Attraverso la vivida narrazione di un padre, un ragazzo ripercorre la vita di Gesù, dagli umili inizi al sacrificio estremo. Lungo il cammino, scopre il potere trasformativo della fede. Recensione ❯
Una formidabile occasione di disintossicazione dal rumore e di rimettersi in proporzione rispetto all'immensità del cosmo. Documentario, Francia2025. Durata 95 Minuti.
Un documentario poetico nei boschi, tra animali e suoni ancestrali che trasforma la natura in meditazione su tempo, memoria e vita. Espandi ▽
Un nonno, suo figlio e il figlio del figlio: Michel, Vincent (il regista) e Simon. Tre maschi di età diverse che condividono l’esperienza, più che consapevoli della sua rarità, di osservare da vicinissimo la natura. Rispettandola. Nelle foreste di conifere del dipartimento francese dei Vosgi, come a una base sicura dopo le loro esplorazioni, tornano in una baita di legno illuminata solo da candele. Sospeso tra i codici documentaristici e una sorta di sceneggiatura in cui i dialoghi tra familiari assomigliano a una fiaba sapienziale, Whispers in the Woods è anche una formidabile occasione, che la visione in sala esalta al massimo, di disintossicazione dal rumore, che oggi non è più solo urbano ma ormai invade ogni spazio, anche periferico. Ricco di spunti didattici e pensato, in una schematica tripartizione, come un romanzo di formazione, ricorda anche l’irrilevanza dell’umano (“siamo in ciò che passa”), la continuità di vita e morte, che si riflette nel passaggio di testimone e di saperi tra generazioni ma anche nel ciclo degli esseri viventi, quali le piante. Recensione ❯
All'inizio del XX secolo, nella campagna della Normandia, una donna sposata e la sua domestica cercano di sfuggire alla morsa del patriarcato borghese. Espandi ▽
Normandia, 1908. Céleste è una giovane domestica che lavora nella grande villa di André, un ricco notaio, e sua moglie Victoire, una donna oppressa dalle convenzioni borghesi che la vogliono moglie modello. Un giorno Victoire scopre che Céleste è incinta e intuisce che il padre è Andre. Per evitare lo scandalo e proteggere la reputazione della coppia, la donna impone al marito una condizione: l'integrità dell'uomo sarà preservata ma un accordo segreto legherà Victoire e Céleste in un'inaspettata alleanza che porterà le due donne a sfidare il rigido ordine sociale del tempo. Recensione ❯
L'opera prima della regista francese Mélisa
Godet. Espandi ▽
Ispirato alla storia e alle attività della Maison des Femmes di Saint Denis,
un centro di ascolto e di accoglienza per donne in difficoltà realmente
esistente vicino a Parigi, il film ripercorre in chiave fiction le sfide che
operatrici e operatori devono affrontare quotidianamente nell'accogliere e
sostenere chi si rivolge loro in cerca di aiuto. In una società
multiculturale sempre più in trasformazione come quella attuale, dove alle
disfunzioni della violenza di genere si uniscono abusi motivati da antichi e
tradizionali retaggi patriarcali, il loro lavoro rappresenta una risorsa
preziosa per affrontare le problematiche "al femminile", dimostrando come
una sincera dedizione e sensibilità possano davvero fare la differenza. Recensione ❯
Un'indagine sulla corsa di Tesla verso la guida autonoma, tra incidenti, dati nascosti e responsabilità
aziendali,. Espandi ▽
Al centro dell'indagine si trova un incidente mortale avvenuto in Florida, seguito da una lunga battaglia legale
per ottenere risposte e accertare le responsabilità. Ma non si tratta di un caso isolato: filmati provenienti da
dashcam e telecamere di sorveglianza documentano comportamenti imprevedibili delle automobili, mentre la
diffusione di migliaia di documenti contenenti reclami degli utenti porta alla luce criticità e segnalazioni che,
secondo quanto ricostruito dal documentario, sarebbero rimaste a lungo senza risposta.
Vittime e familiari, giornalisti investigativi, whistleblower ed ex dipendenti Tesla raccontano il funzionamento
dell'impero di Musk e la cultura aziendale che ne sostiene la crescita. Il documentario segue inoltre l'ingresso
dell'imprenditore nell'agone politico e il sempre più stretto legame con Donald Trump, dal sostegno alla sua
campagna presidenziale fino al ruolo assunto all'interno della nuova amministrazione, interrogandosi sul rapporto
tra innovazione, potere economico, influenza politica e regolamentazione. Un rapporto che ha portato Musk a
ottenere incarichi ufficiali e che, secondo il film, si intreccia anche con lo svuotamento delle istituzioni chiamate a
vigilare sulle sue aziende e con la rimozione o l'indebolimento di figure e autorità considerate scomode per Tesla.
