| Titolo originale | Le vent nous emportera |
| Anno | 1999 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 118 minuti |
| Regia di | Abbas Kiarostami |
| Attori | Behzad Dourani . |
| Uscita | giovedì 23 settembre 1999 |
| Tag | Da vedere 1999 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| MYmonetro | 2,85 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 7 ottobre 2025
Il film è stato premiato a Venezia, In Italia al Box Office Il vento ci porterà via ha incassato 507 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Un'auto percorre in campo lungo una strada sterrata. Così si apre il film, con uno dei "luoghi" visivi ormai canonici per il cinema di Kiarostami. Che non teme di riproporlo proseguendo un rigoroso percorso di depurazione dello sguardo del suo cinema. Così la storia dell''ingegnere' che deve girare un documentario sui riti funebri che si tengono in un villaggio del Kurdistan iraniano diventa l'occasione per approfondire segni antropologici e psicologici. I simboli (tartaruga e scarabeo per non citarne che due) non sono mai forzati così come è precisa e toccante la scena in cui si intravede il volto di una ragazza altrimenti celata allo sguardo estraneo. Se vi viene da dire "Basta!" alla riproposizione della scena del cellulare che non prende il campo forse avete ragione voi. Ma è più facile che dobbiate andare a rivedervi la differenza tra reiterazione e progressione. Premiato a Venezia da una giuria che aveva come presidente Kusturica. Che fa un cinema esattamente opposto.
Il cinema di Kiarostami è sempre un sommo piacere. Tutto nel film è sospeso: i compagni del reporter non ci vengono mai mostrati; il villaggio in cui è ambientata la storia è irraggiungibile, quasi fatato; un uomo che scava la buca sul monte non ha nè corpo nè volto ma solo voce. Tutto è magnificamente poetico, aiutato anche dagli straordinari scenari naturali di una terra al confine col Paradiso. Vai alla recensione »
Istruzioni per l’uso: fragile, maneggiare con cura. Il vento ci porterà via, di Abbas Kiarostami, è un “oggetto” cinematografico molto diverso dal solito. Un oggetto di incredibile, sottile, straziante bellezza, assolutamente delicato, come un prezioso vaso antico. Cinema di pure inquadrature, si potrebbe definire; cinema della reiterazione, della continua ripresa di temi già toccati, in un movimento [...] Vai alla recensione »