Drive My Car

Film 2021 | Drammatico, +13 179 min.

Titolo originaleDoraibu mai kâ
Anno2021
GenereDrammatico,
ProduzioneGiappone
Durata179 minuti
Regia diRyûsuke Hamaguchi
AttoriHidetoshi Nishijima, Toko Miura, Reika Kirishima, Masaki Okada, Perry Dizon .
Uscitagiovedì 23 settembre 2021
TagDa vedere 2021
DistribuzioneTucker Film
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 4,33 su 10 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Ryûsuke Hamaguchi. Un film Da vedere 2021 con Hidetoshi Nishijima, Toko Miura, Reika Kirishima, Masaki Okada, Perry Dizon. Titolo originale: Doraibu mai kâ. Genere Drammatico, - Giappone, 2021, durata 179 minuti. Uscita cinema giovedì 23 settembre 2021 distribuito da Tucker Film. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 4,33 su 10 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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La storia di un uomo di teatro che supera il trauma della morte della moglie grazie all'incontro con una giovane autista. Il film è stato premiato al Festival di Cannes,

2021
Dettagli »
Un film fatto di parole da ascoltare e guardare con pazienza. Solo così ci si accorge di trovarsi di fronte a un capolavoro.
Recensione di Roberto Manassero
sabato 17 luglio 2021
Recensione di Roberto Manassero
sabato 17 luglio 2021

Yûsuke Kafuku, un attore e regista che ha da poco perso la moglie per un'emorragia cerebrale, accetta di trasferirsi a Hiroshima per gestire un laboratorio teatrale. Qui, insieme a una compagnia di attori e attrici che parlano ciascuno la propria lingua (giapponese, cinese, filippino, anche il linguaggio dei segni), lavora all'allestimento dello Zio Vanja di Cechov. Abituato a memorizzare il testo durante lunghi viaggi in auto, Kafuku è costretto a condividere l'abitacolo con una giovane autista: inizialmente riluttante, poco alla volta entra in relazione con la ragazza e, tra confessioni e rielaborazione dei traumi (nel suo passato c'è anche la morte della figlia), troverà un modo nuovo di considerare sé stesso, il proprio lavoro e il mondo che lo circonda.

Tratto da un racconto di Murakami Haruki presente nella raccolta "Uomini senza donne", un lungo, complesso e struggente percorso nelle solitudini e nelle fragilità di un gruppo di uomini e di donne la cui vita ruota attorno al teatro.

Drive My Car è un film di parole: parole scritte in un testo, recitate su un palcoscenico, mimate con le mani, create nell'estasi del piacere o dette nell'abitacolo di un'automobile. Parole, ancora, usate per inventare storie, per confessare traumi, per ammettere colpe e trovare sé stessi.

Hamaguchi Ryusuke, reduce dall'Orso d'argento all'ultima Berlinale con Wheel of Fortune and Fantasy, affina l'abituale stile elegante e composto, fatto di lunghi piani fissi e di intensi primi piani, e, abbandonando i toni spesso ironici dei lavori precedenti, entra nel dolore e nelle illusioni di un gruppo di personaggi le cui vite trovano un senso e una liberazione nel confronto reciproco.
Il teatro da un lato, con la zona delle prove e il palcoscenico, e l'abitacolo della macchina di Kafuku (una Saab Turbo rossa) dall'altro, sono i due luoghi ideali del film. Al loro interno ciascun personaggio trova un rifugio, sia nel confronto con il testo da recitare, e in particolare con le parole universali dello "Zio Vanja" di Cechov, sia nella solitudine protettiva dei propri pensieri.

Nel corso di tre intense ed emozionati ore, il film mette in scena la progressiva "distruzione" di questi due ambienti e l'evoluzione del suo protagonista: dalla ricerca individuale e soggettiva, Kafuku impara ad accogliere e ad ascoltare gli altri, aprendo lo spazio inviolabile dell'automobile a un'altra persona e osservando la realtà che lo circonda con altri occhi.

