| Titolo originale | Zimna wojna |
| Anno | 2018 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Polonia |
| Durata | 85 minuti |
| Regia di | Pawel Pawlikowski |
| Attori | Joanna Kulig, Tomasz Kot, Borys Szyc, Agata Kulesza, Cédric Kahn Jeanne Balibar, Adam Woronowicz, Adam Ferency, Jacek Rozenek, Martin Budny, Drazen Sivak, Slavko Sobin, Aloïse Sauvage, Adam Szyszkowski, Anna Zagórska, Tomasz Markiewicz, Izabela Andrzejak, Kamila Borowska, Katarzyna Ciemniejewska, Joanna Depczynska, Gracjana Graczyk, Dominika Ladziak, Martyna Mankowska, Zofia Nowak, Anna Pas, Patryk Jurczyk, Pawel Kasprzak, Piotr Kielbasa, Damian Kuznik, Damian Muszka, Mateusz Skladanowski, Dominik Skorek, Piotr Zalipski, Mateusz Zawada, Krzysztof Materna, Agnieszka Grzybowska, Davina Reeves, Aleksandra Yermak, Giorgio Rayzacher, Vergil J. Smith, Hacen Sahraoui. |
| Uscita | giovedì 20 dicembre 2018 |
| Tag | Da vedere 2018 |
| Distribuzione | Lucky Red |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,64 su 26 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 5 aprile 2019
Nella Polonia comunista degli anni Cinquanta/Sessanta due giovani si amano ma devono affrontare gli ostacoli dell'epoca. Il film ha ottenuto 3 candidature a Premi Oscar, Il film è stato premiato al Festival di Cannes, 1 candidatura a David di Donatello, 4 candidature a BAFTA, 5 candidature agli European Film Awards, 1 candidatura a Cesar, 1 candidatura a Critics Choice Award, ha vinto un premio ai Goya, In Italia al Box Office Cold War ha incassato 1,2 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Nella Polonia alle soglie degli anni Cinquanta, la giovanissima Zula viene scelta per far parte di una compagnia di danze e canti popolari. Tra lei e Wiktor, il direttore del coro, nasce un grande amore, ma nel '52, nel corso di un'esibizione nella Berlino orientale, lui sconfina e lei non ha il coraggio di seguirlo. S'incontreranno di nuovo, nella Parigi della scena artistica, diversamente accompagnati , ancora innamorati. Ma stare insieme è impossibile, perché la loro felicità è perennemente ostacolata da una barriera di qualche tipo, politica o psicologica.
Il formato quadrato e la riconferma del bianco e nero, che era già stato di Ida, fanno risplendere la prima parte del racconto di Pawlikowski, ispirato dalla vicenda dei suoi genitori e dedicato alla loro memoria.
Come figure di un'icona, i corpi di Zula e Wiktor, irrigiditi dalla norme di comportamento e dai dettami dell'omologazione ideologica, brillano di luce propria, arroventati dal sentimento amoroso, a contrasto con un fondo scuro, che è quello delle scenografie dei teatri in cui si esibiscono ma anche quello del vuoto di libertà, della chiusura al futuro. Dentro le pareti del formato quattro terzi non c'è spazio per il resto del mondo: il quadro ritaglia l'oggetto d'amore, la bellezza infantile e l'energia destabilizzante di Zula (si dice che abbia ucciso il padre), e tutto il resto finisce fuori, non importa più.
Nella seconda parte la magia si perde. Nella Parigi della felicità obbligata, Zula non riesce ad allinearsi, ha alti e bassi, come una Zelda d'altri tempi e altri luoghi. Non capisce le metafore (non ne ha mai incontrata una prima), né lo spleen che è proprio del jazz e che Wiktor sente invece affine e incarna naturalmente. La sua energia emerge incontrollata, fuori luogo, e per ritrovarsi non le resta che tornare sui suoi passi. Sul loro amore si profila l'ombra dell'auto condanna.
Anche il film di Pawlikowski, però, a questo punto rischia di smarrire la propria singolarità e di camminare, sul piano visivo e narrativo, su un selciato già battuto. Il bianco e nero della soffitta bohémien sui tetti appartiene ad un altro genere di romanticismo iconografico, patinato e seriale. Ma è una tappa del percorso, non il suo approdo.
Nonostante il senso di predestinazione irreggimenti il film dentro una partitura più lirica che jazz, un romanzo per immagini, Pawlikowski conferma lo sguardo acuto sulla psicologia femminile e la capacità di associare i movimenti del suo cinema all'inquietudine dei protagonisti.
Ho mandato una recensione su “Cold War” poco prima della mezzanotte del 31, ma deve essere stata inghiottita nel buco nero del Capodanno. Poco male, posso scriverne un'altra dopo aver lasciato sedimentare le mie impressioni per qualche giorno in più, anche se il film sembra opporre resistenza a una disamina “fredda” lasciandomi quelle sensazioni proprie di una [...] Vai alla recensione »
Un amore travagliato e dirompente, le ferite ancora aperte di una guerra appena conclusa, il gelido grigiore di una società sovietizzata, l'alcool come forma di ebbrezza e di oblio, spirali di fumo addensate in sofisticati localini notturni. Difficile definire un film come Cold War: un romanzo sentimentale raccontato per ellissi? L'onirica rievocazione di una memoria altrui? Un melo congelato? Un omaggio [...] Vai alla recensione »