Bobby

Film 2006 | Drammatico 120 min.

Regia di Emilio Estevez. Un film Da vedere 2006 con Harry Belafonte, Joy Bryant, Nick Cannon, Laurence Fishburne, Brian Geraghty. Cast completo Genere Drammatico - USA, 2006, durata 120 minuti. Uscita cinema venerdì 19 gennaio 2007 distribuito da 01 Distribution. - MYmonetro 3,27 su 84 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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L'ultima notte di Robert Kennedy, ucciso a Los Angeles nel 1968 dopo aver tenuto il discorso per la vittoria in California. Il film ha ottenuto 2 candidature a Golden Globes. In Italia al Box Office Bobby ha incassato 1,5 milioni di euro .

Consigliato sì!
3,27/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 3,33
PUBBLICO 3,37
CONSIGLIATO SÌ
Uno sguardo sul passato per riflettere sul presente.
Recensione di Giancarlo Zappoli
Recensione di Giancarlo Zappoli

4 giugno 1968. Si stanno svolgendo le elezioni per le primarie democratiche in California, un test decisivo per la corsa verso la candidatura per la Presidenza degli Stati Uniti. Le ore di quella giornata scorrono verso la speranza di una possibile vittoria di Bob Kennedy sull'avversario McCarthy. Si chiuderanno nelle prime ore del 5 giugno con i colpi di pistola sparati da Sirhan Sirhan che stroncheranno non solo la vita di un uomo ma le speranze di quell'America che vuole uscire dalla follia della guerra nel Vietnam. Emilio Estevez decide di raccontarcele non seguendo, più o meno documentaristicamente, le 'ultime ore' del candidato ma proponendoci altmanianamente la vita delle persone che si trovano, per i più diversi motivi, nell'Hotel Ambassador quartier generale dei Democratici. Dal direttore fedifrago con moglie parrucchiera dell'hotel al cameriere immigrato che vorrebbe poter andare ad assistere alla partita dei suoi sogni ed è costretto a lavorare; dalla cantante ormai alcolizzata al giovane attivista che sogna solo di poter essere presentato al leader è un concatenarsi di storie che ci mostrano uno spaccato dei sogni e delle frustrazioni degli Stati Uniti di quei giorni.
Estevez, che all'epoca aveva sei anni, mette insieme un cast ad altissimo livello per raccontarci di un American Dream che sembrava ancora possibile e che, da quel giorno che faceva seguito agli spari di Dallas, ha cominciato a impallidire. Estevez non è meno americano di chi osanna Bush ma fa parte di quell'America legata all' "I Care"(Mi riguarda) di cui Bob Kennedy fu l'ultimo vessillo. "Hanno creato un deserto e lo chiamano pace" diceva Bob in riferimento al Vietnam. Quelle parole, pronunciate dalla sua viva voce nel film hanno un valore che si estende all'oggi. Basta cambiare i riferimenti. Nel matrimonio di due giovani che vedono nella cerimonia l'unica possibilità di salvezza dalla chiamata al fronte per il lui della coppia e che scoprono che non si tratta solo di un escamotage ma che il loro è amore sta il nucleo del film. Potranno riferirci (ed è stato fatto anche con libri documentati) dei versanti oscuri del mito die Kennedy. Sta di fatto che, dopo di loro, nessuno si è più levato con altrettanta forza per offrire agli americani la possibilità di costruire la speranza in un mondo dove l'ossessione del 'nemico' (interno o esterno che fosse) non costituisse l'unico parametro di valutazione delle azioni individuali e politiche. Il lungo discorso di Bob Kennedy, che chiude il film mentre scorre un'alternarsi di scene ricostruite e di materiali relativi a quella notte, è lì a ricordarcelo. "Sono convinto che possiamo lavorare tutti insieme. Siamo un grande paese, un paese altruista e compassionevole". Bobby, così come il cinema vero richiede, riesce a parlarci del passato per farci riflettere sul presente.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 1 novembre 2010
paride86

A dispetto del titolo, Robert Kennedy e il suo attentato è solo il filo che lega i personaggi e le storie che "Bobby" racconta. Storie di dolore, ideali, perdono, ma soprattutto una grande riflessione sulla violenza e le sue conseguenze. Nonostante i risvolti drammatici, è un film che porta con sé un messaggio positivo e ottimista. Ottimi tutti gli attori.

