Dopo la rivolta ungherese del 1956, la visione idealizzata del padre defunto di un ragazzino viene infranta quando un uomo grezzo si presenta come suo vero padre. Espandi ▽
Andor cresce nell'Ungheria del secondo dopoguerra e, dopo il tentativo di rivolta represso nel sangue del 1957, si ritrova a confrontarsi con la memoria di un genitore così come gli viene raccontata dalla madre e un altro uomo che pretende di esserne il padre biologico. Recensione ❯
Un film sulla sopravvivenza: un bambino nascosto, una donna ai margini, una guerra fuori dalla porta. Espandi ▽
Nel 1942, durante l'occupazione nazista dell'Ucraina, una madre di origine ebrea affida il figlio dodicenne Hugo all'amica prostituta Mariana. Nascosto in un armadio a muro nella stanza della donna, Hugo cresce osservando la vita della donna, i suoi clienti tedeschi, le sue giornate di ozio e sbronze e nel frattempo sogna i volti e le parole dei familiari che ha perduto. Scoperto dalle altre occupanti del bordello, Hugo rischia di essere denunciato.
Tratto dal romanzo "Fiori nelle tenebre" di Aharon Appelfeld, il film maschera da coming of age adolescenziale un'intensa riflessione sul ruolo della memoria nell'elaborazione del lutto e sulla rinascita nel segno dell'amore.
Finkiel si dimostra ancora una volta un cineasta complesso e in costante ricerca di una forma da dare alle incertezze della mente e del cuore. Nonostante la coproduzione internazionale e l'apparenza da ennesima ricostruzione storica, il suo film è un'operazione intima, un racconto di formazione che afferma, dalla parte di Hugo, la necessità di sopravvivere alla perdita e, da quella di Mariana, la possibilità del sacrificio come estrema forma d'amore. Recensione ❯
Una storia ispirata a fatti realmente accaduti su un finto sopravvissuto allo sterminio nazista. Espandi ▽
Enric Marco si racconta da decenni come un ex prigioniero del campo di sterminio nazista di Flossenbürg. Peccato che uno storico lo smaschererà: tutto quello che ha raccontato finora è assolutamente falso. Non c’è nulla di più attuale di un film sulla mitomania e la mistificazione della realtà. Il film in fondo racconta molto della nostra contemporaneità e dell’umanità (o disumanità) che siamo diventati: incapaci di accettare la mediocrità delle nostre vite, costruiamo identità fittizie (sui social, specialmente) a cui finiamo per credere noi stessi. La contraffazione è proprio metafora del tempo in cui viviamo, e i registi di questo film lo mostrano apertamente, disseminando dubbi ad arte fino all’ultimo, confondendo dimensione pubblica e privata, realtà e artefatto, e servendosi di un attore dalla bravura impressionante, che sa tenere il pubblico incollato a uno schermo a interrogarsi. Recensione ❯
La storia di Marco Belinelli, il primo italiano a vincere un titolo NBA. Espandi ▽
Il ritratto di Marco Belinelli, l'unico giocatore di basket italiano che ha vinto un titolo nella NBA lo vede condurre la narrazione sul filo dei ricordi con l'intervento di chi lo conosce bene come amico o come atleta. Dagli inizi giovanissimo nella Virtus Bologna sino al ritorno, all'apice della carriera, nella stessa squadra lo si segue negli alti e bassi di una carriera che lo ha reso al contempo sempre più famoso e sempre più consapevole del proprio potenziale sportivo ed umano.
Un documentario che andrebbe visto dal maggior numero di giovani possibile per la positività e concretezza del messaggio. È lo stesso campione a descrivere le sensazioni provate e, al contempo, a spiegare come non abbia consentito a queste difficoltà di piegarlo. Non si tratta solo di una lezione di sport ma di vita.
