| Anno | 2026 |
| Genere | Animazione |
| Produzione | Italia |
| Regia di | Zerocalcare |
| Tag | Da vedere 2026 |
| MYmonetro | Valutazione: 4,00 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 25 maggio 2026
Il ritorno di Zero e dell'Armadillo, la sua coscienza.
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Zero si ritrova socio in un piccolo bar di Rebibbia insieme all'amico Cinghiale, che ora ha una famiglia e non può permettersi di fallire. Quando un personaggio pericoloso si presenta a riscuotere un debito, la situazione precipita rapidamente. Nel frattempo, Sarah chiede a Zero di ospitare Smeralda, un'amica che deve sfuggire a una relazione violenta. Intorno a questi due fili - la minaccia esterna e l'irruzione del passato - si annodano le vite di una generazione che ha smesso di aspettarsi che le cose si sistemino da sé.
Zerocalcare ha costruito buona parte della sua fortuna narrativa sul calore un po' difensivo dei legami stretti come rifugio contro l'instabilità del mondo adulto. In questa terza serie per Netflix questo rifugio esiste ancora, ma non è più in grado di proteggere e deve farsi invece punto di partenza, aprirsi a qualcosa di più oscuro e meno risolutivo.
Due spicci arriva dopo Strappare lungo i bordi e Questo mondo non mi renderà cattivo, come terzo capitolo di un percorso animato che Michele Rech sembra aver concepito come un arco complessivo, dove ogni opera si sposta sempre un po' più in là: dall'introspezione personale alla tensione politica, si giunge ora alla presa d'atto di un'età adulta inevitabile. I personaggi (Zero, Sarah, Secco, Cinghiale - voci dell'autore e poi autonome) hanno attraversato anni di storie, su carta e su schermo, ma l'invecchiamento qui diventa la sostanza stessa della serie.
La calvizie incipiente, i figli degli amici, la fatica di gestire un'attività: tutto concorre a costruire un ritratto generazionale dei Millennials, una generazione cresciuta con la promessa implicita di una stabilità che non si è mai materializzata e che ora, oltre i quarant'anni, fa i conti con i limiti, propri e strutturali, in modo sempre meno procrastinabile.
Ma la forza più peculiare di queste produzioni animate, rispetto anche alla stessa produzione fumettistica di Rech, risiede in qualcosa di più profondo e difficile da raggiungere: la capacità di trasformare i propri personaggi (e in ultima istanza lo stesso avatar narrativo omonimo) in archetipi di un'intera generazione. Una generazione pre-digitale, cresciuta prima che internet ridisegnasse i confini tra pubblico e privato, tra individuale e collettivo, che porta con sé un'adolescenza difficile da dismettere ma che si trova oggi a dover svolgere, giocoforza, il ruolo che spetta agli adulti: quello di presidiare e cercare soluzioni a questioni che sembrano riguardare solo alcuni, ma che in realtà appartengono a tutti.
È questa tensione - tra l'eterno indugio di chi non si sente ancora del tutto cresciuto e la necessità imprescindibile di stare dentro le cose - a dare ai personaggi di Zerocalcare una dimensione che trascende la specificità biografica e li consegna a qualcosa di universale. Il personaggio di Zero non è solo un fumettista di Rebibbia che non sa come gestire il debito di un amico, ma la rappresentazione di chiunque si ritrovi, senza averlo pianificato, a dover rispondere a qualcosa di più grande di sé.
In Due spicci questo meccanismo di "avatarizzazione" del contemporaneo si manifesta con una nitidezza che le serie precedenti avevano solo in parte mostrato. La violenza domestica che Smeralda porta in casa di Zero non è né una linea narrativa, né la "sottotrama sentimentale": è una questione sistemica che entra dalla porta di servizio della quotidianità e chiede di essere guardata in faccia. Il bullismo - non più solo quello adolescenziale, scolastico, ma anche quello adulto che può contribuire a generare, quello che si annida nei rapporti di forza tra cittadini - percorre tutta la serie. E la criminalità organizzata, che in molte narrazioni italiane viene confinata in un altrove geografico o sociale, qui si materializza capillarmente come un fatto ordinario che bussa alla porta di chi non ha nessuna intenzione di fare l'eroe. Sono questioni che sembrano lontane finché non lo sono più, e Rech ha il merito di non permettere ai suoi personaggi la comoda distanza dello spettatore disinteressato.
Sul piano visivo, Due spicci è il lavoro più ambizioso che Movimenti Production abbia realizzato per Rech, e il risultato si vede anche a uno sguardo distratto. Lo stile grafico underground, volutamente grezzo, che riprende il tratto del fumetto è rimasto intatto, ma sotto quella superficie si è alzata considerevolmente la qualità dell'animazione: movimenti più fluidi, gestione più sofisticata della profondità di campo, sperimentazioni stilistiche che segnano i momenti chiave della narrazione senza che la coerenza dell'insieme ne soffra. La collaborazione con DogHead Animation produce alcune sequenze in cui il linguaggio visivo si discosta deliberatamente dalla norma della serie per tradurre uno stato emotivo o una situazione limite.
Questa sperimentazione riflette anche un'ironia più pungente e meno protettiva: Zero si mette più a nudo e l'Armadillo-coscienza (sempre superbo Mastandrea) è più grigio, più contraddittorio, meno incline a offrire risposte rassicuranti. Le digressioni comiche amplificano ancora la tensione della situazione reale, e chi ha letto i fumetti di Rech riconoscerà questo meccanismo, insieme alla messa in discussione continua delle proprie certezze, al confronto con le esperienze altrui come antidoto all'autoreferenzialità, alla paura delle responsabilità. Certe dinamiche si ripetono, quindi, è quasi fisiologico, ma raccontare le stesse angosce a quaranta e a trent'anni non può essere la stessa operazione, e la serie ne è consapevole.
Cambia perciò il peso specifico delle relazioni tossiche raccontate, che hanno sempre minor margine di evoluzione o risoluzione. In questo sensp, Due spicci è la serie che più si avvicina all'età dei personaggi che la animano e in cui quella vicinanza produce la scrittura meno mediata.
Non tutto funziona con la stessa efficacia, ma il coraggio del finale e la qualità complessiva della realizzazione bastano a chiudere il cerchio e a regalarci, nel complesso, una trilogia fondamentale che - felicemente in concomitanza con il David di Donatello alla carriera a Bruno Bozzetto - è capace di ridar vita all'animazione italiana.
“Se la vita svolta, è bello poter restituire qualche cosa a chi ti sta vicino e apprezzi da sempre” Queste grosso modo le parole con le quali Zerocalcare, alias di Michele Rech, utilizza per spiegare cosa sia accaduto negli ultimi anni. Dall’uscita della prima serie Netflix, datata 2021, Strappare lungo i bordi (id.