Una commedia corale umana e amara, ispirata con umiltà e affetto al cinema di Pietro Germi e Antonio Pietrangeli. Espandi ▽
Adele ha 55 anni, vive a Nocera Inferiore, non si è mai sposata perché per 18 anni ha accudito la madre malata, e ora che l'anziana signora non c'è più è finita anche la sua pensione, che consentiva a entrambe la sopravvivenza. I fratelli di Adele, pur essendo molto benestanti, decidono di vendere la casa in cui Adele e la loro madre hanno abitato da sempre perché "non si può mantenere". Adele va a vivere "temporaneamente" da una sorella del padre, zia Luisa, ma non ha di che mantenersi. Come farà Adele, che ha pensato a tutti meno che a se stessa, a cavarsela?
A pranzo la domenica è l'opera prima di Mariella Sellitti, che firma sia la regia che la sceneggiatura, e la sorpresa positiva viene proprio dal testo che è scritto in maniera credibile e con una conoscenza dell'ambiente e dei personaggi che racconta.
Lorenza Indovina è molto convincente nel disegnare con Adele il ritratto di una donna di mezza età che ha sacrificato se stessa. Il resto del cast è comunque ottimo. Recensione ❯
Un colpo di fulmine senza tuono. Soudain compie il più bello dei gesti cinematografici: essere un vero film di soluzioni. Drammatico, Francia, Giappone, Germania, Belgio2026.
Amare così intensamente qualcuno che si è appena incontrato è follia? Forse. Ma sono i folli gli esseri più amati di questo racconto. Hamaguchi firma un racconto di incontri, fragilità e umanità. Espandi ▽
Marie-Lou, direttrice di un'Ehpad (Struttura di accoglienza per anziani non autosufficienti), è votata al suo lavoro e ai più fragili. Non c'è spazio per altro. Marie-Lou vuole soltanto comprendere meglio le persone ed entrare in empatia con la vecchiaia. Nella sua residenza applica un nuovo metodo chiamato "Humanitude" e fondato su quattro pilastri relazionali: contatto visivo, tatto, parola e verticalità. Un approccio audace che ha un impatto positivo sui residenti con disabilità fisiche e spesso affetti da disturbi neurologici ma che richiede un'attenzione costante da parte degli operatori sanitari, già oberati da responsabilità e surmenage. Le tensioni tra Marie-Lou e il personale non tardano a farsi intendere. Considerate le risorse umane disponibili, il metodo pare poco realistico. Le pressioni finanziarie fanno il resto, togliendole il sonno.
Ma all'improvviso, Marie-Lou incontra Mari, una drammaturga giapponese con un cancro allo stadio terminale. Complice la pièce, che la regista mette in scena a Parigi, tra le due donne nasce un legame profondo, alimentato dai loro scambi sulla vita e la dignità di fronte alla morte.
Amare così intensamente qualcuno che si è appena incontrato è follia? Forse. Ma sono i folli gli esseri più amati di questo racconto. Grandioso, delicato e necessario, Hamaguchi firma un racconto di incontri, fragilità e umanità. Una risposta risolutiva a quest’epoca bellicosa e mortale. Recensione ❯
Ira Sachs porta la sua energia indie al servizio di una storia dolorosa ma vitale. Peccato per la virata finale verso il melodramma spinto. Drammatico, USA2026. Durata 95 Minuti.
La storia di un artista che vive il dolore della malattia dell'AIDS. Ma trova la forza di reagire tramite l'arte e l'amore. Espandi ▽
New York, primi anni Ottanta. Jimmy George è un perfomer omosessuale colpito da quella malattia che avrebbe devastato la comunità gay per tutto il decennio in corso (e oltre): una malattia in quel momento ancora senza un nome, men che meno una cura. Il suo compagno Dennis lo accudisce con amore. Nonostante la malattia Jimmy, sopravvissuto a una recente ospedalizzazione, cerca di mettere in piedi uno spettacolo musicale di cui sarà protagonista. E quando in un appartamento vicino al loro si trasferisce Vincent, la routine di Jimmy e Dennis viene stravolta.
The Man I Love è il ricordo doloroso di un uomo gay, il regista e sceneggiatore statunitense Ira Sachs, che ha vissuto a New York l'arrivo dell'AIDS vedendo morire amici e compagni nell'indifferenza della "società civile". Ira Sachs riprende l'energia indie del suo precedente Passages per raccontare un universo parallelo in cui le regole non contano.
