Un film che è un unicum, che sfugge a qualunque definizione. Su TIMVISION un’opera come poche, nella storia del cinema.
Ladyhawke è un unicum. È un’opera che sfugge. Nella storia del cinema non accade spesso: ci sono titoli che possono essere solo dei film, che prendono le distanze dalla grande piattaforma che di solito genera un film: il racconto, la letteratura. Ma ci sono titoli che rivendicano una propria identità.
Per cominciare, Ladyhawke non deriva da un romanzo, ma dall’ispirazione di un Edward Khmara, uno sceneggiatore visionario e incontenibile. Anche lui uno che non si lascia definire. Un segnale che il film diretto da Donner sfugga da tutto è la sua definizione, che non può esaurirsi con un solo lemma di genere, perché il film è un collettore di generi: la fantasy, l’avventura, il dramma, il sentimento e l’epica. Il tutto accorpato da un’estetica, altra invenzione, che non ne richiama altre.
La storia: tredicesimo secolo, il cattivo signore di un borgo francese ha trasformato due innamorati in due animali. Lui diventa un lupo di notte quando lei è una fanciulla, lei è un falco di giorno quando lui è un prode cavaliere.
Un altro dato, cast perfetto: Richard Donner era certo funzionale in chiave di eclettismo. Si era affermato col primo Superman e si era accreditato come garante di successo. È la ragione dell’attribuzione di Ladyhawke. Rutger Hauer, nei panni del capitano Navarre godeva ancora dei riflessi del magnifico replicante di Blade Runner, quello di “Io ne ho viste cose che voi umani...”. Michelle Pfeiffer era la diva emergente, grazie al ruolo di compagna di Pacino Scarface.
L’estetica: il momento storico, il medioevo era perfetto per certi scenari che rilanciavano il racconto. Ci sono castelli, borghi, che sono autentici attori co-protagonisti. La produzione visitò i luoghi più suggestivi in quel senso. Molti non potevano che essere in Italia. Ecco dunque il Parco nazionale del Gran Sasso, il lago di Misurina sulle Dolomiti, l’antico castello di Castell’Arquato nel piacentino. Tutti elementi che fanno di questo film quell’”unicum” detto sopra.