Un uomo felice

Film 2023 | Commedia, 89 min.

Regia di Tristan Séguéla. Un film con Fabrice Luchini, Catherine Frot, Philippe Katerine, ARTUS, Camille Le Gall. Cast completo Titolo originale: Un homme hereaux. Genere Commedia, - Francia, 2023, durata 89 minuti. Uscita cinema giovedì 9 marzo 2023 distribuito da Teodora Film. - MYmonetro 2,45 su 20 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento martedì 7 marzo 2023

Una commedia, che affronta con intelligenza e ironia temi attualissimi e mette alla berlina i tanti pregiudizi che ancora circondano l'identità di genere. In Italia al Box Office Un uomo felice ha incassato 272 mila euro .

Consigliato nì!
2,45/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA 2,43
PUBBLICO 2,43
CONSIGLIATO NÌ
Una commedia che insegue i tempi che corrono sondando le reazioni al nuovo delle classi più abbienti.
Recensione di Roberto Manassero
venerdì 3 marzo 2023
Recensione di Roberto Manassero
venerdì 3 marzo 2023

In una cittadina del Pais-de-Calais, estremo nord della Francia, il non più giovane sindaco conservatore Jean Leroy è pronto a ripresentarsi ai suoi elettori e a governare per il terzo mandato di fila. Una sorpresa inaspettata, però, mette a repentaglio la sua vita pubblica e privata: la moglie Edith, dopo anni di matrimonio e fedeltà, ha iniziato la transizione per diventare uomo. Incapace di accettare la decisione della moglie - che ha seppellito biancheria e vestiti femminili, indossa baffi finti e chiede di essere chiamata Eddy - Jean dovrà mettere in discussione idee e preconcetti e trovare il modo, tra la casa, la piazza e i luoghi del suo potere, di venire a patti con una nuova vita.

La tipica commedia francese "con Fabrice Luchini", quasi un sottogenere del cinema popolare francese, insegue i tempi che corrono e prova a sondare la reazione al nuovo delle classi più abbienti e tradizionaliste.

Che la commedia, fra tutti i generi, sia quello più ricettivo all'aria dei tempi non è certo una novità. E che, ancora, sia anche il genere capace più di tutti di giocare con i ruoli e le identità sessuali, divertendosi spesso e volentieri a ribaltarne i rapporti di forza (è un po' scontato citare Howard Hawks, ma in questi casi il cinema di Hawks dovrebbe funzionare da unico modello possibile), è forse ancora più scontato. Per cui un'operazione come Un uomo felice, che porta nel paesaggio della provincia francese temi come la transessualità e la disforia di genere mettendo in crisi la tipica figura maschio "alla Fabrice Luchini" (cioè arrogante e ottuso, ma in fondo buono e umanissimo), non suscita alcuna sorpresa o scandalo; al massimo funziona come semplice adattamento di mode culturali a modelli narrativi consolidati.

Del resto, il discorso di fondo è ancora quello che più di dieci anni fa caratterizzava Potiche - La bella statuina di François Ozon, in cui lo "scandalo" non era di natura sessuale ma imprenditoriale: il maschio mal acconsente al mutamento dello status quo e non sa accettare che tocchi alle donne cambiare le regole del gioco. Anzi, in Un uomo felice, è proprio la centralità del personaggio maschile, giustamente ridicolizzatoe messo alle strette (ma alla fine c'è speranza per tutti...), a confermare la vecchia morale per cui ogni mutamento, anche il più difficile da accettare, in fondo non è che un altro modo per ristabilire l'ordine delle cose...

Nel film di Tristan Séguéla, scritto da Guy Laurent e Isabelle Lazard, il solo personaggio approfondito è proprio quello di Jean, il maschio potente e retrogrado che fatica ad accettare la transizione della moglie (e Luchini è ovviamente perfetto), mentre la figura di Edith/Eddy (interpretata dall'altrettanto infallibile Catherine Frot), la cui trasformazione viene data per fatta fin dall'inizio- senza traumi o strappi, ma come punto finale di un percorso doloroso di cui non si sa nulla - resta inesplorata, se non addirittura pretestuosa.

E non basta abdicare per un attimo alle assurdità tipiche della commedia (basti vedere il buffo racconto della campagna elettorale di Jean, con le due spalle-macchietta interpretate dai comici Philippe Katerine e Artus), inserendo a scopo educativo la scena quasi documentaristica del gruppo d'aiuto per persone trans (in cui Edith, che in teoria dovrebbe sapere tutto, viene guidata come una novellina), per dimostrare che la scelta di una tema sensibile e delicato non sia semplicemente un mero adeguamento alle regole più o meno scritte dello spettacolo contemporaneo.

A mancare, in Un uomo felice, è la profondità dell'ambiente descritto, la capacità di costruire personaggi che creino ambiguità e problema. Anche seguendo le regole e le necessarie semplificazioni della commedia. Non è un caso, in fondo, che la scena più riuscita del film sia quella del pranzo di famiglia in casa Leroy, in cui per una volta è Jean in una posizione di potere (lui sa quello che i figli non sanno ancora) e Edith in quella di fragilità (non trova le parole per dichiarare ai figli la propria scelta).

