36ª edizione del Torino Film Festival, il programma dei 149 film. Torino - 23 novembre/1 dicembre 2018. Le recensioni, trame, listini, poster e trailer, ordinabili per:
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Un film fantascientifico su un bambino che sogna di diventare giallo e viaggiare sulle onde elettromagnetiche. Espandi ▽
Un bambino sogna di essere diventato giallo e di viaggiare sulle onde elettromagnetiche guidato da Nick (Electronic), un personaggio uscito dal televisore. Piccola fiaba fantascientifica per ragazzi realizzata per la tv, su una storia (di Pressburger) che anticipa molti spunti dell'immaginario hollywoodiano successivo. Recensione ❯
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Cortometraggio nel quale la star Ralph Richardson racconta la storia di un assistente che diventa eroe di guerra. Espandi ▽
Cortometraggio finanziato dal Ministero dell'informazione per propagandare l'arruolamento volontario nella Fleet Air Army della Marina: una star della scena britannica, Ralph Richardson, racconta la storia del suo assistente teatrale, che si è arruolato, è stato decorato ed è diventato un eroe di guerra. Recensione ❯
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Amori, tradimenti, libertà sessuale e soprattutto esistenziale. Tra sogno ed uso del tempo reale, uno dei film più sperimentali e letterari di Jean Eustache. Espandi ▽
Alexandre vive la maggior parte del tempo affondato nel letto. Senza lavoro e senza soldi, dorme da Marie ma prova a riconquistare Gilberte, la donna che ama e che lo respinge. Tra un café e una chambre de bonne seduce Veronika, una giovane infermiera disponibile al sesso e all'amore. Sul fondo dell'ebrezza e di lunghe notti di confessioni liquide, le dissertazioni amorose prendono un accento greve. Qualcuno tiene il muso, qualcuna ascolta, qualcuna vomita il diritto di contraddirsi e di andarsene. Poi tutto ricomincia su una vecchia canzone, perché a Parigi "les amants s'aiment à leur façon...".
Si dica senza indugio, La maman et la putain è il film più bello del mondo. Quello che ci ha insegnato a fare e a disfare il letto, ad ascoltare le donne, a vomitare con classe, a fischiettare Fréhel prima del caffè, a camminare in città e a sedurre al primo appuntamento, parlando troppo o stando in silenzio.
Come nessuno, il film fiume di Eustache mette in scena il disincanto degli orfani del '68, spettri che si sfiorano senza scaldarsi, cercando rifugio in un'erranza parigina piena di insolenza o in certe ore pallide della notte, tra le lenzuola sgualcite di Jean-Pierre Léaud o nella fibra letteraria dei loro monologhi. Recensione ❯
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Il ritratto di un'adolescenza così com'era 50 anni fa, con tutta la consapevolezza e la tenerezza necessarie. Drammatico, Francia1974. Durata 123 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Daniel è diviso tra Pessac, dove vive con la nonna e Narbonne, dove vive sua madre con la quale non riesce ad avere un bel rapporto. Espandi ▽
Daniel sta entrando nell'adolescenza con tutto il bagaglio di domande e di aspettative che ciò comporta. Questa fase di passaggio ne implica anche un'altra. Il ragazzo deve lasciare l'abitazione della nonna per andare a vivere in un'altra località con la madre e il suo nuovo compagno. Questo non gli renderà le cose più facili ma contribuirà comunque a farlo crescere.
Jean Eustache torna a realizzare un film autobiografico volgendo lo sguardo ad una fase della vita importante per lo sviluppo della personalità. Eustache torna a parlare di sé e di sessualità ma lo fa attraverso la narrazione del suo alter ego Daniel che si trova in quella fase (che tutti hanno attraversato) in cui si cerca di comprendere il proprio ruolo nel mondo mentre si avvertono i primi impulsi che richiedono una gestione se non una soddisfazione.