sabato 15 gennaio 2011
ultimoboyscout

Un film corale se così si può dire, con un cast ricchissimo, una storia fluida, una costruzione intelligente con immagini di repertorio miste a quelle cinematografiche, un aregia sapiente. Ingiustamente trascurato e sottovalutato, se ne parla sempre troppo poco perchè affatto commerciale. Eppure merita tantissimo. Complimenti per l'ottimo lavoro.

mercoledì 3 febbraio 2010
Fabrizio Cirnigliaro

Questo film ci parla del passato per farci riflettere sul presente. Dopo la crisi economica in molti hanno citato le parole di Bobby riguardanti il PIL, i suoi discorsi risultano innovativi ancora oggi, a più di 40 anni dalla sua morte. Chissà cosa ne pensano i leader mondiali che si sono riuniti in questi giorni a L’Aquila per l’ennesimo G8.

venerdì 18 giugno 2010
Domenico Maria

In un espositore,davanti l'edicola sotto casa.4.99 euro:una trentina di titoli misti.Un film che mi ricordava un certo contrasto di opinioni.Lo ho comperato,anche sperando di poterlo proporre alle Quinte per la Maturità 2011.Dopo una attenta visione,mi sono convinto di avere,di nuovo,trovato una pellicola molto istruttiva,oltre che recitata da una grandissima squadra di attori.

giovedì 14 novembre 2013
kondor17

Tutto il canovaccio si svolge in un giorno, il 5 giugno 1968. L'hotel Ambassador di LA è in fibrillante attesa per l'arrivo di RFK. Sono in corso le primarie per designare il candidato premier per i democratici. Kennedy e mc carthy sono lì e lì, manca solo la California, e sarà l'ago della bilancia. I giornalisti, lo staff, gli attivisti si mescolano alla gente, [...] Vai alla recensione »

sabato 8 dicembre 2012
Genni49

 Il film mostra  come trascorrono il tempo  alcune persone nell’Hotel Ambassador a Los Angeles un po’prima dell’assassinio di Bob Kennedy. Un film corale, quindi, alla maniera di Nashville di R. Altman, ma con soggetto ben diverso.  Poetico, struggente, atrocemente bello . Alterna  scene della vita dei personaggi  con foto , filmati e frasi degli ultimi [...] Vai alla recensione »

martedì 6 marzo 2012
gioe1956

grazieroma

giovedì 14 novembre 2013
__JB__

..."come il film ricorda molto bene, Bobby era anche un fervido anticomunista (anche da ministro della Giustizia nel governo del fratello), tanto da rifiutare sulle prime anche solo un’intervista con un giornale cecoloslovacco e da convincersi – tramite il suo ufficio stampa – solo per via dell’incipiente “primavera di Praga” dove un utopico socialismo dal volto [...] Vai alla recensione »

Frasi
Io non sono capace di stare da sola...
Se stai con un uomo sposato che non lascerà mai la moglie, ti stai costruendo una vita da sola, tesoro.
Dialogo tra Patricia (Joy Bryant) - Angela (Heather Graham)
dal film Bobby
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Paolo D'Agostini
La Repubblica

È una trovata forse un po' ovvia quella del microcosmo di gente qualsiasi che circonda i grandi fatti, la storia minuscola che racconta la storia maiuscola. Però quando in Bobby di Emilio Estevez (figlio di Martin Sheen) vedi scorrere uno dietro l'altro Hopkins e la Stone, Belafonte e Demi Moore, Laurence Fishburne e Sheen, per stare solo ai nomi più grossi, l'effetto è molto coinvolgente.