Il problema nasce nella seconda parte del film, quando il melodramma prende la mano dell'autore e di Rami Malek, che diventa eccessivo e autocompiaciuto nella sua mimesi, e quando la storia smette di muoversi in avanti per ripiegarsi su se stessa. Solo la conclusione con Vincent che balla sul suo destino (forse) segnato come sul Titanic riprende la forza delle prime scene. Recensione ❯
Il ritorno di Zero e dell'Armadillo, la sua coscienza. Espandi ▽
Zero si ritrova socio in un piccolo bar di Rebibbia insieme all'amico Cinghiale, che ora ha una famiglia e non può permettersi di fallire. Quando un personaggio pericoloso si presenta a riscuotere un debito, la situazione precipita rapidamente. Nel frattempo, Sarah chiede a Zero di ospitare Smeralda, un'amica che deve sfuggire a una relazione violenta. Intorno a questi due fili - la minaccia esterna e l'irruzione del passato - si annodano le vite di una generazione che ha smesso di aspettarsi che le cose si sistemino da sé.
Zerocalcare ha costruito buona parte della sua fortuna narrativa sul calore un po' difensivo dei legami stretti come rifugio contro l'instabilità del mondo adulto. In questa terza serie per Netflix questo rifugio esiste ancora, ma non è più in grado di proteggere e deve farsi invece punto di partenza, aprirsi a qualcosa di più oscuro e meno risolutivo. La sperimentazione produttiva riflette anche un'ironia più pungente e meno protettiva.
Il coraggio del finale e la qualità complessiva della realizzazione bastano a chiudere il cerchio e a regalarci, nel complesso, una trilogia fondamentale. Recensione ❯
Un crimine indicibile, una tempesta in arrivo che minaccia di cancellarne per sempre le prove e una comunità spezzata dal dolore. Espandi ▽
Un'insegnante ed ex poliziotta rivive il trauma della sparizione di sua nipote di nove anni quando un bambino della sua stessa età viene trovato affogato in un canale della cittadina a rischio allagamento di Morfa Halen. Il caso sarà di competenza del detective Eric Bull, con cui la protagonista Jackie Ellis ha un passato turbolento.
Kelly Reilly e Rafe Spall sono gli interpreti protagonisti di questo viaggio misterioso all'interno di una piccola comunità di una cittadina del Galles, dove le persone lasciano la porta aperta perché si fidano tra di loro e dove è scomparsa una bambina e un altro piccolo è stato ucciso.
Difficile non pensare ad un modello come True Detective. La serie è molto riuscita, perché preferisce andare nel cuore dei sentimenti umani, costruendo visivamente un efficace parallelo tra le distanze che caratterizzano alcune località di questo microcosmo e il senso di dubbio e di mistero che si annida nelle anime. Recensione ❯
Il proseguimento del personale percorso di Dario Germani nell'ambito dell'horror. Espandi ▽
Dopo la morte del fratello, Erika sprofonda in un abisso di dolore, ma nel buio che la avvolge si annida qualcosa di antico e oscuro. Un prete dovrà sfidare il Male originario per strapparla alla dannazione. Recensione ❯
Una celebrazione immersiva di una delle band più influenti della storia del metal. Espandi ▽
Dei Big Four - Metallica, Anthrax, Slayer e Megadeth, le quattro band che hanno reso grande il thrash metal negli anni '80 - i Megadeth sono sempre stati il cugino defilato e integralista, meno incline alle luci della ribalta e alla contaminazione con altri generi. I Metallica si sono negli anni trasformati in un gruppo rock mainstream; gli Anthrax hanno flirtato ripetutamente con l'hip hop e l'hardcore; gli Slayer hanno anticipato derive black e doom, segnando intere generazioni. I Megadeth invece sono sempre rimasti un gruppo thrash e, in virtù di questa ortodossia, adorati dai metallari più accaniti.
Scarno ed essenziale, il doc è al tempo stesso celebrazione e strumento promozionale, pensato per accompagnare l'uscita dell'ultimo album e un tour che viene presentato come possibile commiato.