In un film strutturato 'per sequenze separate da dissolvenze in chiusura Eustache riesce ad offrirci il ritratto di un'adolescenza così com'era 50 anni fa con tutta la consapevolezza, ma anche con tutta la tenerezza necessarie. Recensione ❯
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La storia di una domenica parigina in cui una donna viene scippata da due giovani. Espandi ▽
Due giovani sfaccendati borseggiano maldestramente la donna da poco abbordata. Storia di una domenica parigina attraversando il paesaggio urbano e interiore tra Montmartre e Pigalle, con la vita colta nel suo battere. Folgorante e asciutto esordio di Eustache in pieno territorio Nouvelle vague, tra sogni contratti e senso di marginalità. Recensione ❯
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Messa in scena della parola, gioco di vero e falso, illusione che mito, memoria, cinema preesistano alla realtà: come un foro nella porta. Espandi ▽
Un uomo racconta com'è diventato voyeur guardando da un buco nella toilette delle signore. La narrazione è duplice: in forma di finzione, affidata a Michaël Lonsdale, e di documentario, narrato in prima persona da Jean-Noël Picq. Recensione ❯
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Jean Eustache propone una sua visione di vita e passato attraverso la ripresa della nonna Odette Robert. Espandi ▽
Pietra miliare eustachiana: un illimitato piano sequenza della nonna Odette Robert, la sua narrazione della vita e della "storia" in risalita assoluta del tempo, come riflessa sul volto nascosto del nipote regista, inquadrato di spalle. Una mise en abîme fissa, invisibile e struggente, capace di evocare il mito, unendo Lumière e Méliès, corpo fantasmatico e parola. Il film sarà presentato per la prima volta in Italia alla 36.ma edizione del Torino Film Festival. Recensione ❯
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Il rituale contadino della macellazione del maiale in un villaggio dell'Ardèche. Espandi ▽
La perfetta compenetrazione di regia e montaggio tra Eustache e il documentarista Jean-Michel Barjol si spinge in un villaggio dell'Ardèche per narrare il rituale contadino legato alla macellazione del maiale. Cinema corporeo sulle origini e sul mistero della natura, capace di captarne l'anima tra i densi vapori e i contorni indefiniti della campagna. Recensione ❯
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Il cinema di Eustache e la tavola infernale del trittico di Bosch. Espandi ▽
Quasi un contatto sottotraccia tra la tavola infernale del trittico di Bosch e il cinema di Eustache. La dissertazione improvvisata dell'amico e psicanalista Jean-Noël Picq davanti ad alcuni ascoltatori svela pian piano il pannello più creativo e vitale del pittore, la sua scomposizione delle narrazioni e la concentrazione in punti slegati. Recensione ❯
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Progressivo distacco tra parole e immagini per un discorso sull'immaginario che congiunge regista e narratrice. Espandi ▽
La fotografa Alix Cléo Roubaud (altro talento scomparso prematuramente) mostra i suoi lavori a Boris Eustache, giovane figlio del cineasta: volti, paesaggi, nature morte, ricordi, narrati in maniera sempre più personale, complice e diacronica. Recensione ❯
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Versione ridotta di Numéro zéro, rimontata nel 1980 per il passaggio televisivo su TF1. Espandi ▽
Per vent'anni questo film ha rappresentato l'unica possibilità di vedere la matrice visuale e di pensiero alla base dell'opera del regista. Infatti Numéro zéro ha visto la luce solo nel 2002, recuperato da Boris Eustache, Thierry Lounas, Jean-Marie Straub e Pedro Costa. Recensione ❯
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Eustache documenta una cerimonia del suo paese natale Espandi ▽
Un film in cui lo sguardo antropologico sulla realtà si apre alla narrazione documentaria. Pessac (città natale del regista) premia ogni anno come Rosière una fanciulla della comunità per la sua purezza e virtù. Senza dare giudizi su quel rito fuori dal tempo, l'autore si abbandona alle istanze inespresse di libertà e dolcezza, colte nei volti della provincia e delle proprie radici. Recensione ❯
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A 11 anni dal primo documentario, Eustache torna a filmare, a colori, il rito della sua città natale. Espandi ▽
Ancora un'indagine, una risalita emozionale verso i simulacri e le radici della tradizione. Ancora volti, che riannodano di lontano gli sguardi di tutti i personaggi osservati e amati dei suoi film, in una memoria inarrivabile di sé e dell'altro. Recensione ❯
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