| Anno | 2022 |
| Genere | Horror, |
| Produzione | USA |
| Durata | 130 minuti |
| Regia di | Jordan Peele |
| Attori | Daniel Kaluuya, Keke Palmer, Steven Yeun, Michael Wincott, Brandon Perea Donna Mills, Terry Notary, Jennifer Lafleur, Wrenn Schmidt, Keith David, Devon Graye, Barbie Ferreira, Oz Perkins, Eddie Jemison, Jacob Kim, Sophia Coto. |
| Uscita | giovedì 11 agosto 2022 |
| Tag | Da vedere 2022 |
| Distribuzione | Universal Pictures |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | 3,47 su 20 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 22 agosto 2022
Il terzo film horror scritto, diretto e prodotto da Jordan Peele. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Writers Guild Awards, 1 candidatura a CDG Awards, Il film è stato premiato a AFI Awards, 1 candidatura a NSFC Awards, 3 candidature a Critics Choice Super, In Italia al Box Office Nope ha incassato 1,1 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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OJ e Emerald Haywood, fratello e sorella, hanno ereditato un ranch ad Agua Dolce, non lontano da Hollywood, dopo la morte del padre Otis sr., avvenuta in circostanze difficili da spiegare scientificamente. L'attività di famiglia riguarda l'addestramento di cavalli selvaggi per l'industria del cinema, ma gli Haywood vantano origini ben più nobili e sostengono di discendere dal fantino bahamense immortalato da Eadweard Muybridge nella sequenza di fotografie del 1878, nota come la prima successione di immagini in movimento (in sostanza il primo film) mai girata. Mentre OJ cerca di vendere i propri cavalli a Jupiter, ex attore divenuto proprietario di un parco dei divertimenti western ad Agua Dolce, avvengono fatti sempre più strani e inspiegabili al ranch degli Haywood, tanto da far pensare a una presenza extraterrestre e ostile.
Introdurre un film con una citazione biblica poco nota, di cui comprenderemo cammin facendo il chiaro intento filosofico, significa alzare fin da subito, e di molto, l'asticella. Seguendo un percorso lineare, che porta da Scappa - Get Out a qui, passando per Noi, Peele cresce in consapevolezza delle proprie capacità e in audacia, trascinato da una volontà sistemica e onnicomprensiva che guarda ai grandi maestri del cinema, quali Spielberg e Kubrick.
Questo non significa poterlo accostare a cotanto senno, bensì evidenziare come lo sforzo titanico di produrre film che siano all'altezza delle aspettative sul piano dell'intrattenimento e su quello della riflessione teorica sia una volontà ambiziosa ma un privilegio di pochi. Jordan Peele è sicuramente tra questi.
Uno dei temi principali riguarda nuovamente l'opera di rimozione del contributo afroamericano alla storia dell'Occidente. In questo caso particolare alla storia del cinema, visto che la sequenza di Eadweard Muybridge più volte ripresa in Nope raffigura chiaramente un uomo di colore, di cui nessuno conosce l'identità (a differenza del bianco e britannico Muybridge, che si è preso tutto il merito). Nasce da qui l'espediente narrativo di Peele, che dona un'identità fittizia al fantino e sceglie come protagonisti del film dei suoi ipotetici discendenti: la famiglia Haywood.
OJ e Emerald, che hanno vissuto sulla propria pelle l'atteggiamento di Hollywood e la sua storia di rimozione, nella pratica dimostrano però di appartenere inesorabilmente alla "società dello spettacolo", vista nel senso del situazionismo di Guy Debord. Ossia anche gli Haywood sono prigionieri, non meno dei loro "antagonisti", di un'illusione. Quella di una vita lontana dalla realtà, perennemente insoddisfacente, e vicina alla percezione della stessa, mediata da schermi digitali e cosparsa di polvere di stelle.