Irene Bignardi
La Repubblica

Quando i fili narrativi si intrecciano, quando sullo stesso palcoscenico del racconto si mescolano i personaggi e le vicende, quel film deve qualcosa a Robert Altman, il grande regista che della coralità e della pluralità delle storie ha fatto il suo marchio di fabbrica. Come Bobby, che ad Altman ha guardato in una curiosa rifrazione e in un interessante rimbalzo tra realtà e fantasia.

venerdì 16 febbraio 2007
Claudia Mangano
Il Mucchio

Emilio Estevez (il regista di questa pellicola appassionata e presentata al Lido in anteprima alla passata edizione della Mostra del Cinema) non lo dice esplicitamente, però è chiaro che l'aver voluto raccontare l'ultimo giorno di vita di Robert Bobby Kennedy abbia non poche implicazioni con l'attuale presente americano. Non è più il 1968, ma alla guerra in Vietnam oggi si sostituisce quella in Iraq [...] Vai alla recensione »

Mariuccia Ciotta
Il Manifesto

Applausi e nessun fischio alla proiezione per la stampa quotidiana ieri sui titoli di coda di Bobby, film in concorso di Emilio Estevez. Questo per la cronaca. Per la storia invece è meglio ricordare che Robert «Bobby» Kennedy è stato il più grande accusatore della mafia italo-americana e cubana durante la presidenza del fratello John, ucciso a Dallas il 22 novembre 1963.

Stefano Solinas
Il Giornale

Qualche mese prima avevano sparato a Martin Luther King, qualche giorno prima a Andy Warhol. Quel cinque giugno del 1968 fu la volta di Robert Kennedy, in corsa per le primarie del Partito democratico e, in caso di vittoria, come sembrava probabile, futuro presidente degli Stati Uniti. Da allora, l'idea che il sogno americano potesse ancora definirsi tale, e non un incubo, scomparve sempre.

Boris Sollazzo
La Provincia di Como

Troppo spesso scusiamo coloro che sono disposti a costruire la propria vita sui sogni infranti di altri esseri umani. Ma una cosa è chiara: la violenza genera violenza, la repressione genera rappresaglia. Sono le parole del leader politico più illuminato del dopoguerra, Robert Francis Kennedy, nell'annunciare l'omicidio del suo più grande alleato, Martin Luther King.

Nino Dolfo
Brescia Oggi

Un affresco alla Altman, un'istantanea di gruppo, tutto in una notte, un puzzle di destini minimi che si sfiorano o si incrociano sullo sfondo di un'America che vorrebbe cambiare la sua storia e invece rimane impastoiato nell'ambiguità di sempre: Grande Paese che incarna la democrazia e i suoi contrari. È un modello di cinema sicuramente non nuovo quello di Bobby, che comunque il neo regista Emilio [...] Vai alla recensione »

Dario Zonta
L'Unità

Il regista e attore Emilio Estevez, figlio di Martin Sheen, ricorda molto bene, nonostante la sua giovane età, il giorno in cui Robert F. Kennedy fu assassinato a Los Angeles. Il padre lo svegliò nel cuore della notte per renderlo partecipe del momento. Di tradizione kennediana gli Sheen vissero quel lutto nel privato della loro casa, come tante altre famiglie, tra coloro che lessero in quell'evento [...] Vai alla recensione »

A. O. Scott
The New York Times

Con Bobby, Emilio Estevez – autore della sceneggiatura, regista e interprete – si è posto un obiettivo enorme e onorevole. È giusto dirlo. Se le intenzioni contano qualcosa, Estevez è da ammirare. Ha cercato, attraverso tante storie che si intrecciano casualmente, di riprodurre un sentimento collettivo. Con un cast di una ventina di pesi massimi ha provato a catturare la combinazione di ansia, rabbia, [...] Vai alla recensione »

Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Gente che va, gente che viene" all'Ambassador hotel di Los Angeles, una sera di giugno, anno 1968. L'ex portiere – non si rassegna alla pensione, e sta nei pressi della porta girevole per salutare con deferenza ricordando i vecchi tempi (oppure gioca a scacchi con una faccia nota, a cui non sappiamo subito dare il nome: è Harry Belafonte) – cita esplicitamente Grand Hotel di Edmund Goulding.