Un terzo luogo, in realtà, segna il film: la casa in cui Kafuku e la moglie vivono prima dell'improvvisa morte di lei, nella parte iniziale del film (che dura circa 40' minuti e al termine della quale arrivano significativamente i titoli di testa). Segnati dal trauma della morte della loro bambina, l'uomo e la donna, lui regista e lei sceneggiatrice, trovano ancora un'intesa negli amplessi sessuali in cui lei inventa strane storie dal significato oscuro (tratte anch'esse da racconti di Murakami): la parola, dunque, unisce due vite segnate dal dolore, ma al tempo stesso imprigiona il sopravvissuto Kafuku ai propri ricordi e al proprio senso di colpa.

Immerso nella solitudine di ogni sguardo, di ogni pensiero e parola - anche non capita, anche mimata con il linguaggio dei segni, come sottolinea la bellissima idea dello spettacolo fra persone che non si capiscono l'un l'altra - Drive My Car è la storia di una rieducazione alla vita; la storia di un uomo gelosamente legato ai propri spazi che impara ad accogliere, ascoltare, donare. Il film va guardato con pazienza, come se lo spettatore, legato alle proprie parole e ai propri pensieri come i personaggi, dovesse anch'egli reimparare a guardare e ad ascoltare. Solo così ci si accorge di trovarsi di fronte a un capolavoro.

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FOCUS
INCONTRI
martedì 21 settembre 2021
Roberto Manassero

All’ultimo Festival di Cannes Ryûsuke Hamaguchi ha vinto la Palma d’oro per la Miglior Sceneggiatura con il suo ultimo film, Drive My Car, tratto da un racconto di Haruki Murakami. Pochi mesi prima, al Festival di Berlino con il precedente Il gioco del destino e della fantasia aveva invece ottenuto l’Orso d’Argento. Due riconoscimenti importanti che hanno imposto il talento di un regista capace di lavorare con le immagini e le parole, grazie a una regia pulita ed essenziale e alla capacità di convogliare emozioni in dialoghi pieni di verità e in silenzi carichi di rivelazioni.

Drive My Car, che uscirà nelle sale italiane il 23 settembre, ha per protagonista Kafuku, un regista che accetta di dirigere a teatro lo "Zio Vanja" di Cechov per ricominciare a vivere dopo la tragica morte della moglie. Ne abbiamo parlato con Ryûsuke Hamaguchi.

Come è nata l’idea di adattare un racconto di Murakami? 
Ho cercato di rispettare il mondo di Murakami, dal momento che il scopo era rendere al cinema il suo racconto, la sua scrittura, e non tradirne lo spirito. La chiave di Drive My Car sta nelle parole che l’attore Takatsuki dice al protagonista Kafuku, il quale sa che il ragazzo è stato l’ultimo amante di sua moglie. «Per comprendere sé stessi bisogna prima comprendere gli altri». È questo che ho voluto comunicare nel film, affidandolo soprattutto alla recitazione degli interpreti. 

Com’è stato incontrare il lavoro di Cechov, e in particolare lo Zio Vanya, attraverso il filtro di Murakami? 
Cechov e lo Zio Vanja sono ovviamente fondamentali nel racconto di partenza. Leggendo Murakami si capisce come il personaggio di Vanja abbia una corrispondenza narrativa ed emotiva con Kafuku, il protagonista della storia. Entrambi devono cominciare una nuova vita dopo aver terminato quella precedente senza aver rivolto alla persona che amavano le domande che più contavano. Nel film, poi, Cechov assume un’importanza ulteriore per il fatto che al cinema non è possibile raccontare in prima persona e dunque mi servivano le battute del suo testo per comunicare l’intimità dei personaggi. Molte di queste battute sono già nel racconto di Murakami e credo siano una delle prove della grandezza di Cechov, la sua capacità di far dire ai personaggi cose che illustrano l’essenza della vita e che nel quotidiano nessuno di noi ha la possibilità o la libertà di dire apertamente. 

Quali registi occidentali ti hanno maggiormente influenzato?
Moltissimi, ovviamente, ma se devo citarne uno dico Cassavetes. Credo che il punto di partenza del mio lavoro sia la visione al cinema, ventuno anni fa, di Mariti.

