strada potesse parlare di Barry Jenkins

Spirit Awards 2019
Premio miglior attrice non protagonista per il film Se la strada potesse parlare di Barry Jenkins

Critics Choice Award 2018
Nomination miglior attrice secondaria miniserie o film tv per il film American Crime di

CCTA 2012
Nomination miglior attrice secondaria serie tv drammatica per il film Southland di Christopher Chulack, Nelson McCormick



Tra gli artisti più promettenti in circolazione, capace di coniugare un’energia affilata come un rasoio con una vulnerabilità che gli viene da una forte spiritualità personale, l'attore interpreta Ebo in Music, film d'esordio della cantautrice Sia disponibile dal 22 al 28 febbraio su MYmovies. PRENOTA O REGALA IL FILM »

Leslie Odom Jr., l’uomo nuovo e la voce antica del cinema americano

venerdì 12 febbraio 2021 - Tommaso Tocci cinemanews

Leslie Odom Jr., l’uomo nuovo e la voce antica del cinema americano Le nomination ai Golden Globes di quest’anno hanno certificato un’ascesa che si conosceva da tempo: Leslie Odom Jr. ha preso parte sia a Music, il primo film della popstar Sia disponibile dal 22 al 28 febbraio su MYmovies, che a One night in Miami di Regina King, in cui il suo Sam Cooke è il cuore di una storia in cui abbondano i pesi massimi, da Malcolm X a Muhammad Ali. Music ha sorpreso tutti con la sua candidatura nella categoria Miglior film musical o commedia, mentre One night in Miami ha elevato il performer al di sopra di un ottimo cast corale grazie alle nomination come miglior attore non protagonista e a quella per la miglior canzone originale (“Speak now”).
 

Entrambi i film hanno a che fare con la musica, che per il nativo del Queens è ormai il motivo ricorrente di un’intera carriera; al tempo stesso elemento propulsivo e fattore da tenere a una certa distanza, per non ritrovarsi limitato ai musical o ai ruoli di cantante.
Prima di Sia e di Regina King (donne dal percorso artistico molto diverso ma i cui film rappresentano curiosamente due esordi alla regia), infatti, a far scattare la scintilla per Odom era stato Lin-Manuel Miranda con l’ormai celeberrimo Hamilton, la cui febbre si è sparsa dal palcoscenico teatrale agli angoli più remoti della cultura popolare. Fino all’inevitabile versione per il grande schermo, in cui Odom riprende il ruolo dell’antagonista di Hamilton, Aaron Burr, che aveva interpretato come parte del cast originale, off-Broadway, a partire dal 2015. L’incredibile rilevanza socio-culturale dell’opera, assieme a un personaggio che può vantare alcuni tra i momenti canori più significativi e la determinazione unica di Odom, prima nell’inseguire e poi nel far germogliare la parte, gli hanno spalancato la soglia di Hollywood.

E pensare che Odom, oggi quasi quarantenne, aveva vissuto una gavetta “d’altri tempi”, come d’altri tempi sono i ruoli che lo caratterizzano in attesa di spiccare il volo verso la contemporaneità. Si era diviso, da ragazzo, tra l’amato teatro, per il quale aveva studiato e in cui aveva esordito diciassettenne a Broadway, e quelle comparsate televisive che all’epoca (primi anni duemila) consentivano di arrotondare ma che vivevano in un mondo segregato rispetto a quello del cinema. Neanche vent’anni fa, ma un altro mondo rispetto a quello di oggi, molto più permeabile tra i diversi settori.