E questo non perché finalmente il maschio ha la sua vendetta, ma perché è un momento in cui la commedia di Séguéla si toglie di dosso la sua corretta e crea movimento fra i suoi protagonisti, sfidandoli a mettersi in discussione o a giocare con i propri ruoli. Se il gioco è a senso unico, invece, la commedia è monca; più che senza ritmo, è senza giustificazione.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 3 aprile 2023
Franca Bonetti

Uno dei più brutti film che io abbia mai visto

FOCUS
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venerdì 10 marzo 2023
Paola Casella

“Nessuno è perfetto”, battuta con cui si conclude A qualcuno piace caldo di Billy Wilder, è una delle più celebri del cinema internazionale, e non a caso viene ripetuta anche in prossimità del finale della commedia francese Un uomo felice di Tristan Séguéla, che racconta la difficoltà di un politico conservatore – uno che si oppone ai matrimoni gay, alla procreazione assistita, alla maternità surrogata e persino ai monopattini elettrici, per intenderci – ad accettare la transizione di sua moglie da donna a uomo.

La frase “nessuno è perfetto” alla fine del film di Wilder apriva improvvisamente un ventaglio infinito di possibilità, e invitava addirittura a rivedere mentalmente a ritroso tutto il film, in particolare il rapporto fra Jerry/Daphne e Osgood Fielding II. Ed era soprattutto il modo del regista-sceneggiatore di concludere la sua storia di inganni e travestimenti con una possibilità di accettazione profonda di qualsiasi identità, senza più bisogno di nascondersi. Nessuno è perfetto era anche il titolo della commedia di Pasquale Festa Campanile in cui il protagonista, interpretato da Renato Pozzetto, sposava una donna bellissima, interpretata da Ornella Muti, che poi rivelava di essere stata un tempo un uomo.

Il desiderio di essere se stessi e l’opportunità (o meno) di accettare la differenza nelle persone che amiamo è alla base anche di Un uomo felice, che affronta il tema dell’identità di genere costruendo una parabola sull’accoglienza della diversità, o meglio, sulla consapevolezza che, poiché nessuno è “normale”, nessuno è realmente “diverso”: come recitava anche il titolo di una commedia di Umberto Carteni su temi simili, la domanda è: Diverso da chi?.

La scelta del genere commedia, e non farsa, per Un uomo felice è molto azzeccata: come ha detto il regista Tristan Séguéla, nel suo film si ride “con” i personaggi, mai “di” loro. E si racconta una contemporaneità in cui è lecito, se non addirittura necessario, ampliare i propri orizzonti mentali. In questo senso Un uomo felice segue il solco della saga comica di grande appeal popolare Non sposate le mie figlie! di Philippe de Chauveron: in tempi di inclusività, è la chiusura mentale nei confronti di etnie, religioni e preferenze sessuali il vero atteggiamento di cui ridere.

Fabrice Luchini, come Christian Clavier in quella saga, diventano quasi eredi naturali di quel Louis de Funès che è stato maschera comica del cinema francese proprio nel mettere in ridicolo le sue rigidità e i suoi atteggiamenti retrogradi. Luchini sceglie anche di allontanarsi temporaneamente dal cinema d’autore per abbracciare questa commedia dichiaratamente rivolta al grande pubblico, per niente snob nel comunicare il suo invito ad allargare le proprie vedute e ad aprirsi ad un altro mondo possibile.

Tristan Séguéla opera anche una contaminazione interessante e già frequentata dal cinema: quella fra la comicità e l’agone politico, del quale il regista ha esperienza quasi diretta perché suo padre Jacques, celebre pubblicitario autore di spot memorabili come quelli per le auto Citroen, nonché del leggendario saggio “Non dire a mia madre che sono nella pubblicità... lei pensa che io sia un pianista in un bordello”, è stato lo spin doctor di alcune grandi campagne elettorali francesi, fra cui quelle che hanno portato all’elezione presidenziale di Francois Mitterrand e a quella a Primo Ministro di Lionel Jospin.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
lunedì 20 marzo 2023
Enrico Danesi
Giornale di Brescia

Jean (Fabrice Luchini) è il sindaco conservatore di una cittadina nel Nord della Francia, che ha deciso di ricandidarsi per un terzo mandato, ma ancora non ha trovato il coraggio di dirlo alla moglie Edith (Catherine Frot), con la quale è felicemente sposato da quarant'anni. Poi succede che la consorte lo anticipi con una rivelazione ben più sorprendente: ha iniziato un percorso di transizione di genere [...] Vai alla recensione »

NEWS
TRAILER
mercoledì 8 febbraio 2023
 

Séguéla mette alla berlina i pregiudizi sull’identità di genere. Dal 9 marzo al cinema. Guarda il trailer »

NEWS
lunedì 6 febbraio 2023
 

La moglie di un uomo in piena campagna elettorale gli confessa di voler cambiare sesso. Vai all'articolo »

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