Behind the Mask non racconta solo una band, ma un'idea quasi ascetica di musica: un thrash metal come disciplina, come esercizio di volontà, come forma di resistenza al compromesso. Un autoritratto senza ironia, a tratti autoindulgente, ma coerente fino in fondo con la figura di Dave Mustaine: ultimo custode di un'ortodossia che, nel bene e nel male, ha fatto dei Megadeth qualcosa di irriducibile a qualsiasi altra band dei Big Four. Recensione ❯
Una miniserie che mette a confronto una giornalista e un detective della polizia e le loro differenti visioni della verità. Espandi ▽
Anna Andrews è una giornalista affermata e sempre molto attenta, Jack Harper è un detective instancabile ma dal passato complicato. I due sono sposati ma il loro legame rischia di diventare un campo di scontro. Entrambi infatti sono chiamati a seguire un delitto che diventa presto un caso mediatico. Tra dubbi, versioni diverse e silenzi che nascondono qualcosa, la verità non è facile da decifrare. Recensione ❯
Una serie incentrata sulle tragicomiche vicende di un caotico supermercato a rischio chiusura in un quartiere di Milano. Espandi ▽
Con sei episodi scritti e diretti da Il Terzo Segreto di Satira, Super Market è ambientato a Eury, discount nella periferia milanese sull'orlo della chiusura. Il direttore Enrico, megalomane e insicuro, e la caporeparto Anita tengono in piedi un microcosmo fatto di codardie quotidiane e clienti pronti alla lamentela, mentre la capoarea Cristina impone un ultimatum: cambiare o chiudere. Nel caos arriva Edoardo, stagista con un sogno segreto, quello di diventare un cantante, e sullo sfondo veglia Max, clochard filosofo che vive all'ingresso del supermercato.
Prima di essere un collettivo di regia, Il Terzo Segreto di Satira è stato un esperimento di intercettazione del linguaggio pubblico.
Super Market non insegue l'ambizione di un discorso critico approfondito, si limita a far ridere e a tenere lo spettatore agganciato episodio dopo episodio, ed è proprio in questa misura contenuta (priva di pretese oltre il proprio perimetro comico) che il gesto di trasformare un non-luogo in una casa condivisa trova una sua dignitosa efficacia. Recensione ❯
Un'opera che intreccia cinema civile e tensione narrativa, portando sullo schermo una storia capace di interrogare lo spettatore senza offrire risposte semplici. Espandi ▽
Sara e Adam, una coppia proveniente dalla Siria, attraversano il Belgio muovendosi tra i campi dei rifugiati con l'obiettivo di attraversare il confine e sbarcare nel Regno Unito. Con loro c'è la figlioletta Clara, di due anni. Dopo essersi affidati a dei trafficanti, salgono su un furgone pieno di altri migranti per un trasporto notturno in autostrada. Una pattuglia si mette all'inseguimento. Il poliziotto Redouane spara un colpo che provocherà una tragedia.
Direttamente dalle pagine più nere della cronaca migratoria recente, il secondo lungometraggio di finzione di Marta Bergman ci riporta al 2018 e a una storia che fece scalpore in Belgio, come punto d'incontro tra i temi sempre critici dell'accoglienza ai rifugiati e della violenza poliziesca.
Bergman la mette in scena senza fronzoli, con una certa efficienza stilistica che arriva rapidamente al lungo inseguimento notturno e costruisce una sequenza centrale ricca di tensione. Recensione ❯
Ambientato all'apice della Guerra Fredda, il film racconta il rapporto tra lo scrittore Thomas Mann e sua figlia Erika, attrice, giornalista e pilota di rally. Espandi ▽
Thomas Mann torna in Germania con la figlia Erika dopo l'autoesilio negli Stati Uniti e l'attraversa per un ciclo di conferenze su Goethe passando dalla Germania Ovest alla Germania Est in un alternarsi di apprezzamenti e recriminazioni nei suoi confronti. Pawlikowski aggiunge una nuova riflessione al suo percorso di indagine sul rapporto tra l'uomo e la Storia.