Un tema che assume particolare rilevanza nell'anno delle elezioni Midterm del 2026, alle quali Musk ha già
annunciato l'intenzione di partecipare attivamente attraverso il sostegno a candidati e campagne repubblicane. Recensione ❯
Un film documentario americano del 2025 sul film musicale del 1975 The Rocky Horror Picture Show. Espandi ▽
Il figlio di Richard O'Brien racconta come è stato realizzato il film cult The Rocky Horror Picture Show e di come ha fatto a diventare un fenomento culturale. Recensione ❯
Il dramma di un uomo senzatetto che cerca di dare una svolta alla sua vita. Espandi ▽
Mike, piccolo criminale vagabondo, prova a restare sobrio e a lasciare la strada, collezionando tante idee per il futuro e qualche amico di baldoria altrettanto instabile. Senza casa, finisce in prigione dopo aver aggredito un passante che voleva aiutarlo. Si impegna a riparare lavorando in una cucina di cui fatica tuttavia a seguire le regole. Il recupero è l’orizzonte ma l’autodistruzione è dietro l’angolo. Esordio di Harris Dickinson (Triangle of Sadness, Babygirl) alla regia, Urchin è un dramma sociale che scivola verso un realismo magico e visioni oniriche che sollevano dalla realtà il ragazzo di strada del titolo. Per il suo debutto, Dickinson sceglie di raccontare la vita ordinaria di una persona indigente, illuminata da una fotografia di colori saturi e artificiali che contrastano col realismo sociale tipico di Ken Loach o Mike Leigh. Harris Dickinson rivela un individuo nelle sue capacità e debolezze, ma anche nel suo desiderio di essere all’altezza di un’esistenza conforme. Niente di troppo pesante, la regia punta sulla fluidità delle emozioni e sull’umanità dei suoi personaggi, raggiungendo una forma di meraviglia. Recensione ❯
Il film d'animazione che reinventa il mito di Frankenstein in un'avventura straordinaria per "mostri" di tutte le età! Espandi ▽
In un castello-laboratorio sopra la cittadina di Grubbers Nubbin, il più folle dei professori risveglia mostruose creazioni a (quasi)-VITA... e poi dimentica subito tutto di loro.
Chi si occupa del castello? Chi si prende cura dei mostri? Chi insegna loro a NON essere mostruosi, in modo che gli abitanti della città non formino una folla inferocita e brucino il castello? Ecco a voi Stitch Head, la prima creazione del professore. Stitch Head fa tutto il lavoro, ma il professore non lo nota nemmeno. Ma ora in città è arrivato uno sgangherato spettacolo di fenomeni da baraccone e il suo proprietario, Fulbert Freakfinder, ha un disperato bisogno di una nuova attrazione per attirare le folle. Presto si presenta al cancello del castello, promettendo a Stitch Head fama, fortuna e amore. Emozionante rivisitazione della leggenda di Frankenstein, Stitch Head è un'esilarante avventura per mostri grandi e piccini. Recensione ❯
Tre bambini trascorrono la notte a casa del nonno. Per riempire il silenzio dopo la perdita della nonna, la narratrice di famiglia, inventano storie e scoprono il potere dell'immaginazione. Con una raffinata animazione in stop-motion che riesce a creare un mondo caldo, vivo e profondamente umano, insieme a una sensibilità narrativa unica nel cinema contemporaneo per famiglie, I racconti del giardino incantato celebra così il potere dell'immaginazione e della condivisione intergenerazionale, parlando a grandi e piccini. Il progetto, sviluppato nell'arco di quasi dieci anni e costruito come un mosaico di racconti intrecciati, unisce quattro differenti visioni autoriali da quattro differenti paesi in un'unica esperienza cinematografica poetica e universale, che dimostra in pieno le grandi potenzialità dell'animazione europea. Recensione ❯
Il film segue gli indizi nascosti nelle opere del pittore per restituire il ritratto di un artista ancora oggi enigmatico e rivoluzionario. Espandi ▽
Quando si tratta di autori come Caravaggio le narrazioni possono essere molteplici, addirittura infinite. L'arte e il mito di un personaggio così grande, infatti, non devono mai cessare di essere perpetuati; hanno l'urgenza di restare nella memoria e conoscenza collettive, in un moto perpetuo che è poi, dai fatto, quello che accompagna tutta la tormentata vita di Caravaggio. Il cinema continua a interrogarsi su come restituire al grande schermo un artista che di questo medium nel possedeva già il linguaggio, quando questo non esisteva. Il nuovo Caravaggio di David Bickerstaff e Phil Grabsky è parte di una serie di racconti dedicati ad artisti e mostre, prodotto in cinque anni di lavorazione.
