| Titolo originale | Notre Salut |
| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia, Belgio |
| Durata | 155 minuti |
| Regia di | Emmanuel Marre |
| Attori | Swann Arlaud, Sandrine Blancke, Mathieu Perotto . |
| Tag | Da vedere 2026 |
| Distribuzione | I Wonder Pictures |
| MYmonetro | 3,66 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 25 maggio 2026
La vita di un burocrate nella Francia del Maresciallo Petain. Il film è stato premiato al Festival di Cannes,
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CONSIGLIATO SÌ
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Settembre 1940. Henri Marre raggiunge Vichy avendo lasciato la famiglia a Parigi. Ha con sé copie del libro che ha pubblicato, dal titolo "Notre Salut". All'età di 49 anni è convinto di poter trovare nell'amministrazione del collaborazionista Petain il luogo in cui poter mettere in pratica le sue teorie che uniscono patriottismo ed efficienza. Dovrà, con lo scorrere del tempo, fare i conti con le sempre più perentorie richieste dei nazisti.
Emmanuel Marre, con un film molto personale, pone domande che non riguardano solo il passato storico della Francia.
Ciò che compare prima dei titoli di coda merita, eccezionalmente, uno spoiler. Veniamo informati che il plot di base si è avvalso dello scambio di lettere tra il nonno e la nonna del regista. Henri Marre è quell'ingegnere che vediamo all'inizio del film compiere i primi passi nell'ambiente di Vichy con l'entusiasmo del neofita a cui viene subito consigliato di non esagerare nelle esternazioni a favore dell'anziano maresciallo Petain.
Marre vede nell'amministrazione di Vichy il luogo in cui incarnare le proprie teorie su come debba essere organizzata una struttura burocratica statale. Il film ce ne mostra, con dovizia di elementi, il progressivo installarsi in uno dei Ministeri dove, a partire dalla selezione del personale, si punta al massimo possibile dell'efficienza. Quest'uomo che non vuole apparire, che nelle foto di gruppo è dietro agli altri, passo dopo passo acquisisce potere. Diventa così un'importante ruota di un ingranaggio in cui il suo 'patriottismo' si esplicita in una più che oculata azione di controllo di ogni dettaglio.
Da quando i nazisti iniziano a chiedergli mezzi per la Shoah i problemi che si pone non sono morali ma, appunto, amministrativi. Semmai si chiede, su sollecitazione di una segretaria, come definire quell'attività. Se ricollocazione degli ebrei suona male trasferimento sarà il termine più adatto.
Marre (regista) è abilissimo, anche grazie proprio al rapporto di Henri con la moglie e allo scambio di missive, a farci percepire, dettaglio dopo dettaglio, quella banalità del male così ben analizzata da Hannah Arendt. Henri Marre non è diventato noto come Eichmann, le sue responsabilità sono certamente non paragonabili per numero di vittime conseguito. Lo sono però sul piano morale. Tanti piccoli uomini apparentemente insignificanti hanno contribuito in silenzio, con la convinzione di stare facendo ciò che andava fatto, alle tragedie dell'umanità.
Marre, con stacchi talvolta bruschi di montaggio e con una colonna sonora musicale volutamente anacronistica, con questo film, ci dà un importante monito: ci avverte che i verbi di cui sopra possono, purtroppo, essere declinati anche al tempo presente.
Con Les Rayons et les Ombres di Xavier Giannoli, uscito in Francia a marzo, Notre salut forma un dittico involontario ma rilevante. Controcampo della Resistenza, quella rievocata a Cannes da László Nemes (Moulin) e da Antonin Baudry (La Bataille de Gaulle - L'Âge de fer), i due film raccontano in definitiva la stessa storia: non la collaborazione ideologica dei fanatici, ma quella dei mediocri, degli [...] Vai alla recensione »