Rocky Balboa

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Un film di Sylvester Stallone. Con Sylvester Stallone, Burt Young, Antonio Tarver, Milo Ventimiglia, Geraldine Hughes.
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Sportivo, Ratings: Kids+13, durata 102 min. - USA 2006. - 20th Century Fox uscita venerdì 12 gennaio 2007. MYMONETRO Rocky Balboa * * * - - valutazione media: 3,13 su 380 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

La saga più amata finisce dove era cominciata Valutazione 3 stelle su cinque

di Giorpost


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lunedì 1 dicembre 2014

Nel lontano 1976 nasceva l’ epopea del pugile italo americano Robert ‘Rocky’ Balboa, trasformatasi in una delle saghe più famose ed amate della storia del Cinema. Trent’ anni più tardi, dopo 4 seguiti ed una serie di successi che hanno consegnato a Sylvester Stallone fama e notorietà a livello mondiale, esce quello che probabilmente sarà l’ ultimo capitolo del franchise: Rocky Balboa (USA, 2006).
 
L’ attore newyorkese torna non solo nelle vesti di sceneggiatore (come del resto fatto lungo tutta la serie) ma riprende anche il ruolo di regista, ceduto in 2 occasioni a John G. Avildsen nel primo e nel quinto episodio. La scelta non è casuale in quanto Sly ha come obiettivo quello di mandare in pensione un personaggio così carismatico ed amato in un modo che solo lui sarebbe riuscito a proporre. In questo sesto (e non si sa se effettivamente ultimo) lavoro sulle vicende dello stallone italiano ritroviamo infatti quell’ aria di malinconia e di nostalgia che si era già vista in Rocky 5, ma stavolta la psicologia del personaggio tende a trasmettere una chiave di lettura ancor più drammatica, a cominciare dalla morte dell’ amata Adrian, personaggio determinante fino a quel momento e comunque presente nei ricordi di Rocky in molti flashback.
 
Rocky è un sessantenne ex pugile due volte campione del mondo, gestore di un ristorante chiamato ‘Adrian’ s’ nel quale gira tra i tavoli raccontando le sue gesta sportive e facendosi fotografare con tanto di pugno simulato sul mento. Ancora molto amato dai cittadini della sua Filadelfia, la sua appare come una pensione tranquilla ma così non è, perché intanto non riesce a darsi pace per la scomparsa della donna della sua vita avvenuta 10 anni prima, poi sente di non avere la stima di suo figlio, Robert, il quale ritiene la figura del padre troppo ingombrante per la sua vita. Inoltre gli manca qualcosa, quell’ adrenalina che gli consentiva di far sfogare la bestia che ha dentro. Nel frattempo ha ancora come miglior amico il cognato Paulie, colui che l’ aveva finanziariamente inguaiato nel precedente capitolo e che, in ogni caso, gli è sempre stato vicino nella sua incredibile ascesa, pur con tutti i suoi evidenti difetti a cominciare da quel caratteraccio che si ritrova. Rocky va tutte le mattine a trovare la moglie al cimitero mentre suo figlio (Milo Ventimiglia) non passa a salutare la madre da tempo; tra un cliente e l’ altro al locale si fa vivo Spider, il pugile visto nel ‘76, quello del primissimo incontro dilettantistico che vide Rocky vincere dopo aver ricevuto una testata. Il protagonista fa inoltre la conoscenza di una ragazza apparsa adolescente sempre nel primo storico lavoro, a dimostrazione che Stallone vuole dare un segno di continuità narrativa alla storia e a conferma che, in definitiva, egli è sempre attratto da donne timide e senza troppe pretese. Ma è questo, forse, il punto su cui dovremmo soffermarci: la caratterizzazione di Balboa è, in fin dei conti, quella di un uomo medio senza grandi sogni, se non il desiderio di vivere una vita tranquilla con gli amici di sempre e circondato da persone alle quali dare una mano e da cui ricevere in cambio affetto e dignità. In fondo i suoi incontri con Apollo Creed, e dunque la sua carriera, non erano preventivabili ma furono frutto di una scelta dell’ allora campione in carica in cerca di un pugile dilettante bravo ad incassare i colpi. E questo è il secondo leitmotiv di tutta la vicenda: quanto sei bravo ad incassare i colpi? Riesci a rialzarti se finisci al tappeto, resistendo fino alla campana dell’ ultimo round? Se si, allora puoi farcela anche sul ring della vita difficile e dura com’ è e questo può bastare ad un uomo che trent’ anni prima faceva il bulletto di periferia raffazzonando soldi per conto di uno strozzino. Tale chiave di lettura è ancor più semplice quanto condivisibile proprio per la carriera sportiva del pugile. Basta verificare, infatti, che la saga si apre e si chiude con due sconfitte ai punti all’ ultimo round, arrivate con verdetti non unanimi e non condivisi dagli spettatori. Ma in entrambi i casi a Rocky non è interessato minimante l’ aver perso la battaglia, ma ha solo dato importanza all’ esser rimasto in piedi, riuscendo ad incassare i colpi.
 
Ora, mettendo da parte le correnti di pensiero sull’ attore, io credo che a Rocky si possa solo volergli bene, perché ci ha trasmesso delle emozioni vere, semplici, magari troppo all’ americana ma glielo perdoniamo, perché irripetibile risulterà quel connubio fatto di allenamenti massacranti a base di uova crude, di cazzotti veri o cazzotti finti, di canzoni diventate storiche, di una morale banale ma efficace, di personaggi da fumetto come l’ amato Michey, come Mister T o Hulk Hogan prestatisi al gioco, di frasi ad effetto cui tutta la serie è permeata. La musichetta che si sente alla fine di ogni combattimento è straordinaria e fa lo stesso effetto sia che Rocky vinca, sia che Rocky perda. L’ immedesimazione con un personaggio dai valori sani, onesto, un po’ guascone ma mai in maniera fastidiosa, mai arrogante, è quasi scontata.
 
Rocky Balboaè semplicemente un tributo alla gente che tanto lo ha amato, racchiuso in quell’ ovazione finale nell’ arena di Las Vegas con quell’ urlo a squarciagola diventato simbolo (‘Rocky, Rocky, Rocky…’) che determina un contro tributo giusto ad un eroe metropolitano salito in cima per caso nella vita, ed anche su quella scala del Museo fi Filadelfia ove la statua che lo ritrae, che doveva essere solo un componente scenico temporaneo, è rimasta a furor di popolo al suo posto a testimoniare l’ affetto che l’ America prova per il pugile ma anche per l’ attore. Addio, o arrivederci, caro Rocky.
 
Voto: 7

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