E se allora la dicotomia per il giovane attore era tra l’essere una star del palcoscenico (nel 2016 arriva a vincere il prestigioso Tony per Hamilton) e un volto televisivo (tra i CSI, Grey’s Anatomy e Law&Order di questo mondo) oggi è diventata quella ben più eccitante che lo vede destreggiarsi tra l’essere un grande talento musicale o una star tout court, pronta a mettersi sulle spalle grandi film senza che gli sia richiesto di cantare (Odom ha anche pubblicato un album jazz nel 2014).
La sottile inquietudine mostrata dall’attore nei panni di Sam Cooke in One night in Miami lascerebbe pensare che sia pronto per quest’ultima strada. L’anima del cantante, nel chamber piece di Regina King, diventa la posta in palio tra due diverse interpretazioni del movimento per i diritti civili americani, che attraverso Malcolm X si chiede se sia più giusto opporsi alle strutture del potere economico bianco o prenderne possesso dall’interno. Il film è anche uno studio sulla mascolinità afroamericana e i suoi stereotipi, e anche qui il Cooke di Odom è quello con più margine di manovra: soave interprete musicale, ma anche imprenditore determinato e astuto osservatore a distanza delle altre tre grandi personalità sportive con cui è chiuso in una stanza.

Artista che sa coniugare un’energia affilata come un rasoio con una vulnerabilità che gli viene da una forte spiritualità personale, Leslie Odom Jr. si è costruito una carriera sui generis, e da ormai cinque anni lascia un segno profondo in ogni progetto a cui partecipa. Con Music, con Hamilton e con One night in Miami il suo 2021 è già ricco, e lascia presagire un prossimo salto verso un ruolo da assoluto protagonista che possa isolarne i contorni attoriali con precisione ancora maggiore.
   

Se la strada potesse parlare

Se la strada potesse parlare

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,92)
Un film di Barry Jenkins. Con KiKi Layne, Stephan James, Regina King, Teyonah Parris, Colman Domingo.
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Genere Drammatico, - USA 2018. Uscita 24/01/2019.
Planes 2 - Missione Antincendio

Planes 2 - Missione Antincendio

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,78)
Un film di Roberts Gannaway. Con Fred Willard, Corri English, Erik Estrada, Anne Meara, Jerry Stiller.
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Genere Animazione, - USA 2014. Uscita 28/08/2014.
Matrimonio in famiglia

Matrimonio in famiglia

* * - - -
(mymonetro: 2,00)
Un film di Rick Famuyiwa. Con Forest Whitaker, America Ferrera, Carlos Mencia, Regina King, Lance Gross.
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Genere Commedia, - USA 2010. Uscita 23/07/2010.
The Ant Bully - Una vita da formica

The Ant Bully - Una vita da formica

* * * - -
(mymonetro: 3,14)
Un film di John A. Davis. Con Julia Roberts, Nicolas Cage, Meryl Streep, Paul Giamatti, Zach Tyler.
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Genere Animazione, - USA 2006. Uscita 22/09/2006.
Miss FBI: infiltrata speciale

Miss FBI: infiltrata speciale

* * - - -
(mymonetro: 2,43)
Un film di John Pasquin. Con Sandra Bullock, Regina King, Enrique Murciano, William Shatner, Heather Burns.
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Genere Commedia, - USA, Australia 2005. Uscita 06/05/2005.
Filmografia di Regina King »

lunedì 15 marzo 2021 - Il favoritissimo Nomadland (6 candidature) non dovrebbe lasciar spazio a Mank (10). Hollywood sceglie l’inclusione ma non ancora del tutto.

Oscar 2021, le nomination fanno presagire un’edizione senza sorprese

Roberto Manassero cinemanews

Oscar 2021, le nomination fanno presagire un’edizione senza sorprese E così anche questa anomala edizione degli Oscar 2021 ha avuto il suo rito delle nomination: un annuncio come al solito molto stringato che altrettanto prevedibilmente ha confermato le previsioni della vigilia, compresa l’esclusione di Notturno di Gianfranco Rosi dalla cinquina del miglior documentario (dove a spuntarla dovrebbe essere Collective di Alexander Nanau), la candidatura di Laura Pausini con la canzone del film La vita davanti a sé, già premiata con il Golden Globe, e il Pinocchio (guarda la video recensione) di Matteo Garrone presente nelle categorie migliori costumi e trucco.
 