Drive My Car è un film è fatto di parole, di racconti, di storie nelle storie, ma prima di tutto è uno straordinario film di regia, per il modo con cui gestisce gli spazi, entri ed esci dalle scene. Come lo ha costruito da un punto di vista visivo?
All’origine del film c’è molta letteratura, c’è il racconto di Murakami, ci sono altri frammenti di sue storie, c’è Cechov. Tutto questo, però, non fa un film. Un film è fatto di movimenti, non solo di parole. Attraverso il movimento, perciò, un regista deve fare percepire le relazioni e i sentimenti, deve fare in modo che in ogni scena nascano movimenti reciproci fra i personaggi. In Drive My Car ero in difficoltà perché nell’abitacolo di un’automobile non ci si muove e nelle prove di lettura di uno spettacolo è difficile cogliere un’intonazione o un’emozione. Proprio per questo, però, ho cercato di cogliere con la cinepresa il movimento che nasce nell’intimo di ciascuno, affidandolo alle parole, alla voce o al corpo dei miei interpreti. 

Puoi farci un esempio di questo tuo metodo?
Ad esempio quando, durante una cena a casa di due colleghi attori, Kafuku elogia la guida di Misaki, l’autista che la direzione del teatro le ha affidato, costringendolo ad adeguarsi a una situazione in cui non si ritrova. Nella scena Kafuku dichiara di ammirare molto la giovane ragazza, che però non è in campo. In quel momento la macchina da presa si abbassa e mostra Misaki accarezza il cane dei padroni di casa. Ecco, questa scena è un momento chiave della presentazione del personaggio, che fino a quel momento abbiamo vista guidare e restare spesso in silenzio, caparbia e decisa. Ora invece la vediamo per la prima volta in movimento, mentre ci dice implicitamente qualcosa di lei. Quando lavoravo alla sceneggiatura ho pensato che se Misaki avesse reagito alle parole di Kafuku con altre parole in qualche modo si sarebbe tradita, avrebbe perso credibilità. Così ho cercato di immaginare cosa sarebbe stato giusto farle fare e come avrei dovuto filmarla. 

A proposito delle mancate parole di Misaki: qual è l’importanza del silenzio nel film? 
Questa una domanda che mi fanno in molti e alla quale onestamente non avevo pensato mentre scrivevo il film. In Drive My Car ci sono due tipi di silenzio: uno legato al linguaggio dei segni, e dunque in grado di comunicare, e un altro che segna il rapporto fra Kafuku e Misaki. Le loro conversazioni si fanno sempre più rade mano a mano che si conoscono e nel finale, durante il lungo viaggio verso nord, arrivano a capirsi quasi senza parlare. È il loro silenzio a indicare la profondità del loro legame e in qualche modo a farsi anch’esso una forma di comunicazione.
 

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
venerdì 16 luglio 2021
Grazia Paganelli
Duels.it

Un road movie atipico, con tutto ciò che lo spostarsi comporta nelle vite dei personaggi: la crescita, la consapevolezza, la comprensione verso l'altro, ma senza davvero compiere un viaggio. O meglio, in Drive My Car Ryusuke Hamaguchi (che qualche mese fa ha vinto il Gran Premio della Giuria a Berlino con il precedente Wheel of Fortune and Fantasy) mette in movimento continuo i suoi personaggi nelle [...] Vai alla recensione »

martedì 13 luglio 2021
Alessandra Levantesi
La Stampa

Miracolo dell' arte che raccoglie il respiro dei tempi, capita di trovare strane assonanze in film provenienti da differenti pianeti autoriali. Spalmato su tre ore, il giapponese Drive My Car di Ryusuke Hamaguchi si ispira all' omonimo racconto di Murakami; mentre in Bergman Island la francese Mia Hansen Love probabilmente rispecchia scene da un matrimonio con l' ex marito Olivier Assayas.

