Figli del sole

Film 2020 | Drammatico, 120 min.

Regia di Majid Majidi. Un film con Roohollah Zamani, Ali Nassirian, Mohammad Javad Ezzati, Tannaz Tabatabaei, Safar Mohammadi. Cast completo Titolo originale: Khorshid. Genere Drammatico, - Iran, 2020, durata 120 minuti. Uscita cinema giovedì 2 settembre 2021 distribuito da Europictures. Oggi tra i film al cinema in 1 sala cinematografica - MYmonetro 2,52 su 14 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Un'indagine attenta e appassionata sul tema del lavoro minorile. In Italia al Box Office Figli del sole ha incassato nelle prime 2 settimane di programmazione 9,3 mila euro e 5,2 mila euro nel primo weekend.

Consigliato nì!
2,52/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA 2,54
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NÌ
Un romanzo d'avventura adolescenziale un po' limitato dal sentimentalismo della sua prospettiva.
Recensione di Tommaso Tocci
lunedì 7 settembre 2020
Recensione di Tommaso Tocci
lunedì 7 settembre 2020

Nel sottobosco criminale di Teheran, la manodopera più necessaria viene dallo sfruttamento minorile, con bambini chiamati a svolgere lavoretti di meccanica e furtarelli assortiti per mantenersi o per aiutare le famiglie in difficoltà. Tra loro un gruppo di quattro amici: Ali, Mamad, Reda e Abofazl, quest'ultimo fratello di Zahra, anche lei del mestiere come scippatrice nella metropolitana. L'occasione di un incarico più importante per i quattro arriva con la promessa di un tesoro nascosto sottoterra e accessibile solo dall'interno delle mura della Scuola del sole, un istituto locale. I ragazzi dovranno quindi fingersi interessati a riprendere gli studi e scavare un tunnel di nascosto per trovare il tesoro.

Dedicato fin dalla didascalia iniziale a tutti i bambini sfruttati dai "grandi" in giro per il mondo, Khorshid è opera intensa e accorata, seppur limitata dal sentimentalismo della sua prospettiva.

Il regista iraniano Majid Majidi (noto per opere come The Song of Sparrows, e sensibile al mondo dell'infanzia sullo schermo come dimostra il precedente I ragazzi del paradiso) mette in scena un romanzo d'avventura adolescenziale che ha quasi i crismi dell'epopea, nonostante venga intessuto di amara disillusione nel racconto degli aspetti più sinistri della società iraniana.

Come enfatico inno all'abnegazione e al senso di fratellanza dei ragazzi, Khorshid sa bene quali note toccare, in primis ovviamente lo studio dei volti dei protagonisti. Per quanto il racconto sia elementare, la feroce determinazione della giovane star Rouhollah Zamani (nel ruolo di Ali) rende impossibile togliergli gli occhi di dosso, ipnotizzando lo spettatore con una vulnerabilità propria dei suoi anni avviluppata però in una trance di puro istinto di sopravvivenza che ha una dimensione profondamente adulta.

Nella robusta sezione centrale, Majidi sembra creare un curioso mix tra heist movie e prison movie, la cui classica immagine dell'evasione attraverso il tunnel viene rivisitata al rovescio, con un effimero e sfuggente "tesoro" come metafora di libertà e le mura di una scuola a ricordare quelle di una prigione. Scuola che però finirà per dare ai ragazzi quel senso di appartenenza che né le famiglie assenti, né tantomeno i biechi sfruttatori che li tengono sotto scacco possono offrire loro.

Furbizia e facile appello alle emozioni, dunque, in una ricetta che ha qualcosa in comune con il Cafarnao di Nadine Labaki ma riesce a mantenere quantomeno una sua specificità iraniana, in particolare nei personaggi di contorno che sono dei piccoli bozzetti di logorio, dignità e miseria.

