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Liz&Richard...e gli altri

Un film sulla Taylor e Burton.
di Pino Farinotti

In foto la coppia Richard Burton e Elizabeth Taylor.

lunedì 6 giugno 2011 - Focus

Martin Scorsese farà un film sulla storia (d'amore) di Elizabeth Taylor e Richard Burton. Il documentario Martin Scorsese viaggio nel cinema americano, dello stesso Scorsese e di Henry Wilson, è un'appassionata dichiarazione d'amore del regista verso quel cinema. È lì che Martin dichiara la sua educazione sentimentale, che gli arriva dai grandi modelli e dai grandi titoli di quel fenomeno che è stato Hollywood. Certo esemplari sono le immagini della copertina del dvd, tutte eroiche: fotogramma di Eastwood (Gli spietati), Orson Welles (Quarto potere), Marlon Brando (Un tram che si chiama desiderio), Fred MacMurray e Barbara Stanwyck (La fiamma del peccato), James Dean (Gioventù bruciata), Ryan O'Neal e Marisa Berenson (Barry Lyndon), Paul Muni (Scarface), Buster Keaton (The Cameraman), Paul Newman (Furia selvaggia). Un'immagine di Billy Wilder e Nicholas Ray che leggono una sceneggiatura. Infine il fotogramma più grande: Stanley Kubrick vicino a una mitragliatrice, dunque sul set di Orizzonti di Gloria. Così, Kubrick, Ray e Wilder citati due volte. Avrà un senso. Un artista che ha metabolizzato così nel profondo il cinema americano lo si può certo considerare un profeta credibile. Nel 2004, con The Aviator, aveva già toccato Hollywood attraverso un personaggio più volte leggendario, Howard Hughes, produttore-regista-seduttore-magnate-inventore. Ipocondriaco mezzo matto. Personalità "onnicomprensiva" che poteva benissimo rappresentare il mondo del cinema e quella cultura. Adesso Scorsese ha scelto la vicenda della Taylor e di Burton. Occorre dargli credito. Ma perché quei due e non altre coppie, esempi di enorme popolarità e incidenza?

Progressista
Hepburn-Tracy portavano contenuti importanti. Il loro carattere nel film era incisivo e sottile, aperto. Il canovaccio voleva lei indipendente, quasi aggressiva, femminista, e lui furbescamente bonario, apparentemente remissivo ma pronto, alla fine a far valere i diritti del maschio. E dopo dialettiche e liti anche furibonde, trovavano la misura giusta, nel rispetto dei due sessi. Le platee impazzivano per loro. Hanno attraversato quattro decenni.

Sul set di Acque del Sud, 1944, fu colpo di fulmine fra Laureen Bacall e Humphrey Bogart. Nacque un amore che durò fino alla morte di lui, nel '57. Humphrey aveva l'età per essere padre di Laureen, e per il pubblico furono quel tipo di coppia, lui più grande e protettivo, lei che si affidava. Ma insieme molto trasmisero, attenzione al sociale e anche alla cultura. Poi lui si ammalò, tumore all'esofago, e Laureen non lo abbandonò un momento, fino alla fine. Magnifico esempio al quale l'America, e non solo, assistette.

Il matrimonio fra Paul Newman e Joanne Woodward è durato oltre cinquant'anni.
Hanno rappresentato la coppia perfetta americana, nel lavoro, nell'impegno e nella famiglia. Vengono accreditati come un modello a prova di tutto, nessun passo falso, nessun pettegolezzo. Talento, intelligenza, successo, intimità. Certo hanno dovuto affrontare la morte di un figlio (del primo matrimonio di Newman) per droga. Diciamo che un grande dolore ci sta, anche per legittimare tutto il resto. Le tre grandi coppie, trasversali nel cinema e nella vita americana, avevano in comune l'applicazione sociale e civile. Uomini e donne erano tutti liberal, erano colti e progressisti, sempre in prima linea quando c'era da firmare, o da marciare per una buona causa e sempre schierati col candidato democratico alla presidenza.

Inglesi
Negli anni quaranta Vivien Leigh e Laurence Olivier, sposati, talenti di complesso e straordinario appeal, avevano conquistato Hollywood e gli americani. Possedevano prestigio, bellezza e un sortilegio irresistibile, erano inglesi. Lei era nata nelle colonie, era un'étoile del teatro e con la Rossella di Via col vento aveva dato corpo e volto al più ambito ruolo femminile di tutto il cinema. Lui era il principe di Shakespeare e ambasciatore della cultura britannica nel mondo. Ma forse erano troppo vicini... al sublime, lontani da tutto e da tutti, più intoccabili degli altri semidei del cinema. Neppure sognabili.

In più
Ma Liz e Richard erano tutto ciò che erano gli altri ma con qualcosa in più, di travolgente: il sesso. Si conobbero girando Cleopatra, è notorio. Lui le disse semplicemente "sei proprio bella". Una frase che a Elizabeth non suonava nuova. Un corteggiamento banale e timido che arrivava da chi banale e timido certo non era. Dice Liz che fu proprio questa distonia che la sedusse. Lui era un britannico del Galles, partito col teatro e affermatosi in America col cinema. Era un Olivier meno classico e monumentale ma con maggiore appeal sul grande schermo. Lei era una londinese accorsa subito a Hollywood. A trent'anni aveva già vissuto più vite, private e professionali: il primo film "Lassie" a dieci anni, l'Oscar a ventisette (Venere in visone). Complessivamente la Taylor ha fatto film certo migliori di quelli di Burton. Nel loro primo set insieme lei era Cleopatra e lui Antonio, l'amante. Storia d'amore dolente, ardente e tragica. Qualche cifra di quell'amore storico Richard e Liz se lo tennero addosso. Sparivano dal set, cercavano dovunque una privacy. Li "sentivano" da uno stanzino con pareti di cartongesso, da una roulotte. E questo accadeva dovunque, nei ritrovi, nei ristoranti. Si "assentavano un momento" e occorreva aspettarli. Col tempo i rumori furono altri, urla (diverse) e insulti, e bicchieri che si sbriciolavano. Anche questo era amore. Lui le regalava gioielli da corona d'Inghilterra, lei diceva, e poteva dirlo, che Richard era un amante sontuoso. Si sposarono due volte. Poi lui morì di alcol, di tutto, che non aveva ancora sessant'anni. In un certo senso Liz è stata la "sopravvissuta a Richard, anche se si è data molto da fare, quasi fino alla fine.
Sì, si meritano Scorsese.

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