Un sogno americano che passa ancora una volta da Hollywood, con proporzionalità inversa allo stato di salute della stessa: più l'industria del cinema è in crisi o ha un futuro incerto e più cresce il bisogno di credere nella fabbrica dei sogni. Perché il desiderio inappagato non risponde al dato reale, ma al gap tra questo e la sensazione di una mancanza, amplificata da mezzi - social network, bombardamento di immagini di divi, necessità di fotografare e riprendere ogni cosa perché questa diventi vera - ideati per produrre insoddisfazione e per rendere consumatori perpetui del sistema capitalista.
Partendo dalla citazione biblica dell'incipit - libro di Naum, 3:6 - diviene sempre più chiaro il ruolo allegorico dell'oggetto volante non identificato: lo strumento per fare della biblica Ninive (equiparabile a Hollywood?) uno "spettacolo" di distruzione, che Peele trasforma in maniera ardita in uno "spettacolo" nel senso di Debord, una rappresentazione del reale di cui tutti siamo prigionieri.
È impossibile raccontare una realtà che non abbiamo più i mezzi per comprendere e che ci spaventa. È impossibile relazionarsi con la legge della natura, di cui non conosciamo più regole e principi: sarà solo OJ, recluso volontariamente rispetto alla contemporaneità e alle ambizioni di notorietà della sorella, a ricondurre al regno animale l'UFO e ad affrontarlo con tecniche antiche, rispettando il suo ruolo indiscusso di apex predator.
Mentre in un continuo omaggio a Spielberg e a Lo squalo - e in parte anche allo Shyamalan più apocalittico - il tasso di violenza cresce e spinge dalla fantascienza all'horror, i quesiti posti dalla prima parte del film - perché iniziare con la cruenta scena dello scimpanzé? - trovano un senso e riannodano i molti fili rimasti liberi, sorprendendo fino alla fine su natura e sembianze di protagonisti e antagonisti. Inclusa un'ultima spettacolare "trasformazione", che lascia pensare alla rivelazione e liberazione da una rappresentazione mendace e rassicurante del sé, basata su decenni di stereotipi letterari e cinematografici.
Fantascienza, horror, Bibbia, filosofia, storia del cinema, orgogliosa rivendicazione black: tutto trova posto nella ricetta sovraccarica di pietanze di Nope. E non solo, visto che, ancor più di un fanta-horror, Nope è in fondo un western, composto prevalentemente da ranch, cavalli e spazi sconfinati. Una rappresentazione in miniatura dei luoghi che hanno costituito il cinema classico e della natura profonda di una nazione fondata su un distorto senso dell'onore e su litri di sangue innocente versato.
Se Peele fosse (già) Spielberg o Kubrick probabilmente Nope sarebbe un capolavoro senza tempo. Non è così e forse non sarà mai, ma lo sforzo di racchiudere tanta complessità in un lungometraggio, senza mai togliere il piede dall'acceleratore dell'adrenalina, merita un plauso speciale.
Della trama del nuovo horror diretto da Jordan Peele non si sa ancora assolutamente nulla. È noto però che la fotografia è stata curata Hoyte van Hoytema, l'abituale collaboratore di Christopher Nolan, a riprova che i film di Peele hanno ormai la statura produttiva dei blockbuster. Nel cast troviamo Steven Yuen, noto per The Walking Dead e lanciato sul grande schermo da Minari e dall'instant cult The Humans; Barbie Ferreira di Euphoria; e il ritorno di Daniel Kaluuya che era stato protagonista di Get Out. Alle musiche, ancora una volta, Michael Abels, che grazie a Get Out aveva esordito come compositore per il cinema a pieno titolo.
