| Titolo originale | Her |
| Anno | 2013 |
| Genere | Drammatico, Sentimentale, |
| Produzione | USA |
| Durata | 126 minuti |
| Regia di | Spike Jonze |
| Attori | Joaquin Phoenix, Scarlett Johansson, Amy Adams, Rooney Mara, Olivia Wilde Caroline Jaden Stussi, Laura Meadows, Portia Doubleday, Sam Jaeger, Rachel Ann Mullins, Katherine Boecher, Alia Janine, Jeremy Rabb, Lynn Adrianna, Luka Jones, Eric Pumphrey, Lynn Adrianna Freedman, Lisa Renee Pitts, Gabe Gomez, Chris Pratt, Artt Butler, May Lindstrom, Bill Hader, Kristen Wiig, Brian Johnson, Matt Letscher, Spike Jonze, David Azar, Guy Lewis, Melanie Seacat, Pramode Kumar, Evelyn Edwards, Steve Zissis, Dane White, Nicole Grother, James Ozasky, Samantha Sarakanti, Gracie Prewitt, Claudia Choi, Laura Kai Chen, Soko, Wendy Leon, Lil Buck, Robert Benard (II), Lisa Cohen, Grant Samson, Brian Cox. |
| Uscita | giovedì 13 marzo 2014 |
| Tag | Da vedere 2013 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| MYmonetro | 4,06 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 21 novembre 2023
Nel nuovo film di Spike Jonze Joaquin Phoenix interpreta un uomo che si innamora della voce di un computer. Il film ha ottenuto 5 candidature e vinto un premio ai Premi Oscar, 3 candidature e vinto un premio ai Golden Globes, Il film è stato premiato a Roma Film Festival, 6 candidature e vinto un premio ai Critics Choice Award, a AFI Awards, In Italia al Box Office Lei ha incassato 2,1 milioni di euro .
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Theodore è impiegato di una compagnia che attraverso internet scrive lettere personali per conto di altri, un lavoro grottesco che esegue con grande abilità e a tratti con passione. Da quando si è lasciato con la ragazza che aveva sposato però non riesce a rifarsi una vita, pensa sempre a lei e si rifiuta di firmare le carte del divorzio. Quando una nuova generazione di sistemi operativi, animati da un'intelligenza artificiale sorprendentemente "umana", arriva sul mercato, Theodore comincia a sviluppare con essa, che si chiama Samantha, una relazione complessa oltre ogni immaginazione.
A Spike Jonze interessano le più banali e comuni tra le sensazioni umane ma per arrivare a dar voce e corpo in maniera personale e addirittura "nuova" ai più antichi tra i temi trattati dall'arte (e dunque dal cinema) necessita sempre di passare per un elemento fantastico, l'inserimento di una sola implausibile stranezza per attivare meccanismi e percorsi nuovi.
In passato lo ha fatto con lo sceneggiatore Charlie Kaufman (che di questo è stato maestro) ora ci è arrivato con un film scritto autonomamente (e si nota un po' di fatica della sceneggiatura nel giungere alla conclusione), un'opera che attinge ai temi della fantascienza classica e li trasforma da obiettivo del film a suo mezzo. Il rapporto con le macchine non come spunto di riflessione ma come strumento per parlare d'altro.
Con il lusso di poter usare l'attrice più attraente del momento solo in audio, senza mai farla vedere (l'intelligenza artificiale parla per bocca di Scarlett Johansson), facendo in modo che sia il cervello dello spettatore a sollecitare il rinforzo positivo legato a quella voce, e appoggiandosi alla capacità superiore alla media di Joaquin Phoenix di "ascoltare", cioè di essere l'unico inquadrato in ogni conversazione significativa, volto emittente e ricevente di tutte le battute, Spike Jonze riesce a girare una storia d'amore al singolare, senza puntare il dito contro la tecnologia. Anzi.
Attraverso la sua versione estrema della società in cui viviamo (sembra ambientato 10 anni da oggi) Her supera la dicotomia classica della fantascienza tra spirito e materia, ovvero la lotta che in ogni uomo l'umanità compie per emergere e trionfare sul dominio imposto con o dalla tecnologia. Rifiutandosi di mettere in scena il rapporto che avevamo fino a qualche decennio fa con l'avanzamento tecnologico, Jonze arriva invece dalle parti di Wall-E, cioè in quel reame di storie in cui la lotta dello spirito per emergere è aiutata dalla tecnologia e non ostacolata. Non cosa la tecnologia rischi di farci ma chi siamo noi mentre ci guardiamo nel suo specchio.
Ridotto ai minimi termini infatti Her mette in scena il lungo processo attraverso il quale viene elaborata la fine di un amore: venire a patti con l'esigenza di andare avanti, lasciare il passato dietro di sè e voltare pagina attraverso esperienze estreme e grottesche. Questo modo di procedere consente al regista di piegare i generi, fondendo fantascienza e melodramma (ma non c'è dubbio che sia il secondo a prevalere) e dipingendo uno stile di vita e un universo animato dalla più evidente contingenza con il tempo presente. Non c'è un briciolo di fobia nella sua visione ma anzi l'amichevole presa in giro da parte di chi con le novità del presente ha un rapporto di confidenza.
Il risultato è che vedendo Her si ha l'impressione che solo in questa maniera sia possibile operare quell'indagine sull'attualità, tipica delle forme d'arte non ancora morte, quella che consente di scovare quali siano le pieghe in cui poter trovare il sentimentalismo oggi.
Los Angeles, intorno al 2020, è una metropoli elegante, rarefatta, ecologica, ibridata dalla presenza di milioni di asiatici che la rendono simile a Tokio o Hong Kong, un esercito di persone che parla nei propri smartphone di ultima generazione, la cui dipendenza tecnologica procede di pari passo con l'analfabetismo emotivo. E' una società in cui la stesura di lettere personali [...] Vai alla recensione »
Una concentrazione dolcissima. I sensi immersi in un gioco di seduzioni e stupori. Poi, quando lo schermo si spegne, ti metti a pensare con emozione asciutta, un po' stordito ma vigile, gli impulsi della mente e i battiti del cuore rallentati per prolungare l'eco di un mondo così incredibilmente vicino, così irrimediabilmente remoto. La visione di «Lei» («Her»), uno dei film candidati all'Oscar e quello [...] Vai alla recensione »