Mariuccia Ciotta
Il Manifesto

Ora che anche il governatore della California è stato ribattezzato «Schwarzenkennedy» da The Wall Street Journal, che lo ridicolizza per il suo nuovo look democratico, sarebbe meglio ridefinire l'eredità di John e Robert. E andare al cinema per vedere Bobby di Emilio Estevez. Si incontrerà un Kennedy non pacificato, alla ricerca dell'America rooseveltiana perduta, infiammato di speranza e di una visione [...] Vai alla recensione »

martedì 6 febbraio 2007
Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Un giorno nella vita dell’America. Un giorno tragico, finito con l'assassinio di Robert Kennedy. Bobby di Emilio Estevez, porta tante piccole storie a ritrovarsi in quell'attimo infernale in cui, ancora una volta, gli Stati Uniti sono travolti da un atto di violenza devastante. Con la morte del candidato democratico alla Casa Bianca finisce i l sogno di una generazione.

Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

Fino alle ultime sequenze Robert Kennedy non "entra" nella storia, di Bobby (Usa, 2006). All'Ambassador di Los Angeles lo attendono in molti, quel 6 giugno 1968 che sarà l'ultimo giorno della sua vita. Lo attende Paul (William H. Macy), il direttore dell'Hotel, e con lui lo attendono John (Anthony Hopkins), un vecchio portiere in pensione, e i tanti altri personaggi: una ventina, considerando solo [...] Vai alla recensione »

Gian Luigi Rondi
Il Tempo

Bobby è Robert Kennedy, che se non fosse stato assassinato da un fanatico palestinese la notte del 4 giugno 1968 all'hotel Ambassador di Los Angeles, dopo aver vinto le Primarie in California, avrebbe probabilmente cambiato l'America, come aveva cominciato a fare suo fratello John, andato incontro a un destino eguale. Emilio Estevez, un regista anche attore di una certa fama, racconta qui quella notte [...] Vai alla recensione »

Boris Sollazzo
Liberazione

Bobby - work in progress. Questo titolo sarebbe piaciuto molto a Robert Fitzgerald Kennedy. Perché per lui l'America era una versione non definitiva di quella che sognava, voleva, pretendeva. Avrebbe tagliato e aggiunto, come farà Emilio Estevez nei prossimi mesi con le due ore di film che raccontano l'uomo politico più importante del dopoguerra americano.

Lietta Tornabuoni
La Stampa

Bobby è il senatore Robert F. Kennedy, ammazzato a colpi di pistola a 42 anni nella cucina dell'Hotel Ambassador di Los Angeles durante la campagna elettorale, il 4 giugno 1968. Emilio Estevez ha costruito intorno a quella morte un film (in concorso benché incompiuto, work in progress) molto singolare: come in The Queen, il film è mescolato alle telecronache d'epoca; i discorsi di Bob Kennedy, infinitamente [...] Vai alla recensione »

Natalino Bruzzone
Il Secolo XIX

L'Hollywood liberal non si arrende all'era George W. Bush. I democratici credono in un'America che ha in Robert Kennedy il santino ancora capace di parlare a un Paese compassionevole. Così una famiglia di spettacolo come quella di Martin Sheen torna al 6 giugno '68 quando, come cinque anni prima a Dallas, un Kennedy fu fermato da una pallottola. Bobby, oggi in gara, diretto da Emilio Estevez, un figlio [...] Vai alla recensione »

Federico Pedroni
Film TV

Emilio Estevez è un quarantacinquenne che conserva quello sguardo malinconico da ragazzo presente in molti teen movie degli anni '80, dal bellissimo I ragazzi della 56° strada di Coppola a The Breakfast Club. Figlio dell'attore Martin Sheen, ha vissuto sin da bambino il clima impegnato dell'America liberal degli anni '60. Ed è stato quindi per lui naturale tornare alla notte in cui tutto finì.

Liana Messina
D di Repubblica

Emilio porta con orgoglio il suo cognome vero, Estevez, lo stesso di suo padre. Quasi 25 anni fa, quand'era più irrequieto e meno saggio, l'aveva scelto per allontanarsi da lui, quella figura paterna ingombrante, noto al mondo come Martin Sheen, protagonista dell'epocale film Apocalypse Now. Lui e suo fratello minore Charlie iniziarono a recitare presto, nonostante papà fosse contrario.

Paolo D'Agostini
La Repubblica

Bobby di Emilio Estevez, che è figlio dell'attore Martin Sheen, è un bell'esempio di Storia grande non spiata dal buco della serratura come si potrebbe insinuare ma osservata ad altezza di uomo comune. In sintonia con il valore e il significato che nella vita e nella politica statunitense degli anni Sessanta ebbero i Kennedy e l'enorme aspettativa che intorno a loro si accese.