Al suo terzo lungometraggio come regista e sceneggiatore, l’acclamato Jordan Peele vira verso il genere della Fantascienza. Quella suggestiva, spettacolare, d’intrattenimento e d’autore messi insieme, intrisa di mistero, horror e riflessioni meta-cinematografiche. E molto altro oltre i confini del genere (e della realtà…), sempre ambiziosamente superati e contaminati. &ldquo [...] Vai alla recensione »
“È nella nuvola. Scappa OJ” grida Em al fratello in una delle scene più importanti del film. Ci sono ancora ‘fenomeni incontrollabili’ nel cinema di Jordan Peele. In Nope - ora disponibile in streaming su CHILI - uno dei titoli più attesi del 2022, l’horror scorre ancora sottotraccia. Ci sono dettagli apparentemente nascosti pronti però a diventare minacce come nella famiglia fidanzata del giovane afroamericano in Scappa - Get Out (guarda la video recensione) o i traumi del passato mai rimossi (in Nope lo scimpanzé che impazzisce dopo lo scoppio di un palloncino sul set della sitcom di finzione Gordy’s Home e uccide mortalmente alcuni dei protagonisti) che ritornano attraverso premonizioni, visioni, incubi in Noi (guarda la video recensione).
Al centro del terzo lungometraggio diretto dal regista ci sono due fratelli che hanno ereditato il ranch di famiglia dopo la misteriosa morte del padre, colpito da detriti arrivati dal cielo. Da lì c’è già la misteriosa nuvola pronta ad attaccare. Entrambi cercano di mantenere a galla l’attività di famiglia affittando cavalli per produzioni cinematografiche. Ma cercano anche di catturare i misteriosi eventi che stanno avvenendo e vanno alla ricerca di quell’immagine che diventa non solo testimonianza, ma proprio il ‘loro film’ sulla dimensione fantasy/horror, sotto i loro occhi.
Ed è proprio il ‘cinema dentro il cinema’ a caratterizzare dichiaratamente Nope. Ritorna infatti spesso la celebre successione di fotografie di Sallie Gardner at a Gallop (nota anche come The Horse in Motion), l’esperimento fotografico di Eadweard Muybridge realizzato nel 1878 che mostra un cavallo al galoppo e che è anche considerato come il primo esempio cinematografico ancora prima dei Lumière. Peele immagina che il fantino fosse afroamericano. Non si tratta però di una rilettura della storia del cinema, ma di un’altra angolazione dove può essere vista. E soprattutto di come dietro la storia principale, come nel caso di Nope, scorrono parallelamente tante altre storie che possono essere un altro film a parte come quella di Jupe, sopravvissuto da bambino alla strage dello scimpanzé che ora è diventato direttore di un parco a tema western Jupiter’s Claim e che vuole comprare il ranch dei fratelli o il direttore della fotografia Antler Host definito da Michael Shindler dell'American Spectator come “una gentile caricatura di Werner Herzog”.
In Nope Peele torna a lavorare con Daniel Kaluuya, il protagonista di Scappa - Get Out (guarda la video recensione) che poi ha avuto tra i suoi ruoli più importanti quello di W’Kabi, capo della sicurezza della Tribù di Confine, la prima linea di difesa del Wakanda in Black Panther (guarda la video recensione) e soprattutto ha confermato il suo talento in Judas and the Black Messiah nei panni del carismatico presidente della sezione dell’Illinois dele Pantere Nere. La sorella Em è interpretata da Keke Palmer, nota anche come cantante, conduttrice televisiva di "Strahan & Sara" e degli MTV Video Music Awards. Scritto e prodotto dallo stesso regista, Nope segna anche la prima collaborazione del cineasta con il direttore della fotografia Hoyte van Hoytema, ormai collaboratore fisso di Christopher Nolan da Interstellar e anche creatore delle luci delle sinistre atmosfere di Lasciami entrare.
Nope; negazione, rifiuto, opposizione categorica. Lo slang chiude foneticamente il termine con una p, consonante che non ammette replica. Nop(e), no. Punto. E quindi: non essere visto, non essere guardato. Non (poter) guardare. Non (poter) guardare in alto: Don't Look Up. In una realtà che non esiste (più), in un mondo scivolato nella sua rappresentazione complessa e inafferrabile, sopprimere lo sguardo [...] Vai alla recensione »