Viene messo alla luce un percorso umano ed atletico che andrebbe fatto conoscere a ragazzi e ragazzi indipendentemente che abbiano o meno interesse per il basket o per lo sport in generale. Recensione ❯
L'amicizia improbabile tra una ragazza e un gatto fantasma. Espandi ▽
Karin, 11 anni, ha perso la madre. Il padre, sommerso dai debiti, la porta da Tokyo in una piccola città di campagna, affidandola alle cure del nonno, monaco in un tempio. Qui la bambina fa amicizia con Anzu, un bakeneko: un gatto fantasma (yokai) benvoluto da tutti, nonostante la sua passione per l'alcol e il gioco d'azzardo. Anzu prende a cuore il destino di Karin: cerca di proteggerla dalla sfortuna facendola aiutare dagli spiriti locali e quando lei, che non ha mai superato la morte della mamma, gli chiede di accompagnarla nel regno dei morti per rivederla, il gatto fantasma accetta.
Tratto dall'omonimo manga di Takashi Imashiro, Ghost Cat Anzu deve molto a Il mio vicino Totoro di Hayao Miyazaki, ma ha una sua personalità grazie al personaggio memorabile del gatto Anzu.
Impossibile non voler bene al personaggio di Anzu: nonostante si comporti spesso in modo scorretto, per nulla accettabile dal rigore della società giapponese, che più di altre bada alle apparenze e alle regole sociali. Recensione ❯
Dopo che gli incendi hanno devastato il suo ranch, un cowboy di nome Dusty finisce in un campo, trovando comunità con altre persone che hanno perso la casa, tra cui sua figlia e l'ex moglie. Espandi ▽
Un incendio ha appena distrutto il suo ranch familiare di duecento settanta acri. Il giovane Dusty, strappato al suo amato allevamento, vive come un reduce di sé stesso, arrangiandosi con lavoretti a giornata. Cowboy malinconico e solitario, dorme in una piccola roulotte allestita in un campo emergenze dove, giorno dopo giorno, combattendo l’iniziale ritrosia, inizia a solidarizzare con le altre persone sfollate. Nel frattempo, intanto, è chiamato a ricucire i rapporti con la piccola Callie-Rose avuta dall’ex compagna Ruby. Dai cataclismi che hanno flagellato e flagelleranno l’America occidentale, il regista e sceneggiatore deriva un dramma sommesso e sussurrato, un canto di resilienza individuale e rigenerazione comunitaria. Rebuilding canta un’America aspra e rurale, matrigna e materna, acre e incommensurabile che conserva intatto il suo fascino, la residenza in un certo cinema controculturale a stelle e strisce che per brevità non almanacchiamo. E nel farlo, esalta la prova in levare del nuovo Angelo dalla faccia sporca del cinema britannico: Josh O’Connor. Recensione ❯
Dalla mente di Steve Conrad, un triangolo amoroso che porta alla morte di uno di loro. Espandi ▽
Floyd è un interprete per sordomuti possente ma dolce, amico e collega di Clark, metereologo solare seppur introverso e insicuro. Floyd è sposato con Carol, una donna intraprendente in crisi, il cui figlio con un altro padre, Richard, ha difficoltà a socializzare. Anche Clark è sposato e ha due figli; tutti conducono una vita poco entusiasmante e con alcuni desideri repressi. Il tentativo di riaccenderli porterà a gravi complicazioni relazionali tra i tre protagonisti, arrivando ad una misteriosa tragica morte.
La serie targata HBO dimostra da subito di avere una buonissima qualità di regia e fotografia e qualcosa da dire. Il ritmo è abbastanza lento per ben sette episodi, ma le battute sono davvero brillanti e la stranezza dei protagonisti, interpretati da un grande cast (Jason Bateman, Linda Cardellini, David Harbour), trasferiscono la voglia di empatizzare con loro.
