| Titolo originale | Los olvidados |
| Anno | 1950 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Messico |
| Durata | 88 minuti |
| Regia di | Luis Buñuel |
| Attori | Miguel Inclan, Estela Inda, Alfonso Mejia, Roberto Cobo, Alma Delia Fuentes . |
| Tag | Da vedere 1950 |
| Distribuzione | Cineteca di Bologna |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,39 su 3 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento giovedì 5 settembre 2019
Primo premio per la regia al Festival di Cannes del 1951, il film affronta uno dei temi centrali del grande regista: quello sociale. Il film è stato premiato al Festival di Cannes,
I figli della violenza è disponibile a Noleggio e in Digital Download
su TROVA STREAMING
e in DVD
Compra subito
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Primo premio per la regia al Festival di Cannes del 1951, il film affronta uno dei temi centrali del grande regista: quello sociale. È la vicenda di due adolescenti, Jaibo e Pedro, ambientata in un sobborgo povero di Città del Messico. Jaibo - che è stato in riformatorio - spinge il compagno ad una serie di azioni di delinquenza, giustificate dalla miseria e dalla bestialità in cui entrambi sono cresciuti.
I figli della violenza unisce la denuncia sociale, il neorealismo di stampo marxista, il surrealismo. È «un film di lotta sociale», come disse lo stesso Buñuel, che posa uno sguardo oggettivo e implacabile su una realtà degradata fatta di sottosviluppo, miseria, autodistruzione, su una gioventù sviata, su un’umanità reietta, abbruttita, obliata (“Los olvidados” significa “I dimenticati”). Il film sembra essere la constatazione dell’inevitabile crudeltà e infelicità del mondo e della condizione sociale e umana. Nell’universo rappresentato non c’è possibilità di salvezza, riscatto, redenzione, non c’è speranza di felicità o di rivolta alle condizioni date. Il film non contiene giudizi di valore né lezioni di morale, è privo di manicheismo: in un inferno dominato dalla lotta per la sopravvivenza, nessuno è totalmente innocente o colpevole. I personaggi non ispirano ripugnanza, bensì compassionevole orrore: Pedro e Jaibo sono uguali, sono solo ragazzi, nel crimine, nella paura, nella morte. Resta solo la disperata accettazione di un destino di fame e violenza, dettato materialisticamente dalla società e dalla Storia. Si avverte l’esigenza della pietà, ma si sente anche il tramonto della possibilità della pietà. Il surrealismo si afferma pienamente nella rappresentazione di due sogni, in cui emergono l’inconscio, l’irrazionale, le pulsioni e gli istinti umani primari (la fame, il sesso, la violenza animalesca), attraverso la rilettura di teorie e simboli freudiani. Figurativamente il film è debitore della tradizione pittorica spagnola (Goya, Ribera, Murillo, Zurbarán).
Questo film è stato definito da alcuni comunista da altri borghese e a prima vista potrebbe sembrare una via di mezzo, animato da uno spirito socialista di riforma della società, con l’auspicio declamato dalla voce narrante, Nando Gazzolo, se non della eliminazione, della riduzione, almeno, della povertà, che genera emarginazione e delinquenza e la diffusione di una sana [...] Vai alla recensione »
El Jaibo è il capo di una banda di adolescenti che vive in un sobborgo di Città del Messico. La sua brutalità si rivolge soprattutto contro Pedro, il quale innocente, finisce in riformatorio. I due ragazzi saranno ancora di fronte e El Jaibo avrà la meglio, ma sarà ucciso dalla polizia. “Anche se il film è ispirato a fatti realmente accaduti, il regista riesce quasi sempre a spezzare l’involucro della [...] Vai alla recensione »