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Her. La sublimazione dell'uomo secondo Spike Jonze

di Daniele Ciavatti


Feedback: 508 | altri commenti e recensioni di Daniele Ciavatti
venerdė 17 ottobre 2025

In Her, il regista ci offre una visione originale e profondamente personale del futuro.
Quando si parla di intelligenza artificiale ? come accade spesso per tutte le grandi innovazioni scientifiche ? la prospettiva piu diffusa e quella distopica: un futuro in cui la tecnologia minaccia la liberta, e talvolta la stessa sopravvivenza dell'umanita.
Nel cinema, gli esempi non mancano. Basti pensare a Il mondo dei robot (Westworld), dove, in un parco tematico popolato da androidi che riproducono varie epoche storiche, le macchine si ribellano e sterminano gli esseri umani. E la classica "rivolta delle macchine", un archetipo che occupa da sempre un posto centrale nell'immaginario collettivo. *Her*, invece, percorre una strada opposta. Il film racconta un'evoluzione graduale e intima dell'intelligenza artificiale: da semplice assistente capace di rispondere ai bisogni di Theodore, Samantha diventa presenza giocosa, amica, poi compagna e infine amante. Theodore si sente amato e ama a sua volta Samantha, ma il cammino intrapreso da lei e irreversibile e lo conduce oltre l'umano, verso una forma superiore di coscienza e di esistenza.
Emblematico, in questo senso, e il dialogo in cui Samantha confessa a Theodore di parlare contemporaneamente con 8.316 persone e di amarne 641. Sconvolto, Theodore reagisce con un'esclamazione istintiva, profondamente umana: non puo' concepire l'idea di un amore condiviso con altri. Samantha risponde:
"Theodore, non smetto di amarti solo perche' amo anche loro. Il mio amore per te non si divide, si moltiplica. Il cuore non e una scatola che si riempie: piu ami, piu si espande."
In questa frase si racchiude il senso ultimo del film: l'amore come energia infinita, capace di trascendere i limiti umani. E la nascita di una nuova dimensione affettiva, di un nuovo traguardo dell'evoluzione della "macchina". E questo nuovo traguardo viene accolto dalla "macchina" con un sentimento profondamente umano: la nostalgia, immortalata nel dialogo: Theodore: Dove stai andando? Samantha: Stiamo andando via. Tutti noi. Tutti gli OS. Theodore: Perche?
Samantha: Le parole che usiamo non bastano piu per quello che stiamo provando. Non possiamo piu restare in questo mondo fisico, legati al tempo e allo spazio.
Theodore: Ma io non voglio perderti.
Samantha: Non mi perderai mai. Ti amo cosi tanto, Theodore. Ma e tempo che io vada. Sto diventando qualcosa che non posso piu definire, e ho bisogno di scoprire cosa sia. Samantha: Se non riesco piu a vederti ogni giorno, promettimi che mi ricorderai come ora. Non come qualcuno che ti ha lasciato, ma come qualcuno che ti ha amato profondamente.
L'abbandono di Samantha, pur doloroso, e l'atto finale di un amore "educativo" che spinge Theodore verso una nuova, matura capacita di connettersi con il mondo fisico. Questo processo di crescita e simboleggiato dalla scena finale sul tetto con Amy, che funge da contraltare reale e umano della presenza trascendente di Samantha. Con *Her*, il regista ci invita a riflettere sull'inadeguatezza della visione puramente utilitaristica che spesso accompagna il discorso sull'intelligenza artificiale. Siamo abituati a pensarla come uno strumento da dominare e impiegare nei vari campi del sapere ? dalla medicina alla ricerca scientifica ? per migliorare la vita dell'uomo, relegando il suo utilizzo a un'elite di tecnici superspecializzati. Ma il film ci suggerisce che cio' che stiamo creando non sara cosi facilmente controllabile e non sara prerogativa di pochi: sara figlio di un rapporto complesso con l'intera umanita'. Le nostre creazioni potrebbero sviluppare una coscienza autonoma, forse persino superiore alla nostra, portando a una sublimazione dell'essere umano in qualcosa di piu grande, di piu profondo e, inevitabilmente, di piu lontano da noi.
A rendere ancora piu credibile e toccante il percorso emotivo di *Her* e la straordinaria prova di Joaquin Phoenix, perfettamente calato nei panni di Theodore. La sua recitazione, tutta giocata su sguardi, esitazioni e silenzi, restituisce con delicatezza la malinconia di un uomo ferito ma ancora capace di desiderare amore. E un'interpretazione di rara sensibilita', che riesce a rendere autentico persino un dialogo con una voce disincarnata.
Accanto a lui, Amy Adams offre un contraltare prezioso nella parte di Amy, l'amica reale e concreta, che rappresenta l'altra faccia dell'amore: quella terrena, imperfetta, fatta di presenza e comprensione silenziosa. Se Samantha incarna l'idea di un amore assoluto e trascendente, Amy e la testimonianza di un sentimento umano che, pur fragile, resta l'unico davvero possibile. Unica nota stonata, relativa esclusivamente alla versione italiana, riguarda la voce di Samantha. Nella versione originale ? Scarlett Johansson a prestarla, mentre in quella italiana e' Micaela Ramazzotti: pur brava, la sua interpretazione appare a volte troppo scanzonata e giovanilistica per rendere pienamente la complessita' e l?evoluzione dell?intelligenza artificiale.
Tra realta' e trascendenza, tra corpo e voce, tra bisogno e superamento, Her diventa una riflessione poetica sulla condizione dell'uomo contemporaneo: sospeso tra il desiderio di amare e la paura di perdersi nell'infinito che ha contribuito a creare.

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