Per il resto, la notizia più curiosa è che il film con più candidature, ben dieci, e cioè Mank di David Fincher, molto probabilmente resterà a bocca asciutta nelle categorie principali, superato dal favoritissimo Nomadland di Chloé Zhao per le ragioni che ormai tutti sappiamo: il film ha vinto la Mostra di Venezia e i Golden Globes; è diretto da una regista nel frattempo lanciata nell’universo Marvel; è interpretato da un’interprete, Frances McDormand, anche lei candidata, solitamente molto attenta ai diritti delle donne nell’industria dello spettacolo; è un viaggio nell’America dei diseredati…
 
Le sorprese non sono da escludere, ma delle sei candidature ottenute da Nomadland quelle per il miglior film e la miglior regia dovrebbero portare senza ostacoli alla statuetta. Meno possibilità avranno invece gli altri candidati nella categoria principale: oltre a Mank, favorito comunque per la fotografia di Erik Messerschmidt, The Father, Judas and the Black Messiah, Minari, Una donna promettente, Sound of Metal e Il processo ai Chicago 7, tutti allineati o quasi sulle sei candidature (con l’eccezione di Una donna promettente, fermo a cinque) a dimostrazione di un equilibrio che dice di un’annata in cui l’uscita delle grandi produzioni o di importanti film d’autore (Dune, West Side Story, The French Dispatch) è stata bloccata dalla pandemia. 
 
Difficile, insomma, che in un anno normale film indie come Sound of Metal, produzioni classiche come The Father o anche la sorpresa Minari di Lee Isaac Chung (bellissimo film di un regista da festival oggi coccolato dalla stampa americana) avrebbero potuto concorrere agli Oscar.
Fa parte comunque del gioco, e soprattutto del tentativo di Hollywood di cambiare direzione in termini d’inclusione, vedere film “minori” trovare spazio in una cerimonia pensata in controtendenza rispetto al passato. 
 
Certo, il castello crolla se si pensa che First Cow o Mai, raramente, a volte, sempre, due grandi film diretti da donne, non sono stati presi in considerazione (troppo ostici? troppo scomodi?), ma è vero che gli Oscar 2021, organizzati inusitatamente a fine aprile, vedranno probabilmente molti premi inediti: Chloé Zhao, per l’appunto, come miglior regista; Chadwick Boseman come miglior attore protagonista postumo per Ma Rainey’s Black Bottom; Andra Day di The United States vs. Billie Holiday come miglior attrice; Maria Bakalova, coinvolta nella celebre scena con Rudolph Giuliani in Borat - Seguito film cinema, come miglior attrice non protagonista…
 
Qualche conferma ci sarà, come un nuovo Oscar alla sceneggiatura per Aaron Sorkin (Il processo ai Chicago 7) e magari un premio a Kemp Powers per lo script non originale di One Night in Miami (ma Regina King, lei sì che avrebbe meritato la nomination per la regia); qualche deluso pure (dopo i Golden Globes anche Una donna promettente ha visto diminuire le proprie chances, nonostante le nomination alla regista Emerald Fennell e alla protagonista Carey Mulligan), mentre qualche sconfitto in una categoria potrà rifarsi in un’altra, come il Thomas Vinterberg di Un altro giro, candidato per la miglior regia e più probabile vincitore per il miglior film in lingua straniera.
 
Insomma, sembra che mai come in questa strana edizione in realtà le cose siano già scritte, sia perché la linea di Hollywood è tracciata sia perché la rosa dei film a disposizione non è così ampia (Mank è un metro sopra tutti, ma si sa che non sempre vince il migliore…). 
 
Da queste parti sarebbe già qualcosa poter vedere tutti i film candidati, anche se per il momento una proiezione di The Father, Minari, Una donna promettente, dello stesso Nomadland, di Un altro giro, di The United States vs. Billie Holiday o di Judas and the Black Messiah e (quest’ultimo favorito per la migliore interpretazione maschile non protagonista con ben due candidati, Daniel Kaluuya e Lakeith Stanfield) è ancora di là da venire…

   

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