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Artificial Intelligence in Love

Lei e il tema del soggetto informatico.
di Roy Menarini

In foto una scena del film Lei di Spike Jonze.

domenica 16 marzo 2014 - Approfondimenti

Il film Lei di Spike Jonze, ben lungi dall'essere un film perfetto, è tuttavia il film perfetto per i nostri tempi. Ogni tanto giunge nelle sale internazionali un lungometraggio che ci guarda e ci comprende con grande precisione, che mette a fuoco i temi e i problemi che viviamo quotidianamente e che li processa per riconsegnarli alla pubblica discussione. Lei è uno di quei film. Inoltre, pur rifuggendo dal suo aspetto più chiassoso e spettacolare, dopo molto tempo risarcisce la fantascienza del suo compito primario: anticipare le domande che poniamo a noi stessi.
Il futuro immaginato da Jonze non è troppo lontano. La completa digitalizzazione della nostra esistenza permetterà di interagire con le macchine intelligenti soprattutto attraverso voce e udito, dialogo e suono. Meno "touch" di quanto non siamo noi oggi, più immediati nel contattare la nostra controparte informatica, avremo intelligenze "mobili" sempre al nostro fianco, semplici evoluzioni qualitative degli smartphone e tablet che già possediamo. È vero che a Jonze interessa relativamente poco la coscienza della macchina (da Hal 9000 in poi ne abbiamo viste sin troppe), ma non bisogna nemmeno credere sia completamente disinteressato all'argomento o che la fantascienza sia solamente un orpello per imbastire una storia romantica.
L'appassionato di sci-fi, infatti, incontra alcuni spunti molto suggestivi. Il primo è che le macchine intelligenti comunicano e comunicheranno sempre più tra di loro: il sistema operativo Samantha acquisisce rapidamente forme linguistiche, esperienze e discorsi fino a dialogare con i videogame (una sequenza esilarante dove l'uomo sembra ormai un abitante non necessario delle realtà virtuali), poi con un soggetto filosofico ricostruito infine con gli altri sistemi operativi simili a lei. Il secondo è che, rispetto alla robotica classica o comunque a tutta la fantascienza delle intelligenze artificiali, il tema dell'assenza di corpo - nel film di Spike Jonze - viene tematizzato con grande lucidità: Samantha oscilla tra il rimpianto di non avere carne e ossa (fino a cercare un corpo vicario per l'esperienza erotica), e l'ebbrezza di poter essere ovunque e in qualsiasi luogo, tanto che il problema ontologico di fondo sembra essere: "Dove si trova Samantha quando non è collegata, quale autocoscienza esprime in stato di standby?". Infine, terzo e più importante elemento, Jonze rende struggente la nostra percezione dell'intelligenza artificiale, spostando l'obiettivo (specie nell'ultima parte del film) sulle nostre illusioni. L'incapacità di Theodore non è tanto quella di scambiare un essere artificiale per un essere umano, quanto di pensarlo come soggetto singolare. Le intelligenze del presente e del futuro sono de-soggettivizzate, il soggetto si dà esclusivamente come interfaccia, e la capacità di processare immense quantità di dati ha trasformato la macchina digitale in una entità disseminata, simultanea, capace di "essere se stessa" contemporaneamente con migliaia di interlocutori.
Ecco, per quanti difetti possieda Lei (tra cui: lungaggini, spiritualismi new age, atteggiamenti olistici, banali considerazioni sullo stereotipo femminile immaginato dal maschio, ecc.), rimane comunque il film giusto al momento giusto, l'opera probabilmente destinata a rimanere come spartiacque per l'analisi romanzata del nostro rapporto con le macchine e con noi stessi, oltre che la rinfrancante dimostrazione che ancora al cinema chiediamo di affrontare narrativamente i temi culturali e sociali più delicati del nostro presente.

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