Un vero viaggio, con archi narrativi densi, e un utilizzo di flash-back su più livelli alternati per una storia universale. Recensione ❯
Il primo adattamento TV del seminale romanzo del premio Nobel William Golding. Espandi ▽
Nei primi anni Cinquanta, in seguito a un incidente aereo, un gruppo di ragazzini si ritrova su un'isola tropicale, senza adulti sopravvissuti. Piggy, sovrappeso e asmatico ma intelligente e di buon senso, cerca di fare amicizia con Ralph e prova ad aiutarlo a istituire delle regole di vivere civile. Ralph, atletico e carismatico, assume il ruolo di leader ma da subito si crea un contrasto con il rivale Jack, che è già il capo di un gruppo di coristi, tra i ragazzi più grandi dell'isola. Jack decide che saranno i suoi a fare da cacciatori e sarà lui a guidarli, inoltre prende per sé l'importante responsabilità di tenere acceso il fuoco.
Tra i coristi c'è anche Simon, che conosce Jack meglio di tutti, da quando era più giovane e soffriva per l'indifferenza del padre. I bambini più piccoli poi hanno paura della foresta, dove credono si annidi una bestia misteriosa. Questo terrore atavico sarà presto sfruttato da Jack per creare una propria tribù di ragazzini, con maschere, rituali e superstizioni.
Il nuovo adattamento del capolavoro di William Golding, è magistralmente messo in scena da Marc Munden, con la sceneggiatura dello scrittore di Adolescence Jack Thorne. Non si può non dedicare una parola ai giovanissimi protagonisti, che si dimostrano già tutti attori straordinariamente efficaci, in particolare Lox Pratt nei panni di Jack e David McKenna, davvero impressionante, in quelli di Piggy. Recensione ❯
Un crimine indicibile, una tempesta in arrivo che minaccia di cancellarne per sempre le prove e una comunità spezzata dal dolore. Espandi ▽
Un'insegnante ed ex poliziotta rivive il trauma della sparizione di sua nipote di nove anni quando un bambino della sua stessa età viene trovato affogato in un canale della cittadina a rischio allagamento di Morfa Halen. Il caso sarà di competenza del detective Eric Bull, con cui la protagonista Jackie Ellis ha un passato turbolento.
Kelly Reilly e Rafe Spall sono gli interpreti protagonisti di questo viaggio misterioso all'interno di una piccola comunità di una cittadina del Galles, dove le persone lasciano la porta aperta perché si fidano tra di loro e dove è scomparsa una bambina e un altro piccolo è stato ucciso.
Difficile non pensare ad un modello come True Detective. La serie è molto riuscita, perché preferisce andare nel cuore dei sentimenti umani, costruendo visivamente un efficace parallelo tra le distanze che caratterizzano alcune località di questo microcosmo e il senso di dubbio e di mistero che si annida nelle anime. Recensione ❯
Un'intensa storia d'amore raccontata attraverso un dramma familiare profondamente personale, incentrato sui temi della resilienza e della trasformazione. Espandi ▽
Stacy Clyburn (Michelle Pfeiffer) e la sua benestante famiglia affrontano le conseguenze di un evento drammatico e cercano di riscoprirsi in una vita che può essere completamente diversa, tra New York e una valle del Montana.
Questa serie di sei episodi, distribuita da Paramount+, è ufficialmente una sorta di spin-off di Yellowstone, nonostante abbia in comune con essa solo alcune caratteristiche legate al contesto di una famiglia agiata americana (di orientamento democratico e non repubblicano) e al modo di vivere alcuni rapporti al suo interno.
Lo sceneggiatore elimina l'approccio thriller e di intrigo politico per concentrarsi sui personaggi e sul loro percorso in chiave più drammatica. È evidente che Kurt Russell e soprattutto Michelle Pfeiffer sono il vero valore aggiunto di un prodotto che si concede il suo tempo e che intrattiene, nonostante rifiuti in buona parte le logiche commerciali convenzionali. Recensione ❯
Un dramma atipico che parla di maternità mancata e di legami primordiali. Da una prospettiva ravvicinata e tattile. Drammatico, Ecuador, Messico, Francia, Spagna2025. Durata 98 Minuti.