Valerio Caprara
Il Mattino

I punti di vista restano inconciliabili, ma sta di fatto che il Mito Americano si conferma il fulcro della Mostra. Specie quando, sull'eco di sempreverdi come «California dreamin'» o «The sound of silence», risuonano stentoree le autentiche parole di Robert F. Kennedy: «La violenza semina violenza, la repressione genera ritorsioni e solo una pulizia dell'intera società potrà eliminare questa malattia [...] Vai alla recensione »

Gloria Satta
Il Messaggero

Sharon Stone per la prima volta cafona, con trucco pesante e bigiotteria vistosa, è una parrucchiera d'hotel e fa lo shampoo a Demi Moore, cantante alcolizzata: indimenticabile duetto di dive nel film di Emilio Estevez Bobby , dedicato all'assassinio di Robert Kennedy e farcito di star (ci sono anche Anthony Hopkins, Harry Belafonte, Helen Hunt, Christian Slater, Willikam H.

Maurizio Cabona
Il Giornale

Bobby di Emilio Estevez - ieri in concorso alla Mostra - ha lo stesso difetto del fuori concorso World Trade Center di Oliver Stone: il titolo forza il contenuto, lo fa sembrare una - almeno parziale - biografia di Robert Kennedy, mentre lui appare solo in filmati tv d'epoca. Quanto al suo assassinio, prende gli ultimi cinque minuti su centoventi. Presidiano il resto ventidue vicende, frutto - salvo [...] Vai alla recensione »

Dario Zonta
L'Unità

«Nonostante quello che succeda negli Stati Uniti da tre anni a questa parte – e mi riferisco alle divisioni, alle violenze, e al disincanto per la nostra società in generale, che si tratti di bianchi contro neri, di poveri contro ricchi… - sono convinto che possiamo lavorare tutti insieme. Siamo un grande paese, un paese altruista e compassionevole».

Maurizio Cabona
Il Giornale

Il film di Emilio Estevez s'intitola Bobby, Kennedy però si vede solo in tv, in immagini di repertorio, perché questo non è un RFK dopo JFK: è un rifacimento di Grand Hotel. Dunque, gente che va e gente che viene, incluso l'assassino del senatore. Ma nei centoventi minuti precedenti il delitto si accavallano ventidue vicende, salvo una, di fantasia, accomunate dallo svolgersi nell'albergo e nel giorno [...] Vai alla recensione »

Alberto Pesce
Il Giornale di Brescia

C'è forse un eccesso di gonfiezza patriottica nelle lunghe scene finali di Bobby di Emilio Estevez. In voce fuori campo, l'appassionato discorso di Robert J. Kennedy dell'aprile 1968 sui modi per fermare la violenza in un'America lacerata da contrasti razziali, tensioni sociali, abiure di un'ormai agonizzante guerra in Vietnam, fa da contrappunto sonoro troppo insistito e lungo a confusioni, isterie, [...] Vai alla recensione »

Francesco Alò
Il Messaggero

Fu il terzo. Il fratello John Fitzgerald il 22 novembre 1963, l'amico Martin Luther King il 4 aprile 1968 e lui, Robert Francis Kennedy, il 6 giugno di quell'anno. Fine dei giochi e inizio non casuale della New Hollywood, generazione incazzata nera col governo Usa. Tra gli attori c'era Martin Sheen, padre di Emilio Estevez, negli anni 80 già parte del brat pack e oggi regista del corale Bobby: 12 personaggi [...] Vai alla recensione »

Achille Frezzato
L'Eco di Bergamo

Nonostante quello che succede negli Usa da tre anni a questa parte - e mi riferisco alle divisioni, alle violenze e al disincanto per la nostra società in generale, che si tratti di bianchi contro neri, di poveri contro ricchi - sono convinto che possiamo lavorare tutti insieme. Siamo un grande Paese, un Paese altruista e provvidenziale. Sono le parole, in cui si rispecchiava un'intera generazione, [...] Vai alla recensione »

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