| Titolo originale | A United Kingdom |
| Anno | 2016 |
| Genere | Storico, |
| Produzione | Gran Bretagna |
| Durata | 105 minuti |
| Regia di | Amma Asante |
| Attori | David Oyelowo, Rosamund Pike, Jack Davenport, Tom Felton, Laura Carmichael Terry Pheto, Jessica Oyelowo, Arnold Oceng, Abena Ayivor, Donald Molosi, Vusi Kunene, Nicholas Lyndhurst, Charlotte Hope, Jack Lowden. |
| Uscita | giovedì 2 febbraio 2017 |
| Distribuzione | Videa |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,50 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 14 febbraio 2017
Il film è stato fatto con la cooperazione della famiglia Khama. In Italia al Box Office A United Kingdom - L'amore che ha cambiato la storia ha incassato 902 mila euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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1947. L'erede al trono del Botswana Seretse Khama sta terminando gli studi di giurisprudenza a Londra quando si imbatte nell'impiegata inglese Ruth Williams. È amore a prima vista, e poiché Seretse deve tornare in Africa per assumere il ruolo di re, i due decidono di sposarsi. Ma il resto del mondo non sembra pronto per quel matrimonio fra un capo tribù africano e una suddita dell'impero coloniale inglese.
Amma Asante, ex attrice, sceneggiatrice e regista inglese di origini ghanesi con un interesse per le relazioni fra coppie miste (la sua regia precedente, La ragazza del dipinto, narrava fra le altre cose l'amore fra una donna nera e un uomo bianco), segue la vicenda di due personaggi realmente esistiti che con la loro determinazione a superare i pregiudizi hanno esercitato un forte impatto sull'opinione pubblica mondiale, tanto da diventare un esempio di armonia razziale elogiato da Nelson Mandela.
Il film funziona soprattutto quando le vicende private di Seretse e Ruth fanno da cartina di tornasole al clima politico della loro epoca e da argine al contagio dell'apartheid che proprio allora si stava radicando in Sudafrica.
La coppia infatti è osteggiata tanto dalle autorità britanniche, intenzionate a non inimicarsi il governo sudafricano e a non tollerare sfide alla propria supremazia nei territori del Commonwealth (il Botswana non era una colonia ma un protettorato, il che gli garantiva una minima indipendenza politica e amministrativa, ma ben poca autonomia nei confronti della Gran Bretagna), quanto da quelle africane, compreso lo zio di Seretse, che giudica il matrimonio del nipote una defezione agli obblighi verso il suo popolo e la sua nazione. Seretse rivelerà la propria capacità di leadership rivolgendosi direttamente alla gente comune, tanto quella inglese quanto quella batswana: una strategia politica di non poca attualità.
A United Kingdom fa invece difetto dal lato della forma, talmente convenzionale da ricordare certo cinema popolare anni '80, declamatorio nei dialoghi, macchiettistico nella caratterizzazione dei nemici di Ruth e Seretse, rigido nella successione delle svolte narrative. Anche i due attori protagonisti, Rosamund Pike e David Oyelowo, cedono alla sdolcinatura della trama, lui diventando lacrimoso, lei altalenando euforia a disperazione. Peccato perché la storia di Seretse Khama e Ruth Williams si muove lungo il crinale della Storia mostrando come gli equilibri di potere siano sempre pronti a spostarsi, e come anche coloro che sono "pedine nel gioco di altri" possono adoperarsi per cambiare le cose.
Il protettorato di Botswana contro il Regno di Inghilterra, Seretse Khama contro Giorgio VI , un capo tribù contro il Primo ministro W. Churchill. Il Regno Unito di Gran Bretagna signore assoluto del Commonwealth, con tutte le sue colonie e protettorati messo all’angolo da un uomo di colore che a Londra faceva il pugile mentre studiava giurisprudenza, un giovane venuto dalla lantana Africa, da un [...] Vai alla recensione »
Come tutti gli anni, gennaio è il mese delle nomination agli Oscar, che riservano sempre buone e cattive sorprese, candidati felici o esclusi infelici. Gennaio, ancora, è il mese dei bilanci sulla produzione cinematografica passata e il tempo di interrogarsi sulla presenza (o sull'assenza) degli artisti afroamericani nelle sezioni ufficiali. Sono sufficientemente rappresentati o al contrario troppo assenti?
Dopo la polemica #OscarSoWhite del 2016, dopo la protesta che metteva sotto accusa le nomination "troppo bianche" e invitava l'Academy ad allargare le sue fila, Hollywood è diventata più sensibile alla questione della rappresentazione delle minoranze al cinema.
Quest'anno, forse in reazione alle critiche o magari chissà all'elezione di Donald Trump, gli afroamericani sono stati nominati tredici volte nelle categorie regine. È importante sottolineare che se da una parte l'ultimo anno della presidenza Obama si è distinto per l'uscita di numerosi film black, quasi tutti in corsa per l'Oscar (Moonlight, Barriere, Il diritto di contare), dall'altra l'Academy ha rimesso mano al proprio statuto, aprendo e rinverdendo il proprio corpo elettorale. Così un anno dopo il boicottaggio indetto da Spike Lee e troppi anni neri dopo per gli attori black, i professionisti del cinema di origine afroamericana fanno ritorno alla prestigiosa cerimonia.
Seretse Khama è nero, coltissimo ed erede al trono del protettorato britannico Bechuanaland nell'Africa profonda. Ruth Williams è bianca, inglese e lavora come dattilografa. Si incontrano a Londra, si innamorano, decidono di sposarsi contro la volontà di tutti da ambo i lati. Ma i muri ingiusti esistono per farsi abbattere, e l'amore vince sopra colori, beghe politiche e animosità parentali.