martedì 13 luglio 2021
Pier Maria Bocchi
Cineforum

Guidala tu, la mia auto. È una Saab Turbo, rossa. È lì che sono abituato a esercitare la mia memoria, dei copioni teatrali da imparare e da recitare, del mio privato, di mia moglie. In quest'auto ci sono io. Non è una semplice protezione dal mondo, o un banale involucro, o una mia protesi: è in verità il mio sguardo, e proprio per questo motivo sul sedile del "guidatore" non deve esserci nessun altro. [...] Vai alla recensione »

martedì 13 luglio 2021
Raffaele Meale
Quinlan

Il Giappone aspettava un cineasta come Rysuke Hamaguchi, in grado sia di muoversi in continuità con la storia cinematografica nazionale sia di mettere in mostra uno sguardo sempre indagatore, curioso e alla ricerca del senso dell'umano, delle sue traversie, delle possibilità legate al caso, o destino se si preferisce. E il 2021, l'anno che riapre al grande schermo dopo la pandemia - non ancora superata, [...] Vai alla recensione »

lunedì 12 luglio 2021
Francesco Alò
Il Messaggero

Da Tre piani a tre ore cioè la durata dello splendido Drive My Car di Hamaguchi Ryusuke da Haruki Murakami, entrata nipponica in Concorso. Dentro una Saab rossa 900 turbo attore celebre diventato regista cerca risposte riguardo morte della moglie. Lunghi dialoghi ipnotici e un amante (di lei) come complice. Magnifico. da Il Messaggero12 luglio 2021

lunedì 12 luglio 2021
Andrea Chimento
Il Sole-24 Ore

In concorso è stato presentato anche il film giapponese «Drive My Car» di Ryusuke Hamaguchi, tratto da un racconto di Haruki Murakami. Protagonista è un attore e direttore teatrale, la cui moglie muore improvvisamente portando con sé un segreto: alcuni anni dopo, durante un viaggio di lavoro, l'uomo, non ancora ripresosi dalla perdita, si troverà a confrontarsi con una ragazza sul mistero attorno a [...] Vai alla recensione »

lunedì 12 luglio 2021
Adriano De Grandis
Il Gazzettino

L'attore e regista teatrale Yusuke è sposato con la sceneggiatrice Oto, che muore. Anni dopo è chiamato a Hiroshima a mettere in scena "Zio Vanja", dove trova anche un giovane attore, che era l'amante della moglie. Nel frattempo gli viene assegnata un'autista, con la quale, durante i lunghi viaggi, stabilirà un contatto più personale. Per ora uno dei pochi film capace di scuotere la piattezza della [...] Vai alla recensione »

lunedì 12 luglio 2021
Giampiero Raganelli
Cineclandestino

Tra le opere più attese sulla Croisette c'è sicuramente il nuovo lavoro del giovane filmmaker giapponese Rysuke Hamaguchi, reduce dal gran premio della giuria dell'ultima Berlinale per Wheel of Fortune and Fantasy, film che ora è stato distribuito anche nelle sale italiane. Hamaguchi si era peraltro segnalato, nel panorama festivaliero, nel 2015 a Locarno con Happy Hour, opera di oltre cinque ore, [...] Vai alla recensione »

domenica 11 luglio 2021
Federico Pontiggia
La Rivista del Cinematografo

Dopo aver conquistato l'Orso d'Argento Gran Premio della Giuria a Berlino pochi mesi fa, il giapponese Hamaguchi Ryusuke porta Drive My Car a Cannes, uno dei due titoli asiatici in lizza per la Palma della 74esima edizione. Tratto da un racconto di Murakami, racconta per tre ore la storia di Yusuke Kafuku (Hidetoshi Nishijima), un rinomato regista e interprete teatrale che sta mettendo in scena una [...] Vai alla recensione »

NEWS
TRAILER
lunedì 13 settembre 2021
 

Tratto dall’omonimo racconto di Murakami Haruki. Dal 23 settembre al cinema. Guarda il trailer »

NEWS
lunedì 23 agosto 2021
 

La storia di un uomo di teatro che supera il trauma della morte della moglie grazie all'incontro con una giovane autista. Vai all'articolo »

PREMI
sabato 17 luglio 2021
 

Il film si è aggiudicato il riconscimento durante la premiazione del festival. Vai all'articolo »

winner
miglior scenegg.ra
Festival di Cannes
2021
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