Il film esplora il rapporto tra una madre e suo figlio dall'angolo dell'istinto, dei corpi addormentati, del rapporto di quei corpi con la natura. Espandi ▽
Azucena è una donna ecuadoriana già adulta, con un lavoro e un padre anziano da accudire. Il suo mondo però si è fermato all'adolescenza, con una gravidanza a 13 anni che ha messo fine ai suoi sogni di praticare ginnastica artistica e che, nonostante abbia dato il figlio in adozione, le ha impedito di costruirsi una vita piena. A trent'anni inizia a frequentare un centro di accoglienza che ospita giovani senza famiglia, diventando pian piano amica di un gruppo di adolescenti. Tra loro c'è Julio, quasi maggiorenne e ormai così calato nella realtà del luogo da aiutare le suore a prendersi cura dei più piccoli. Julio e Azucena si avvicineranno in maniera circospetta eppure potente, in un rapporto ambiguo che sconvolgerà la prospettiva di entrambi.
Terza regia per Ana Cristina Barragán dopo Alba e La piel pulpo, a cui fa seguito un dramma atipico tutto girato attorno ai corpi e ai gesti.
La regista ecuadoriana parla di maternità mancata, di legami primordiali che - come l'edera del titolo - trovano un loro percorso anche laddove non ce lo aspetteremmo, o dove non riterremmo appropriato. Recensione ❯
Un colpo di fulmine senza tuono. Soudain compie il più bello dei gesti cinematografici: essere un vero film di soluzioni. Drammatico, Francia, Giappone, Germania, Belgio2026.
Amare così intensamente qualcuno che si è appena incontrato è follia? Forse. Ma sono i folli gli esseri più amati di questo racconto. Hamaguchi firma un racconto di incontri, fragilità e umanità. Espandi ▽
Marie-Lou, direttrice di un'Ehpad (Struttura di accoglienza per anziani non autosufficienti), è votata al suo lavoro e ai più fragili. Non c'è spazio per altro. Marie-Lou vuole soltanto comprendere meglio le persone ed entrare in empatia con la vecchiaia. Nella sua residenza applica un nuovo metodo chiamato "Humanitude" e fondato su quattro pilastri relazionali: contatto visivo, tatto, parola e verticalità. Un approccio audace che ha un impatto positivo sui residenti con disabilità fisiche e spesso affetti da disturbi neurologici ma che richiede un'attenzione costante da parte degli operatori sanitari, già oberati da responsabilità e surmenage. Le tensioni tra Marie-Lou e il personale non tardano a farsi intendere. Considerate le risorse umane disponibili, il metodo pare poco realistico. Le pressioni finanziarie fanno il resto, togliendole il sonno.
Ma all'improvviso, Marie-Lou incontra Mari, una drammaturga giapponese con un cancro allo stadio terminale. Complice la pièce, che la regista mette in scena a Parigi, tra le due donne nasce un legame profondo, alimentato dai loro scambi sulla vita e la dignità di fronte alla morte.
Amare così intensamente qualcuno che si è appena incontrato è follia? Forse. Ma sono i folli gli esseri più amati di questo racconto. Grandioso, delicato e necessario, Hamaguchi firma un racconto di incontri, fragilità e umanità. Una risposta risolutiva a quest’epoca bellicosa e mortale. Recensione ❯
Una storia ideata da Joe Bernthal a partire dai fumetti di Garth Ennis e Steve Dillon e con una messa in scena che non lascia respiro. Azione, USA2026. Durata 51 Minuti.
