I figli della violenza

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Un film di Luis Buñuel. Con Miguel Inclan, Estela Inda, Alfonso Mejia, Roberto Cobo, Alma Delia Fuentes Titolo originale Los olvidados. Drammatico, Ratings: Kids+16, b/n durata 88 min. - Messico 1950. - Cineteca di Bologna MYMONETRO I figli della violenza * * * 1/2 - valutazione media: 3,56 su -1 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   
stefano franzoni giovedì 5 aprile 2007
i giovani e la violenza Valutazione 4 stelle su cinque
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C'è Pedro, il giovane ragazzino sporco lercio che per combattere la fame è costretto a rubare un pezzo di pane dalla cucina per poi scappare dalla madre. Meche, la ragazza dai biondi capelli (che non ha mai lavato) che riceve apprezzamenti da tutti ma nella sua apparente impotenza nasconde un coltello tra le vesti. Ojitos, un bimbo che ogni giorno aspetta il padre al mercato nel posto in cui questi gli aveva detto di aspettarlo (prima di fuggire, probabilmente). E poi c'è Jaibo, un pò più grande degli altri ragazzini, più alto e più malizioso, più spietato. Loro sono i figli della violenza. Vittime più del mondo in cui vivono che non di se stessi. Vittime della povertà, della vita della strada, che non insegna il perdono o l'altruismo, ma il sopraffare il prossimo per avere di più, per sopravvivere. [+]

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luca scialò domenica 29 agosto 2010
critica alla società, fonte di delinquenza Valutazione 4 stelle su cinque
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In un Messico logorato dalla povertà, un gruppo ragazzi come tanti vivono di furti e violenza, trascurati dalle proprie famiglie. Tra questi c'è Pedro, poco curato dalla madre perchè frutto di una violenza da lei subita da adolescente, e Jaibo, orfano cresciuto in un Istituto dove però non è riuscito a redimersi. La società in cui vivono è incapace di metterli sulla giusta strada...
Film di Luis Buñuel, che ricevette anche un premio al Festival di Cannes nel 1951; quest'opera cinematografica vuole essere una critica alla società che "produce" delinquenti, senza essere altresì in grado di redimerli. [+]

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fedeleto venerdì 23 marzo 2012
i figli del malessere Valutazione 4 stelle su cinque
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In un Messico che non offre molto, dove la miseria e' tanta,dei ragazzi vivono la giornata con piccoli furti e atti delinquenziali.Tra loro appena arriva Jaibo,appena uscito dal riformatorio,le cose incominciano a cambiare.Jaibo uccidera' un ragazzo che crede colpevole di aver fatto la spia per incastrarlo,e Pedro invece tenta di cambiare vita conoscera' un ragazzino che aspetta il padre che vive da poco con un cieco a cui i ragazzi hanno fatto dispetti,e trovera' anche un lavoro come arrotino ma Jaibo rubando un coltello lo fara' accusare e finire in riformatorio,dove Pedro sembrera' per la prima volta capire cosa vuol dire essere amato poiche' la madre(che lui ama al livello edipico) non lo considera mai e non vede l'ora che se ne vada poiche' egli e' un parto di uno stupro. [+]

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noia1 domenica 17 maggio 2015
crudissima realtà Valutazione 4 stelle su cinque
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Pedro e Jaibo, due tasselli nel cui sfondo si diramano i miseri bassifondi di Città del Messico. Uno senza padre, l’altro senza famiglia, lotteranno fino allo strenuo per sopravvivere. Un film di sessant’anni fa eppure ancora inarrivabile, temi paradossalmente attuali qui però affrontati con onestà e per onestà intendo che niente è lasciato, tutto, c’è tutto, tutta la realtà di un’epoca. Non tanto critica sociale quanto più poveri diavoli alle prese con la povertà più atroce, come verrà mostrato poi, ciascuno di essi (malgrado tutto) ha i propri lati oscuri, lati più umani, poveri miserabili con una profondità, con sogni, con principi, tutte caratteristiche flebili rispetto agli eventi contro i quali i protagonisti saranno costretti a scontrarsi mettendo in atto tutta la loro meschinità. [+]

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carloalberto mercoledì 30 settembre 2020
eroi senza scampo Valutazione 4 stelle su cinque
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Questo film è stato definito da alcuni comunista da altri borghese e a prima vista potrebbe sembrare una via di mezzo, animato da uno spirito socialista di riforma della società, con l’auspicio declamato dalla voce narrante, Nando Gazzolo, se non della eliminazione, della riduzione, almeno, della povertà, che genera emarginazione e delinquenza e la diffusione di una sana cultura del lavoro, dello studio e dell’impegno civile, foss’anche incarnato da un riformatorio, pur senza senza grate e cancelli. Ma il sogno o meglio l’incubo del piccolo scugnizzo messicano ci trasporta in una dimensione onirica, sollecitando l’inconscio ad elaborare una figura materna, trasfigurata in un essere angelico, come desiderabile e mai avuta, che quasi si muove volando nella piccola stanza dove dorme tutta la famiglia, così come l’asina che sveglia la ragazzina toccando col muso la finestra, perché accorra a salvare il suo giovane amico, crea, anche se soltanto per alcuni fotogrammi, un’atmosfera di fiaba, che stride con la cruda realtà della miseria sovraccarica di disperazione e di odio che governa quell’accrocco di baracche in mezzo al nulla. [+]

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