FOCUS
FOCUS
sabato 4 settembre 2021
Simone Emiliani

“I nostri protagonisti erano tutti bambini lavoratori e hanno dimostrato di essere attori eccezionali ed estremamente intelligenti”. L’approccio neorealista che ha spesso caratterizzato il cinema del regista iraniano Majid Majidi è già evidente nel rapporto con i suoi giovanissimi attori non professionisti. Al di là della vicenda narrata, i protagonisti portano dentro Figli del sole parte della verità della loro esistenza. Se Kiarostami puntava sulle reazioni emotive dell’infanzia soprattutto in Dov’è la casa del mio amico? e Compiti a casa e Panahi su un complice pedinamento in cui diventava l’invisibile compagno di viaggio delle bambine di Il palloncino bianco e Il cerchio e della ragazza Offside, a Majidi invece interessa maggiormente mostrare la condizione dei suoi personaggi nella vita di tutti i giorni. Nella didascalia iniziale viene infatti sottolineato che “questo film è dedicato ai 152 milioni di bambini vittime di sfruttamento minorile e a tutti coloro che lottano per i loro diritti”. Il loro sguardo sul mondo è fin da subito primario a cominciare dalla soggettiva di due di loro sotto la macchina in un grande parcheggio quando vedono il loro amico in difficoltà dopo che è stato fermato da un addetto alla sicurezza.

Ali, 12 anni, e i suoi tre amici, vivono alla giornata per potersi mantenere. Devono infatti guadagnare il minimo indispensabile per potersi occupare economicamente delle loro famiglie e per farlo sono costretti a commettere dei furti per poter trovare i soldi necessari. Ali ha la madre malata che si trova in una clinica da cui non riesce a farla uscire. Per lui e per gli altri è poi assente la figura del padre. Sono morti, in prigione oppure cercano di sfruttarli. All’improvviso arriva l’occasione che potrebbe cambiare per sempre la loro vita; ad Ali viene infatti affidato il compito di recuperare un tesoro nascosto sottoterra. Per poterlo trovare però bisogna attraversare un tunnel e per accederci i quattro protagonisti dovranno iscriversi alla Sun School, un istituto che si occupa di bambini disagiati che vivono per strada o sono costretti a lavorare.

Figli del sole è un film che parla di disperazione ma anche di amicizia e speranza. Majidi mostra la loro vita per le strade di Teheran, per esempio, nella scena in cui scavalcano le barriere di accesso della metropolitana e lì c’è la sorella di uno di loro, Zahra, da cui Ali è attratto, che oltre a studiare, cerca di vendere calzini e spugne nei treni. Il mondo degli adulti è spesso ostile. Ogni tanto trovano qualcuno che gli è vicino come il maestro della scuola. Il film si sofferma soprattutto sulla loro visione di un futuro migliore: c’è chi vuole diventare calciatore, che è dotato in matematica. Ma spesso si devono scontrare con la dura realtà. L’immagine delle colombe che volano libere sono già un presagio.

Majidi è sempre stato attratto dal mondo dell’infanzia sin dal suo primo lungometraggio, Baduk, presentato al Festival di Cannes alla Quinzaine nel 1992. In alcuni dei suoi titoli più famosi ha portato sullo schermo la vicenda di un fratello e una sorella che hanno condiviso lo stesso paio di scarpe di nascosto dai genitori in Bambini del cielo, il primo film iraniano a entrare in nomination come miglior film straniero ai 71° Academy Awards del 1999 e della ragazza che si è finta maschio per lavorare in un cantiere in Baran.

Figli del sole è stato presentato in competizione alla 77. Mostra del Cinema di Venezia dove Rouhollah Zamani, nel ruolo di Ali, ha vinto il Premio Marcello Mastroianni destinato ad attori o attrici emergenti ed è stato selezionato per rappresentare l’Iran agli Oscar 2021 come Miglior film straniero.