Lo story telling è interessante: non c'è una voce fuori campo di un narratore esterno, ma quella di un attore (non italiano) che presta corpo e parola allo stesso Michelangelo Merisi, come se fosse lui a raccontarsi alla vigilia della propria misteriosa scomparsa. Caravaggio è in viaggio e ci racconta la sua storia. A completarne le sue parole - umane, intense, appassionate -, una serie di professionisti dell'arte che adempie al proprio ruolo mettendo in luce i diversi aspetti della pittura e dell'umano. Grazie a queste testimonianze captiamo la figura di un pittore che si fa osservatore e testimone attivo della realtà attraverso l'empatia per i suoi soggetti, gente comune, prostitute, pellegrini, diventa la vera materia del racconto e, naturalmente, un grandissimo talento pittorico che lo accompagna fino alla realizzazione del suo ultimo dipinto.
Il film è un classico racconto cronologico, che sedimenta dettagli e immagini dell'artista, focalizzandosi su un registro intimo, capace di restituire anche il lato più inquieto e paranoico del pittore, quello dei verbali di polizia e delle risse, senza cadere nella trappola dell'aneddoto e lasciandoci con le sue più dense immagini dipinte. Recensione ❯
Il film si inserisce nella tradizione della commedia francese contemporanea, capace di mescolare leggerezza e profondità con uno sguardo attento sulle fragilità del presente. Espandi ▽
Francia, 1958. Michel lavora in banca come consulente al credito per le imprese. Hélène, sua moglie, resta a casa a cucinare, passare l'aspirapolvere e lavare i panni a mano - finché tramite un concorso non vince una lavatrice "moderna" che creerà un corto circuito che spedirà Michel ed Hélène nel 2025, in una realtà parallela che vede tutto capovolto.
La premessa di Era meglio domani ha grandi potenzialità, tanto comiche quanto drammatiche, ma sfrutta solo le prime, e non sempre con la necessaria sagacia, ma la commedia fa sorridere, tanto nella parte iniziale quanto nello sviluppo successivo, in cui il presente viene raccontato come ricco di progressi ma non privo di lati negativi, come la dipendenza dei giovani dai device, la birra senza alcol e l'obsolescenza programmata.
Il film semplifica un po' troppo a scopo comico quelli che sono temi attuali e rilevanti: ma si lascia guardare volentieri, e immaginiamo già un remake italiano, visto il successo di cassetta oltralpe. Recensione ❯
Un industriale intraprende un'avventura nel mondo della moda. Quella che doveva essere
un'innocua svolta professionale, diventa un pericoloso viaggio dentro sé stesso. Espandi ▽
Biella. Un industriale del tessile decide di trovare una propria collocazione nel mondo della moda. Apre quindi un atelier ed inizia a creare un gruppo di cui fanno parte alcune modelle e due fotografi. La scoperta dell’app di intelligenza artificiale “Photogame”, che chiede ai partecipanti di aderire a un gioco di ruolo agendo così come viene loro indicato, modifica le relazioni. Chi rinuncia paga una penale e quello che inizialmente è solo un gioco finisce con il coinvolgere tutti sempre di più. Al gruppo si aggiunge una ragazza, Marta, figlia di una ex top model che è stata un tempo compagna dell’industriale.
Alex Ruzzi esordisce nel lungometraggio con un film che mostra interessanti potenzialità.
Quando si ha una firma come Franco Ferrini che collabora alla sceneggiatura si possiede una base di partenza di sicura e consolidata professionalità. Se a questo si aggiunge una conoscenza della musica classica che consente di mettere il brano giusto al posto giusto si parte sicuramente avvantaggiati. In più Ruzzi, oltre a indubbie qualità di regia, aggiunge un interessante elemento che denota come sia in grado di spaziare nel campo dell’arte. Recensione ❯
Il film, attraverso il rapporto tra un giovane cresciuto in Norvegia e lo zio arrivato dal Kurdistan iraniano, affronta con ironia e sensibilità il tema della migrazione e il rapporto con le proprie radici. Espandi ▽
Akam, giovane di origine curda che lavora come insegnante di letteratura in una scuola di Oslo, riceve a sorpresa la visita di suo zio Khdr, apparentemente appena arrivato dal Kurdistan. L'ospite inatteso si mette subito a proprio agio e nonostante l'imbarazzo di Akam non mostra alcun segno di volersene andare. Diviso tra il senso del dovere e il bisogno di libertà, Akam comincia a sospettare che, in realtà, la visita di Khdr nasconda qualcosa.
