| Titolo originale | Guzen to sozo |
| Titolo internazionale | Wheel of Fortune and Fantasy |
| Anno | 2021 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Giappone |
| Durata | 121 minuti |
| Regia di | Ryûsuke Hamaguchi |
| Attori | Kotone Furukawa, Kiyohiko Shibukawa, Fusako Urabe, Ayumu Nakajima, Hyunri Mori Katsuki, Kai Shouma, Kawai Aoba. |
| Uscita | giovedì 26 agosto 2021 |
| Tag | Da vedere 2021 |
| Distribuzione | Tucker Film |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,62 su 23 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 11 agosto 2021
Tre episodi che girano attorno a tre donne e le loro vite amorose. Il film è stato premiato al Festival di Berlino, In Italia al Box Office Il gioco del destino e della fantasia ha incassato 112 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Tre storie di rivelazioni e coincidenze nel Giappone d'oggi. Nella prima, una ragazza si rende conto che la sua amica ha incontrato e si sta invaghendo del suo ex-fidanzato, e deve decidere come comportarsi. Nella seconda, uno studente vuole vendicarsi di un professore che lo ha bocciato, e persuade una studentessa a incastrarlo con un tentativo di seduzione dagli esiti imprevisti. Nella terza, due donne si riconoscono reciprocamente per strada come due importanti figure del rispettivo passato, ma un pomeriggio insieme farà venire alla luce una realtà un po' diversa.
Ryusuke Hamaguchi è un autore tra i più interessanti della nuova generazione di registi giapponesi: fa un cinema atipico, fluttuante e divertito, e gioca con le strutture temporali come un poeta impazzito all'inseguimento della metrica perfetta.
Wheel of fortune and fantasy lo vede proseguire in una direzione simile al precedente Asako I & II, con dei toni leggeri ma una messa in scena iper-calcolata, ben lontana dall'opera-fiume Happy hour, densa e spontanea esplorazione dell'amicizia femminile, che lo aveva portato al successo nel 2015. L'Hamaguchi recente è però certamente più accogliente per il grande pubblico, e Wheel of fortune and fantasy è una gioia da guardare con le sue tre storie di coincidenze progressivamente più improbabili e di incontri che dal nulla cambiano la vita. Alcuni gustosi, altri commoventi, qualcuno perfino crudele: non è un cinema di soli buoni sentimenti il suo, benché rimanga di radice profondamente umanista. Come in Asako, la salvezza e la dannazione dei personaggi di Hamaguchi passa per la prova del tempo, che scorre e riporta a galla il passato in una configurazione nuova. Vecchi amanti o nuovi amici, su quale casella si fermerà questa "ruota della fortuna" esistenziale? L'elemento di totale sorpresa, da sempre sfruttato dal regista come base sia tragica che umoristica, diventa il trait d'union tra i racconti ed esalta il talento da perfetto dialoghista di Hamaguchi, che sa essere buffo e sardonico come Hong Sang-soo e improvvisamente rivelatorio come Rohmer, spesso nell'arco di una sola battuta.
La conversazione a due è il suo parco giochi preferito, e si evolve dai tempi di Happy Hour (in cui era una meta da raggiungere sfrondando le dinamiche di gruppo) fino al presente, in cui diventa indulgente e abbondante ripetizione che giunge a battito serrato. Cantore ormai specializzato del ritratto femminile, Hamaguchi è tanto più prezioso nel panorama giapponese per la franchezza amorosa e sessuale in cui bagna la sua prosa, ed è quindi una fortuna che sembri divertirsi così tanto a giocare con lo spettatore.
"La ruota del destino e della fantasia" è un film diviso in tre episodi, ognuno con una chiave di lettura (e uno stile registico diverso), in cui le figure femminili sono al centro del racconto: mentitrici, subdole, finanche capaci di orchestrare inganni, non per compiacere il prossimo, bensì per soddisfare la loro voglia di vita, di eros, di fantasia appunto.
Il rapporto tra cinema e letteratura passa anche attraverso atti cinematografici che non sono semplici trasposizioni di libri editi. In questo caso, Il gioco del destino e della fantasia, distribuito dalla Tucker Film dopo la vittoria a Berlino (Orso d'argento), si basa su tre racconti dello stesso regista, Ryusuke Hamaguchi, del tutto sconosciuto fino a oggi in Italia. Ma, indipendentemente dalla fonte, il rapporto tra i personaggi dei differenti episodi, è completamente fatico, si svolge cioè attraverso il dialogo e la parola. E indaga la natura formale e sociale dei rapporto umani.
Certo, a volte il termine "letterario" per un film assume connotati negativi (come sinonimo di legnoso, inautentico, poco cinematografico), che in questo caso non trovano ragion d'essere.
Il gioco del destino e della fantasia è infatti un film al tempo stesso minuzioso e spontaneo, scritto nei minimi dettagli e sinceramente occasionale, astratto e concreto.
Le rime interne dei tre episodi permettono di trovare ben più che semplici corrispondenze (i confronti a due, la definizione dei sentimenti, le sorprese dovute ai segreti che ciascuno custodisce, e così via). Pensiamo per esempio al primo, lungo confronto in taxi tra le amiche protagoniste del primo episodio, dove l'uomo di cui una delle due si sta innamorando viene evocato in termini così tangibili che l'altra definisce "erotico" il solo racconto di un'innocente chiacchierata.
E nel secondo episodio, a diventare erotico è un brano di letteratura che una studentessa (matura) legge al professore (che ne è autore) ad alta voce, senza che i corpi si sfiorino nemmeno una volta. E in fondo, anche nella schermaglia tra le due vecchie amiche (o forse non così amiche) del terzo episodio, il bisogno di calore umano e il contatto fisico sono aspetti fondamentali per la costruzione di un rapporto tanto ambiguo quanto paradossalmente caloroso.
Delle influenze di Ryusuke Hamaguchi la critica ha parlato molto, citando Eric Rohmer, Woody Allen, Hirokazu Kore'eda, o persino Ozu. Ci pare che il miglior riferimento sia il primo, Rohmer. Tornando alla questione letteraria, infatti, Rohmer era solito organizzare i suoi film in cicli stagionali, pubblicando poi spesso anche la loro versione letteraria. Nel suo caso la fusione poetica di cinema e scrittura era portata alle estreme conseguenze, anch'egli attraverso lo strumento del dialogo e del confronto verbale, quindi della parola come trait-d'union tra pagina e schermo. Senza però mai perdere l'attenzione all'aspetto visivo, che in Rohmer ha spesso assunto i tratti di un naturalismo e di un'autenticità flagranti.
Hamaguchi, a modo suo, reinventa il "rohmerismo", ma dialoga con il cinema giapponese minimalista e con la letteratura nipponica. Per quanto a rischio di logorrea, i suoi personaggi sono stratificati, e se si pensa di averne afferrato la personalità si scopre presto che i singoli caratteri sono ben più sfumati, sfuggenti (ma anche veritieri, illuminanti). E sbaglierebbe chi pensasse a una messa in scena semplice, fatta di campi e controcampi, quindi tutto sommato al servizio della sceneggiatura.
Tre storie d' amore in cui il caso e talvolta l' equivoco svolgono un ruolo fondamentale, ma anziché sabotare le geometrie sentimentali esaltano il desiderio e l' immaginazione. Tre racconti magistrali diretti da un regista giapponese che quest' anno ha vinto prima un Orso d' argento a Berlino (con questo film, in sala dal 26 agosto), poi un Premio per la miglior sceneggiatura a Cannes con "Drive My [...] Vai alla recensione »