FOCUS
giovedì 26 agosto 2021
Giovanni Bogani

Bambini. Bambini costretti a rubare, bambini senza speranza, senza futuro. Eppure belli, vitali, con gli occhi enormi, sguardi in allarme, affamati di sopravvivenza, se non di vita. Sono i bambini a cui guarda da sempre il regista iraniano Majid Majidi, che per gran parte della sua opera ha raccontato l’infanzia abbandonata, violata. Lo aveva fatto con Bambini del cielo, sfiorando l’Oscar per il Miglior film straniero: ma quello era l’anno di La vita è bella di Roberto Benigni, e non ce n’era per nessuno. Lo fa, stavolta, con Figli del sole, in uscita in Italia il 2 settembre.

Lo scorso settembre, Figli del sole era in Concorso alla Mostra del cinema di Venezia, e non era un caso. La Mostra del Cinema, sotto la direzione di Alberto Barbera, sia nel suo primo che nel secondo mandato, ha promosso, valorizzato, portato alla luce molto cinema iraniano. Nel 1999 Abbas Kiarostami fu Leone d’Argento con Il vento ci porterà via, nel 2000 Jafar Panahi Leone d’oro con Il cerchio, nel 2001 Babak Payami vinceva il Premio Speciale per la regia con Il voto è segreto. L’anno scorso, Terra desolata di Ahmad Bahrami vinceva la sezione Orizzonti.
 

Figli del sole si inserisce nella tradizione di racconto scabro, rosselliniano di gran parte del cinema iraniano. E se certi autori, come Asghar Farhadi, hanno scavato a fondo nelle sottigliezze dell’anima, nei caleidoscopi delle piccole e grandi questioni morali, Majidi è senza dubbio più semplice. Più immediato, e se si vuole, puro.

Non è certo la prima volta che il cinema punta la cinepresa verso bambini dimenticati, marginali, vite difficili, vite al limite. Los olvidados, i dimenticati, si chiamava un film messicano di Luis Bunuel del 1950, che in Italia si chiamò I figli della violenza. In Italia, pochi anni prima, De Sica aveva girato Sciuscià, e aveva portato il piccolo Enzo Staiola in giro per una Roma ancora densa di macerie in Ladri di biciclette. Negli ultimi giorni degli anni ’50 la Nouvelle vague francese si imponeva al mondo con I 400 colpi di Truffaut e il suo giovanissimo Jean-Pierre Léaud, che correva da solo verso il mare, visto per la prima volta nella vita.

Il bambino di strada di Salaam Bombay di Mira Nair che attraversava le strade dell’India più violenta, e quello che stava per finire in mano ai trafficanti di organi in Central do Brasil di Walter Salles, viaggio da Rio al Nord-est brasiliano. L’elenco sarebbe infinito: passerebbe da ogni angolo del mondo, dalla Romania nei cui sotterranei di Bucarest bimbi vivono sniffando colla in Pa-ra-da di Marco Pontecorvo. Fino al dodicenne libanese di Cafarnao di Nadine Labaki, già finito in carcere.

È un lungo sguardo, pieno di amore e dolore, quello del cinema verso l’infanzia violata. Ora si aggiunge lo sguardo di Majidi verso il dodicenne Ali, interpretato da Roohollah Zamani con travolgente intensità, che gli è valsa il premio Mastroianni come Migliore Attor Giovane alla Mostra di Venezia. Sguardo sempre all’erta, come se fosse sempre sul punto di combattere, o di fuggire. Occhi spalancati, lentiggini, denti che potrebbero aprirsi in un sorriso bellissimo, se solo ce ne fosse l’occasione. E invece, lo vediamo a cercare sempre una via di fuga, o almeno una soluzione, mentre in ogni attimo del film lui e i suoi amici sembrano in trappola.

