| Anno | 2023 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 102 minuti |
| Regia di | François Ozon |
| Attori | Nadia Tereszkiewicz, Rebecca Marder, Isabelle Huppert, Fabrice Luchini, Dany Boon Jean-Christophe Bouvet, Félix Lefebvre, Michel Fau, Radostina Rogliano, Édouard Sulpice. |
| Uscita | martedì 25 aprile 2023 |
| Tag | Da vedere 2023 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,45 su 36 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 19 aprile 2023
Accusata di omicidio, Madeleine Verdier dimostra che il fatto è avvenuto solo per legittima difesa. Viene assolta e diventa una star, finché la verità non si presenta alla sua porta. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Cesar, In Italia al Box Office Mon Crime - La colpevole sono io ha incassato 937 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Parigi, 1935. Madeleine Verdier, aspirante attrice convocata da un celebre produttore per un ruolo e poi aggredita, è accusata a torto del suo omicidio. Con la complicità di Pauline Mauléon, avvocato senza clienti che si incarica della sua difesa, si assume il crimine e accede alla gloria denunciando la misoginia della società e l'incompetenza della giustizia. Il tribunale diventa 'teatro' della sua performance. L'ingiustizia subita commuove l'opinione pubblico, il successo è immediato. Per Madeleine comincia una nuova vita, gli ingaggi piovono coi fiori e le proposte di matrimonio ma la vera colpevole bussa alla porta e reclama la sua parte...
Procedendo al ritmo di un film all'anno, François Ozon non smette di girare e di concimare i generi.
Soltanto ieri firmava Peter von Kant, evocazione impertinente del suo idolo, Rainer Werner Fassbinder, e otto mesi più tardi è di ritorno con una commedia che riconfigura il presente col sorriso aperto e la giusta dose di insolenza. Perché quella che avrebbe potuto essere una screwball comedy nostalgica dispiega, al contrario, una vitalità organica che 'suona' le note moderne delle protagoniste.
Con 8 donne e un mistero e Potiche - La bella statuina, Mon Crime - La colpevole sono io forma una sorta di trilogia ideale, inscrivendosi nella vena più popolare e leggera dell'autore. Un trittico scintillante che condivide lo stesso DNA e gli artifici della rappresentazione scenica, perché il teatro resta la sorgente d'ispirazione maggiore per Ozon, come se la teatralità gli permettesse di celebrare meglio il cinema. Ma Mon Crime è altrettanto ossessionato dalla storia del cinema e ritrova lo spirito delle commedie sofisticate dell'età dell'oro hollywoodiana. Una stagione glamour, sublimata tra gli altri da Ernst Lubitsch e Howard Hawks, dove i personaggi si affrontano a colpi di repliche e le donne portano volentieri i pantaloni.
Dopo aver 'cantato' la misoginia negli anni Cinquanta, con un vaudeville smisurato e barocco (8 donne e un mistero), dopo aver dato una lezione di femminismo sullo sfondo degli anni Settanta (Potiche), con una commedia ludica dai colori vintage, ribadisce la gioia insurrezionale di 'eliminare' la figura maschile abusante, o caricaturalmente maschile e arrogante, che nutre il suo cinema dagli esordi (Sitcom).
Comme d'habitude, Ozon va oltre il testo che lo ispira. Mentre le nostre eroine 'prendono la parola' (e la pistola), il film allude a una possibile deriva del potere femminile. Se in Potiche era l'avvento della 'supermamma', in Mon Crime è la possibilità di raggiungere un fine personale. Il femminismo ostentato non manca di ambiguità, l'emancipazione e la scalata sociale delle protagoniste passano di fatto per le bugie e la manipolazione. Perfidia intrigante di un film che dietro il divertissement e i virtuosismi verbali si rivela più sovversivo di quanto le sue 'buone maniere' lascino intendere.
La pièce de boulevard di Georges Berr e Louis Verneuil, scritta nel 1934 e aggiornata al 2023, 'difende' la necessità della violenza, qui estrema (l'omicidio come unico mezzo per proteggersi dagli uomini), e la riconquista del potere delle donne attraverso l'esercizio di questa violenza. L'aula di tribunale è un laboratorio di sperimentazione performativa per le protagoniste e per le loro interpreti che praticano la sorellanza e si divertono ad abbattere gli uomini e l'immagine che gli uomini hanno di loro.
Ma ancora più bella è la maniera generosa di Ozon di invitare due attrici in divenire, e tra le più promettenti della loro generazione, nello star system francese. Intorno a Nadia Tereszkiewicz (Forever Young), che incarna la 'deliziosa' colpevole che il pubblico, da convenzione, ama odiare, e Rebecca Marder (Une jeune fille qui va bien), novizia del foro che farà di lei un'icona femminista, ruotano come satelliti Fabrice Luchini, giudice conservatore che ha fretta di archiviare l'omicidio invece di chiarirlo, Dany Boon, affarista provenzale con accento di Marsiglia e baffo malandrino, e Isabelle Huppert, attrice del muto lanciata a pieno regime contro il privilegio maschile dominante.