Il film gioca ironicamente con gli stereotipi culturali, opponendo il tradizionalismo un po' grezzo dell'uomo mediorientale allo schizzinoso senso di superiorità dei norvegesi, «le persone con i capelli gialli» come le chiama Khdr.
Il film di Brwa Vahabpour è un'ideale operazione di riscrittura: non di una fiaba, come si vede nel finale intenso e per l'appunto metaforico, ma il suo contrario, di una tragedia affrontata con inevitabile leggerezza. Tocca poi al singolo individuo, ad Akam e di rimando a ogni spettatore del film, comprendere fino a che punto la storia di Khdr - il suo dramma, la sua fuga dall'ingiustizia, la sua condizione di clandestino - sia in realtà una condizione universale. Recensione ❯
Bibliotecarie statunitensi nel mirino di una crociata censoria: docu-drama ibrido su una deriva antidemocratica. Documentario, USA2025. Durata 92 Minuti.
Il documentario segue il lavoro di difesa della democrazia dei bibliotecari americani. Espandi ▽
Ottobre 2021. Matt Krause, rappresentante statale repubblicano del Texas, stila una lista di 850 titoli che trasmette ai distretti scolastici perché siano rimossi in fretta dalle biblioteche pubbliche. Il motivo? I testi metterebbero i minori a disagio, esponendoli a pornografia ed erotismo. Gli attoniti bibliotecari - per lo più paciose bibliotecarie di mezza età, le librarians del titolo - da rispettate figure istituzionali scolastiche quali sono si ritrovano, da un giorno all'altro, ad essere additate come pedofile e rischiare il carcere mentre si attengono al proprio lavoro di mediatrici culturali.
Krause non è l'unico ad attaccarle: è in compagnia di Ron De Santis, governatore della Florida, e la sua campagna contro quei testi è sostenuta con energia e fede cieca dal gruppo Moms for Liberty (Madri per la libertà), autonominatesi paladine dei piccoli e terrorizzate da testi LGBT o portatori di una fumosa, mai definita "teoria gender", che allarma i cristiani conservatori, in Texas e altrove. Fioccano i licenziamenti e le crisi esistenziali delle librarians, che però reagiscono e resistono alle minacce delle loro comunità e al paradosso di una censura insensata con la forza della conoscenza. Quello che stanno vivendo, in effetti, non è forse una storia che si ripete?
Il doc riafferma l'importanza delle biblioteche pubbliche come presidio di democrazia e pluralismo. E allo stesso tempo dà un volto e una voce a persone in carne e ossa, che si sacrificano perché rimangano tali. Recensione ❯
Nel nord del Messico, il giovane ribelle Veneno convince un camionista a dargli un passaggio. Il viaggio svela intimità e pericolosi fantasmi del passato. Espandi ▽
Lungo le autostrade del Messico, il giovane Veneno fa il suo cammino tra una stazione di servizio e un ristorante, scroccando passaggi dai camionisti e offrendo sesso come moneta di scambio o come semplice passatempo. L'incontro con Muñeco si rivelerà più duraturo, con i due uomini che sono diversi per età e provenienza ma che fanno un patto per aiutarsi a vicenda, specialmente quando Muñeco si offre di aiutare a smerciare la cocaina che Veneno si porta dietro. Ci sarà anche spazio per una certa familiarità e una scoperta reciproca, che è però sempre a rischio in un ambiente in cui il pericolo è dietro l'angolo.
Una fotografia on the road del Messico profondo girato con stile contemporaneo e attenzione allo sguardo queer, che si mescola ai codici del genere thriller. È il quarto lavoro del regista messicano David Pablos. C'è l'impressione diffusa di un cinema fatto secondo formula, dosando i necessari ingredienti arthouse e provocatori su una base attenta a rimanere accessibile e patinata anche nei suoi momenti più brutali. Si tratta però di un prodotto solido per Pablos - la cui poetica si mette sempre più a fuoco - e con sufficiente capacità di evocare un luogo e il peculiare equilibrio umano che lo popola. Recensione ❯
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