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ONDA&FUORIONDA di Pino Farinotti

Argo: il cinema fa la storia.
di Pino Farinotti

In foto Ben Affleck, regista e attore di Argo.
Ben Affleck (Benjamin Geza Affleck) (47 anni) 15 agosto 1972, Berkeley (California - USA) - Leone. Regista del film Argo.

domenica 11 novembre 2012 - Focus

Il contesto storico. Nel gennaio del 1979 lo Scià, malato di cancro, lascia l'Iran per farsi curare in America. Il commento di un funzionario della Cia è "quell'aereo era talmente carico d'oro che quasi non riusciva a decollare". La voce fuori campo che introduce la vicenda di Argo, il film con Ben Affleck protagonista e regista, evoca anche il "tradimento" del 1953 quando gli anglo-americani con un colpo di stato favorirono il ritorno dello Scià dall'esilio, destituendo il primo ministro Mohammad Mossadeq. Vengono ricordati anche i delitti orribili di Raza Pahalvi, uccisioni e torture, cadaveri impiccati e bruciati nelle piazze. È in questo quadro che alcune centinaia di studenti, e non solo studenti, attaccano l'ambasciata americana di Teheran. È il 4 novembre del 1979. Tre giorni prima l'Ayatollah Kohmeini, leader della nuova Repubblica islamica, aveva indicato gli Stati Uniti come il "grande satana" nemico dell'Islam. Incitando il Paese a manifestare contro l'America. 52 membri dell'ambasciata vennero catturati e tenuti in ostaggio. Le immagini che li mostravano bendati, umiliati, coi fucili puntati alla testa, fecero il giro del mondo. Per la loro liberazione gli iraniani posero delle condizioni, una delle quali era l'estradizione dello Scià. Cominciava così una trattativa infinita che si sarebbe conclusa quattordici mesi dopo. Ma il film Argo, focalizza un segmento della vicenda, quello di sei funzionari dell'ambasciata che riuscirono a uscire dall'edificio e trovarono accoglienza presso l'ambasciata del Canada.

Crisi
Si racconta del "trucco" studiato dalla Cia per far uscire dal Paese i sei. L'unità di crisi esamina più opzioni, la più percorribile sembra quella di usare delle biciclette, meno "visibili" di altri mezzi. L'agente Tony Mendez ha un suo progetto: fingere la produzione di un film. I "sei" diventeranno la troupe inviata laggiù per i sopralluoghi. Viene così organizzato un film che non si farà, ma in tutti i dettagli: casa di produzione, produttori, regista, story board, copione. Il grande inganno funziona. Affleck esegue correttamente il compito, nei due ruoli. Senza essere un Eastwood, e neppure un Gibson, il quarantenne californiano, titolare di buoni studi, ha dimostrato di avere del cinema una visione larga, non gli basta il successo divistico, intende dire qualcosa, dare indicazioni, fare l'autore. In questo senso può accreditarsi di un (quasi) esordio importante, un Oscar, come autore, appunto: quando, insieme a Matt Damon firmò la sceneggiatura di Will Hunting - Genio ribelle, e vinse, appunto, la statuetta. Ben, con Argo alla sua quarta regia, ha voluto raccontare una "vittoria" americana in un momento storico in cui le vittorie americane sono poche. Il movimento gli riconosce la benemerenza.

Un film dedicato a un'altra "vittoria americana", l'uccisione di Bin Laden, Code Name: Geronimo diretto da John Stockwell, è stato presentato, negli Usa, in versione televisiva, il 5 ottobre. Sono seguite legittime polemiche perché il programma è stato considerato uno spot a favore di Obama, nel momento culminante della campagna. Un altro film, Operazione Zero Dark Thirty con firma ben più importante, quella di Kathryn Bigelow, premio Oscar (The Hurt Locker), che racconta la stessa vicenda, è stato "sospeso", uscirà in dicembre. La Bigelow non ha voluto una strumentalizzazione e una promozione persino facili. "Il film" ha dichiarato "non ne ha bisogno, vive di luce propria".

Sconfitta
Ho detto "vittoria americana". Argo, in questo senso, ha rappresentato, come detto sopra, un segmento in un contesto generale che fu invece una sconfitta americana. Il racconto completo, aggirato da Affleck sarebbe un perfetto film alla Oliver Stone, che ama rappresentare il suo Paese in crisi, prepotente, possibilmente sconfitto.
Il presidente Jimmy Carter ordinò il salvataggio dei "52" attraverso un'operazione chiamata "Eagle Claw", complessa, splendidamente cinematografica. Gli "strumenti" erano: la portaerei nucleare USS Nimitz di stanza nell'Oceano Indiano, dalla quale sarebbero decollati otto elicotteri Sea Stallion dei Marines; due Hercules C130 che avrebbero rifornito gli elicotteri. Le "zone" erano tre: una chiamata "Desert One" a oriente dell'Iran, un'altra "Desert Two, vicina a Teheran, una terza vicina all'ambasciata. Il 24 aprile 1980 Carter diede l'ordine. Da quel momento niente funzionò secondo i piani. Oltre ad altri incidenti e imprevisti, si levò una tempesta di sabbia che costrinse un elicottero a un atterraggio di fortuna. Un'autocisterna di gasolio esplose illuminando a giorno l'aeroporto e allertando gli iraniani. Per finire, uno degli elicotteri si scontrò con un C130, con la morte di otto membri dell'equipaggio. Carter diede l'ordine di sospendere l'"Eagle" e di rientrare. Il giorno dopo la Casa Bianca annunciò il fallimento della missione. La "sconfitta" costò al Presidente il possibile secondo mandato. E fu Ronald Reagan, il successore, attraverso un'estenuante trattativa diplomatica, a far liberare gli ostaggi americani, il 20 gennaio del 1981. Dopo 444 giorni di prigionia.

Chissà se Oliver Stone legge MYmovies.it.

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