Nella trama, come nella regia, tutto è piuttosto semplice: lo spunto – paradossale, ma neanche troppo – è che un capo criminale locale impone al ragazzino un compito: recuperare un non meglio specificato tesoro caduto nelle fogne sotto il cimitero del quartiere. Ci si può arrivare soltanto scavando un tunnel sotto una scuola, una scuola che accoglie ragazzini disagiati: proprio come Ali. E allora, ecco Ali, senza quaranta ladroni, ma solo con due amici, cercare disperatamente di farsi ammettere in quella scuola…

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
sabato 4 settembre 2021
Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Teoria e pratica della testata che manda l'avversario a terra. Le insegna un ragazzo di strada al maestro: serve solo la fronte, meglio mettere al riparo le sopracciglia. Come esempio di capocciata ben riuscita, prende Zidane. Il ragazzo Ali vive nelle strade di Teheran, e come tanti altri per vivere si arrangia. Per esempio, ruba copertoni su commissione, assieme alla sua banda: Mamad, Reda e [...] Vai alla recensione »

giovedì 2 settembre 2021
Maurizio Acerbi
Il Giornale

Periferia di Teheran. Il dodicenne Ali, in miseria, sbarca il lunario, con i suoi amici, in modi più o meno leciti. Scopre, su commissione, che sotto una scuola è custodito un tesoro. Decide di iscriversi, con i suoi compagni, per scavare nel misterioso tunnel, mentre la vita, al di fuori, va avanti faticosamente. Il tema del lavoro minorile è al centro di un racconto che, al contrario di opere simili, [...] Vai alla recensione »

giovedì 2 settembre 2021
Linda Magnoni
Cineforum

Ci sono mondi avvincenti e fiabeschi che si vivono solo da bambini. Sono mondi creati dai bambini, che hanno la capacità di forgiarsi una realtà privata e accattivante in cui la vita non è altro che lo svolgimento di una favola, quasi sempre a lieto fine. Non è un caso se il cinema attinge così spesso alle avventure infantili o adolescenziali. Il cinema iraniano degli ultimi anni in particolar modo: [...] Vai alla recensione »

martedì 15 settembre 2020
Eddie Bertozzi
Film TV

Ali, 12 anni, e i suoi amici vivono di espedienti per le strade di Teheran quando viene loro affidato un incarico segreto che potrebbe cambiare le loro vite: scavare un tunnel sotto la Scuola del sole per ritrovare un tesoro perduto. Nei suoi momenti più curiosi, Sun Children è una sorta di I Goonies in chiave persiana, che declina la sua critica sociale ad altezza di ragazzino.

venerdì 11 settembre 2020
Xan Brooks
The Guardian

Khorshid (Sun children) è un film sull'evasione da una prigione che non fugge da nessuna parte e una formidabile school comedy andata incredibilmente storta. La recitazione è forse a tratti approssimativa, i meccanismi della trama possono scricchiolare qua e là, ma Khorshid ha cuore, fegato e un fascino sporco e intelligente. Nel film, dedicato ai "152 milioni di bambini costretti al lavoro minorile", [...] Vai alla recensione »

martedì 8 settembre 2020
Francesca Pistocchi
Close-up

Al di là dei lacci distorti che scorrono fra gli individui, un altro refrain di questo Festival veneziano sembra essere legato alla tematica dell'abbandono. Quasi nessuno dei giovani protagonisti selezionati per il Concorso pare avere una famiglia, ognuno corre per la sua strada senza voltarsi indietro. Khorshid ci presenta una nuova serie di orfani, questa volta trasposti in terra persiana.

lunedì 7 settembre 2020
Adriano De Grandis
Il Gazzettino

Va decisamente peggio per il film iraniano "Sun children" di Majid Majidi, film sullo sfruttamento continuo al lavoro di tanti ragazzi e bambini. Più adatto a un Giffoni, è una caotica, pulsante, ma inerte denuncia sociale, che spinge la narrazione in una specie di caccia al tesoro nei tunnel di una scuola. Il giovane protagonista sgrana gli occhi in ogni circostanza, ma il film gli risparmia l'inevitabile [...] Vai alla recensione »