Se Roberto Rossellini ci aveva fatto sperimentare quasi in maniera diretta e immersiva il senso di distruzione materiale e morale della nazione tedesca in Germania anno zero con una prospettiva dal basso, Pawel Pawlikowski muta il punto di vista offrendoci una lettura anch'essa di considerevole spessore. Recensione ❯
Il delicato tema della fecondazione assistita all'interno di una clinica di Barcellona. Espandi ▽
La serie si sviluppa all'interno di una clinica di fecondazione assistita e segue le storie di Ruggero, ginecologo fondatore della struttura, e di Angelo, giovane embriologo, impegnato nel suo percorso di affermazione di genere. Accanto a loro Teresa, amministratrice brillante e fondatrice insieme al marito della clinica, e Dora, la nuova patient assistant. Ogni giorno i nostri si confrontano con le complesse vicende umane che i pazienti portano con sé insieme alla loro storia clinica. Personaggi di differente orientamento sessuale e romantico, in coppia o single, che attraverso il proprio desiderio di genitorialità portano punti di vista inediti e conflitti profondi mai esplorati. Recensione ❯
Un intenso thriller psicologico con un cast d'eccezione. Espandi ▽
Il regista descrive così il suo film: "una saga familiare sulla caduta di una famiglia dell'imprenditoria barese, nella quale I Buddenbrook incontrano Faust. È una tragedia pop spietata e viscerale. Ogni essere umano si nutre dell'illusione di poter esercitare un reale controllo sulla propria vita e sul destino. L'Estranea è un'indagine su che cosa - e chi - siamo disposti a sacrificare per mantenere viva questa illusione". Recensione ❯
Un film per famiglie diretto da Berardo Carboni e con un cast importante. Espandi ▽
Greta ha nove anni ed è bravissima a realizzare gli addobbi natalizi con la sua babysitter, Katy. La bambina crede così tanto in Babbo Natale, da decidere di portare una letterina a Nicola, il suo vicino di casa, che le fa credere di essere l'assistente personale di Babbo Natale. Ovviamente Nicola le ha mentito e, quando viene smascherato da Greta, le confessa di non avere nessun rapporto con Babbo Natale. Nicola - che è un bravissimo illustratore - per farsi perdonare, le disegna una fiaba animata che le cambierà la vita: la protagonista della fiaba è Greta Thunberg, una ragazzina che si chiama come lei e che è riuscita a cambiare il mondo, portando al centro dell'attenzione i problemi ambientali e trascinando con la sua determinazione milioni di ragazzi.
Anche Greta vuole seguire il suo esempio e così cerca di salvare Roccia, un'orsetta con la quale stringe un rapporto magico e dolce. Roccia è stata rapita in Norvegia dai perfidi Igor e Valentina, che a casa loro ospitano anche un ragazzino in affidamento, Sauro. Greta e Sauro fanno amicizia e un giorno, all'insaputa dei genitori di Greta e con la complicità di Nicola e Katy, escogitano un piano per far sì che Roccia (ormai ribattezzata Libera) possa tornare in Norvegia. Riusciranno Greta e Sauro a portare a termine la loro missione? O verranno fermati dai malvagi, pronti a tutto pur di rimettere le mani sull'orsetta? I due bambini vivranno un'avventura piena di sorprese e di tante emozioni che non dimenticheranno mai... Recensione ❯
Una miniserie che funziona nell'archivio e nei racconti ma che si perde nelle ricostruzioni e in qualche intervista poco interessante. Documentario, Italia2026.
Una docu-serie che non vuole essere la biografia del "Re dei Paparazzi", ma l'affresco di un Paese che, dagli anni '90 a oggi, ha smesso di distinguere la differenza tra realtà e reality. Espandi ▽
Fabrizio Corona tra pubblico e privato. Nato a Catania nel 1974 e figlio del giornalista Vittorio, autore tra gli altri di “Moda” e tra i creatori di “Studio Aperto”, ha iniziato a lavorare giovanissimo a fianco di Lele Mora. Dagli anni Duemila costruisce la sua fortuna e viene definito il “re dei paparazzi” anche se non ha mai scattato una foto in vita sua. Sempre a caccia di notizie, arriva quasi sempre prima degli altri e “altera la realtà a seconda delle sue esigenze”. Tra le mani ha materiali compromettenti che riguardano celebrità, tra cui popolari personaggi televisivi e calciatori. Nel 2007 viene arrestato in seguito all’inchiesta Vallettopoli con l’accusa di estorsione. Considerato come una specie di ‘nemico pubblico’ da quel momento entra ed esce dal carcere, accumula altre pene per procedimenti legate all’inchiesta di altre vicende. Nasce così il suo personaggio; “ha dovuto uccidere Fabrizio per far nascere Corona”. Proprio alla fine della miniserie, composta da 5 episodi, Fabrizio Corona, spesso sulla sedia a raccontare alcuni dei momenti più importanti della sua vita, si alza in piedi e si sfoga: “Se mi censurate, me ne vado”. Il suo spettacolo, andato in scena in Fabrizio Corona: io sono notizia. Forse non gli è piaciuto oppure non lo ritiene completo. È l’improvviso colpo di scena. È vero? È recitato per spiazzare ancora una volta lo spettatore? La miniserie, attraverso il suo personaggio, apre più link. Qualcuno più efficace (Lapo Elkann, Lele Mora, l’avvocato Delfino), qualche altro invece non messo abbastanza a fuoco (Costantino Vitagliano). In più Fabrizio Corona: io sono notizia funziona molto meglio proprio con i suoi materiali (gli appunti) e l’archivio. Decisamente più forzate le ricostruzioni fiction come gli effetti della rissa in carcere o la fuga in Francia in mezzo al gelo. Recensione ❯