Frank Castle attraversa una profonda crisi esistenziale, tormentato dai traumi della guerra quando faceva parte dei Marines, così come dall'ondata di violenza scatenata a Wilson Fisk su New York. Espandi ▽
Frank Castle attraversa una profonda crisi esistenziale, tormentato dai traumi della guerra quando faceva parte dei Marines, così come dall’ondata di violenza scatenata a Wilson Fisk su New York. Rifugiatosi in un palazzone di New York dove ha fatto perdere le sue tracce, vive perseguitato dai propri fantasmi, come Cortis Hoyle e Karen Page. Nel mentre la violenza dilaga nel quartiere e quando Frank viene rintracciato da Ma Gnucci, la situazione precipita. La donna è infatti la sola sopravvissuta di una famiglia criminale massacrata dal “Punitore”, l’alter ego di Frank Castle. Ma anticipa a Frank che gli scatenerà contro tutte le bande della zona con una taglia sulla sua testa, e che la resa dei conti inizierà allo scoccare dell’ora in cui Frank uccise il figlio della donna. Il Punitore non potrà più restare a guardare…
La “Special Presentation” del Marvel Cinematic Universe The Punisher: One Last Kill è una storia ideata da Joe Bernthal a partire dai fumetti di Garth Ennis e Steve Dillon, per riportare il Punitore alla propria essenza di vendicatore mosso dai traumi del passato. La brevità del mediometraggio permette di concentrarsi su un’unica situazione e spremerla fino all’osso, così come di spingere su una scelta stilistica senza curarsi del rischio che possa diventare noiosa ripetendosi di episodio in episodio. Lo si era già visto per le precedenti Werewolf by Night e The Guardians of the Galaxy Holiday Special ed è un bene che il formato sia stato ora ripreso, tanto più che è perfetto per un personaggio come il Punitore. Recensione ❯
Ambientato all'apice della Guerra Fredda, il film racconta il rapporto tra lo scrittore Thomas Mann e sua figlia Erika, attrice, giornalista e pilota di rally. Espandi ▽
Thomas Mann torna in Germania con la figlia Erika dopo l'autoesilio negli Stati Uniti e l'attraversa per un ciclo di conferenze su Goethe passando dalla Germania Ovest alla Germania Est in un alternarsi di apprezzamenti e recriminazioni nei suoi confronti. Pawlikowski aggiunge una nuova riflessione al suo percorso di indagine sul rapporto tra l'uomo e la Storia.
Se Roberto Rossellini ci aveva fatto sperimentare quasi in maniera diretta e immersiva il senso di distruzione materiale e morale della nazione tedesca in Germania anno zero con una prospettiva dal basso, Pawel Pawlikowski muta il punto di vista offrendoci una lettura anch'essa di considerevole spessore. Recensione ❯
Con lirismo e intelligenza, James Gray dirige un'ode alla fraternità. Con tre attori che ci fanno brillare gli occhi. Drammatico, Thriller - USA2026. Durata 115 Minuti.
Due fratelli rimangono invischiati nel mondo della mafia russa. Espandi ▽
New York, Queens, 1986. Gary e Irwin Pearl sono fratelli che tutto oppone. Il primo senza famiglia, una carriera nella polizia alle spalle e un futuro di guai contro la mafia russa, il secondo sposato con prole, una vita modesta e un futuro sognato per i suoi figli. Forse per questo si lascia trascinare da Gary in un'impresa potenzialmente redditizia di pulizia del canale di Gowanus a Brooklyn. Un gioco da ragazzi ma un semplice malinteso con la mafia russa innesca una terribile catena di eventi.
Torna alle origini del suo cinema James Grey, ai suoi polar sontuosi (Little Odessa, The Yards, I padroni della notte) da qualche parte tra classicismo e modernismo.
Sinuosa critica al capitalismo, Paper Tiger è un'ode alla fraternità - la lealtà è centrale da James Gray - che si inscrive nella continuità dell'opera dell'autore, condensando il suo universo e promettendo uno struggente piacere. Un film pienamente Gray di fucili nella penombra e di inseguimenti in auto come marce funebri. Recensione ❯