lunedì 7 settembre 2020
Alice Catucci
Sentieri Selvaggi

Il Concorso procede con il film iraniano Khorshid (Sun Children) di Majid Majidi, film di denuncia sullo sfruttamento minorile in Iran, dramma in continua espansione che non accenna a diminuire. Ali è un dodicenne e come la maggior parte dei suoi amici, è costretto a lavorare e il più delle volte a rubare per vivere e mantenere la madre, ricoverata in un ospedale psichiatrico dopo un brutto incidente. [...] Vai alla recensione »

lunedì 7 settembre 2020
Raffaele Meale
Quinlan

Non è certo un mistero che Alberto Barbera abbia una personale predilezione, uscendo dagli schemi delle cinematografie "consolidate" (oramai ridotto al misero triangolo Stati Uniti/Italia/Francia) per le produzioni di stanza a Teheran. Dopotutto durante la sua prima reggenza veneziana, nel triennio 1999-2001, si visse l'ultima fase di fulgore della cosiddetta "seconda onda" del cinema iraniano: nel [...] Vai alla recensione »

lunedì 7 settembre 2020
Adriano De Grandis
Il Messaggero

Va decisamente peggio per il film iraniano Sun children di Majid Majidi, film sullo sfruttamento di ragazzi e bambini. Più adatto a un Giffoni, è una caotica ma inerte denuncia sociale, che spinge la narrazione in una specie di caccia al tesoro nei tunnel di una scuola. Il giovane protagonista sgrana gli occhi in ogni circostanza, ma il film gli risparmia la morte nei bunker allagati, dal quale esce [...] Vai alla recensione »

lunedì 7 settembre 2020
Emiliano Morreale
La Repubblica

Singolare l' altro film in concorso, l' iraniano Sun Children: film di bambini come molti ne arrivavano ai festival da quel paese, ma in una chiave avventurosa e quasi picaresca inedita. Una banda di ragazzini di strada (capitanata da Rouhollah Zamani, presenza scenica fortissima, assente al lido causa Coronavirus) riceve da un boss locale il compito di iscriversi a scuola per scavare sotto di essa [...] Vai alla recensione »

lunedì 7 settembre 2020
Alessandra Levantesi
La Stampa

Figli del sole, vale a dire figli di nessuno che una scuola non statale - sostenuta da occasionali donazioni private e soprattutto dalla buona volontà di alcuni insegnanti - cerca di togliere dalla strada, e sottrarre alla criminalità e al lavoro minorile. Una didascalia sui titoli di testa ricorda la piaga dei bambini sfruttati (nel mondo, oltre centocinquanta milioni!), dopo di ciò l' obiettivo [...] Vai alla recensione »

domenica 6 settembre 2020
Gian Luca Pisacane
La Rivista del Cinematografo

L'iraniano Majid Majidi è il regista dei bambini. Lo avevamo già visto specialmente con I ragazzi del paradiso e Il colore del paradiso. Si schiera dalla parte dei più piccoli, difende le realtà disagiate, descrive la vita delle strade, di chi è sfruttato. Negli anni Majidi ha abbandonato, ma non del tutto, alcuni eccessi, come i ralenti in Baran. Oggi è in concorso alla Mostra di Venezia con Khorshid. Il [...] Vai alla recensione »

NEWS
GUARDA L'INIZIO
lunedì 30 agosto 2021
Giorgio Crico

Su MYmovies i primi 5 minuti di un romanzo d'avventura dedicato ai milioni di bambini vittima nel mondo di sfruttamento minorile. Dal 2 settembre al cinema. Guarda l'inizio »

TRAILER
lunedì 2 agosto 2021
 

Un'avventura adolescenziale con un grande protagonista. Dal 2 settembre al cinema. Guarda il trailer »

NEWS
martedì 20 luglio 2021
 

Un'indagine attenta e appassionata sul tema del lavoro minorile. Presentato in concorso alla 77.ma Mostra di Venezia. Vai all'articolo »

MOSTRA DI VENEZIA
lunedì 7 settembre 2020
Tommaso Tocci

Coinvolgente ma fin troppo studiata odissea giovanile a Teheran. In concorso a Venezia 77. Vai all'articolo »

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