In questo gioco di ruoli, di inganni e di massacro, la tentazione di mettere in competizione gli interpreti è grande ma è più appropriato constatare l'inarrestabile effetto comico che producono insieme generando un miracolo: la verità dietro tanto trucco.
Ancora una volta, Ozon fissa un punto di incontro tra un'attrice (senza tempo) e il suo personaggio. In Potiche Catherine Deneuve, star del passato che non smette di investire sul presente, è una creatura del futuro anteriore che modificherà la mentalità e la percezione delle donne in una società ancora patriarcale. In Mon Crime, Isabelle Huppert, che sullo schermo sembra ringiovanire con gli anni, incarna un'attrice obsoleta che pretende di rivalizzare con due giovani primizie. Anche questo fa di Mon Crime uno smagliante (e divertito) manifesto femminista.
Confermando la straordinaria prolificità mostrata negli ultimi anni, François Ozon torna al cinema con Mon Crime, dopo alcuni recentissimi successi come Estate '85 (2020), È andato tutto bene (2021) e coraggiose riletture fassbinderiane come Peter Von Kant (2022).
Questa volta François Ozon ritorna un po' allo stile di Otto donne e un mistero con un'irresistibile via di mezzo tra un giallo e una commedia. Anzi, più che una ripresa stilistica, come ha dichiarato Ozon stesso, Mon Crime andrebbe a costituire il terzo e conclusivo capitolo di una trilogia iniziata con Otto donne e un mistero e Potiche.
Sempre a questo proposito, temi cari al regista come l'emancipazione femminile, l'amicizia, il gusto per la satira sociale e una buona dose di cinefilia trovano tutti un loro posto in Mon crime, che si preannuncia irresistibilmente coinvolgente, ma senza rinunciare a una dovuta dose di impegno sociale e qualche chicca per i cinefili più appassionati.
Ozon ha lavorato instancabilmente per confezionare un film che restituisse in qualche modo la patina classica di certe opere di Lubitsch o di Billy Wilder, al fine di raggiungere un grado di stilizzazione tale da astrarre queste vicende dalla nostra contingenza storica e dalla nostra (in certi casi iper) sensibilità.
Il regista arriva così ad esiti estremamente comici ma senza comunque mettere in secondo piano gli argomenti più seri.
Ma vediamo un accenno di trama. Nella Parigi degli anni Trenta, una giovanissima attrice spiantata e senza talento è sospettata dell'assassinio di un importante produttore. Grazie a un'amica avvocato riesce a farsi assolvere per legittima difesa, cosa che porterà la sua zoppicante carriera di attrice a un inaspettato successo. Ma prima o poi tutti i nodi vengono al pettine.
Il ruolo della protagonista è affidato a Nadia Tereszkiewicz, fresca fresca di Premio César come miglior promessa femminile, conquistato grazie alla meravigliosa interpretazione che ci offre in Forever Young - Les Amandiers, diretto da Valeria Bruni Tedeschi. Ad affiancarla, nel ruolo dell'avvocato, c'è Rebecca Marder, che abbiamo potuto apprezzare nel magnifico Tromperie - Inganno, tratto da "L'inganno" di Philip Roth e presentato a Cannes nel 2021. Questo cast stellare continua con nomi del calibro di Dany Boon e Fabrice Luchini, quest'ultimo in particolare, fa il suo ritorno dopo 3 anni di silenzio: mancava infatti sullo schermo dai tempi di Il meglio deve ancora venire (2019). Non può mancare ovviamente all'appello Isabelle Huppert, nei panni della diva del cinema muto.
Mon crime è prodotto da Mandarin & Compagnie, coprodotto da Foz, Gaumont, France 2 Cinéma, Scope Pictures e Playtime, e distribuito in Italia da BIM.
Ozon riesce a rendere un grande omaggio al miglior cinema francese, con una commedia semplice quanto brillante. Madeleine Verdier e Pauline Mauleon sono due giovani donne, una aspirante attrice ed un aspirante avvocato. Ma la vita in un sottotetto di Parigi è difficile per le due ragazze che vivono in miseria, assillate da un grasso padrone di casa.
Accanto all'Ozon cinefilo c'è anche un regista giocoso che ama rifarsi al teatro boulevard, rivisitandolo in chiave attuale e rimeditandone meccanismi e figure. Dopo 8 Donne E Un Mistero e Potiche il francese chiude la trilogia riprendendo una pièce degli anni 30: nella Parigi dell'epoca, Madeleine, un'attrice squattrinata e senza talento, viene accusata dell'omicidio di un produttore.