| Anno | 2026 |
| Genere | Commedia |
| Produzione | Italia |
| Regia di | Il Terzo segreto di Satira |
| Attori | Marta Zoboli, Tommaso Cassissa, Davide Calgaro, Katia Follesa, Alessandro Betti Walter Leonardi, Martina Bonan, Francesco Arienzo, Valerio Airò. |
| MYmonetro | Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 16 luglio 2026
Una serie incentrata sulle tragicomiche vicende di un caotico supermercato a rischio chiusura in un quartiere di Milano.
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CONSIGLIATO NÌ
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Con sei episodi scritti e diretti da Il Terzo Segreto di Satira, Super Market è ambientato a Eury, discount nella periferia milanese sull'orlo della chiusura. Il direttore Enrico (Alessandro Betti), megalomane e insicuro, e la caporeparto Anita (Marta Zoboli) tengono in piedi un microcosmo fatto di codardie quotidiane e clienti pronti alla lamentela, mentre la capoarea Cristina (Katia Follesa) impone un ultimatum: cambiare o chiudere. Nel caos arriva Edoardo (Tommaso Cassissa), stagista con un sogno segreto, quello di diventare un cantante, e sullo sfondo veglia Max (Walter Leonardi), clochard filosofo che vive all'ingresso del supermercato.
Prima di essere un collettivo di regia, Il Terzo Segreto di Satira è stato un esperimento di intercettazione del linguaggio pubblico.
Nato a Milano nel febbraio 2011 da cinque artisti che si erano conosciuti alla Civica Scuola di Cinema, il gruppo si è imposto nel maggio dello stesso anno con un video legato al ballottaggio delle amministrative milanesi, costruito smontando ironicamente la retorica di chi si opponeva al candidato poi risultato vincitore. Da lì sono nate le collaborazioni con i programmi di inchiesta e approfondimento della televisione generalista, dove il collettivo si è ritagliato uno spazio riconoscibile per la lucida osservazione dei problemi della società e della politica, restituita con uno stile scanzonato. Questa genealogia ci racconta già dove si è formato l'orecchio di chi ha scritto una sitcom da discount: nella decodifica satirica del linguaggio istituzionale, quello dei comunicati e degli slogan elettorali.
Non stupisce che siano arrivati al franchise del Milanese Imbruttito - personaggio nato altrove e poi accolto nella loro regia. Super Market condivide con quell'esperienza l'impianto concettuale, spostandolo dall'ufficio dirigenziale al piano vendita: il nemico non è più soltanto il capo che scimmiotta i valori del momento, ma la logica di catena che classifica un punto vendita in una graduatoria di gradimento e minaccia la chiusura se i numeri non tornano.
La serie è un adattamento e nasce da un format olandese di NL Film e Avrotros, Vakkenvullers, che raccontava, in episodi brevissimi quasi da webserie, la vita di giovanissimi commessi alle prime armi, con un cast in gran parte esordiente e un registro da racconto di formazione adolescenziale. L'operazione italiana fa un'altra scelta: recluta un cast di comici affermati, allunga la durata degli episodi, e traduce il materiale di partenza nel linguaggio della sitcom corale già collaudato dalla commedia all'italiana televisiva. Non è il racconto di iniziazione di ragazzi che scoprono il lavoro, ma il ritratto di un gruppo già formato che difende un luogo minacciato - uno spostamento di genere che dice molto sul pubblico a cui la serie si rivolge.
Marc Augé avrebbe classificato il supermercato senza esitazioni tra i non-luoghi: spazio di transito e transazione, privo di identità e di storia, attraversato da estranei che non lasciano traccia. La serie lavora esattamente su questo rovesciamento, trasformando Eury in un luogo carico di memoria condivisa proprio mentre la sua sopravvivenza dipende da una logica sovralocale che lo tratta come una voce di bilancio tra tante. L'ultimatum di Cristina - ben incarnata da Follesa - è l'irruzione del linguaggio manageriale (lo stesso che il collettivo aveva già sezionato nei suoi film) dentro uno spazio che i personaggi vivono come casa, con tutte le ambiguità che questa parola comporta quando pronunciata da chi in quella casa è anche precario.
I personaggi sono costruiti apposta per abitare questa frizione e il passaggio a un prodotto Prime Original realizzato da Banijay Italia, con distribuzione in blocco dei sei episodi pensata per il binge watching, non annulla l'energia più scomoda che ha reso riconoscibile il collettivo, ma la addomestica dentro una cornice meno esposta di quella dei loro lavori precedenti. Super Market non insegue l'ambizione di un discorso critico approfondito, si limita a far ridere e a tenere lo spettatore agganciato episodio dopo episodio, ed è proprio in questa misura contenuta (priva di pretese oltre il proprio perimetro comico) che il gesto di trasformare un non-luogo in una casa condivisa trova una sua dignitosa efficacia.