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mercoledì 18 ottobre 2017

Ryan O'Neal

Una triste Love Story

Nome: Charles Patrick Ryan O'Neal Jr.
76 anni, 20 Aprile 1941 (Ariete), Los Angeles (California - USA)
occhiello
Ho tolto il nastro che avevo intorno al collo e l'ho nascosto sulla mia persona. Se lo trovi, puoi tenerlo. Ti permetto di cercarlo dovunque tu voglia: sarò molto delusa di te se non lo troverai.
dal film Barry Lyndon (1975) Ryan O'Neal è Barry Lyndon
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Ryan O'Neal
Golden Globes 1974
Nomination miglior attore per il film Paper Moon di Peter Bogdanovich

David di Donatello 1971
Nomination miglior attore straniero per il film Love Story di Arthur Hiller

David di Donatello 1971
Premio miglior attore straniero per il film Love Story di Arthur Hiller

Premio Oscar 1970
Nomination miglior attore per il film Love Story di Arthur Hiller



Knight of Cups

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,70)
Un film di Terrence Malick. Con Christian Bale, Cate Blanchett, Natalie Portman, Brian Dennehy, Antonio Banderas.
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Genere Drammatico, - USA 2013. Uscita 09/11/2016.

Barry Lyndon

* * * * -
(mymonetro: 4,24)
Un film di Stanley Kubrick. Con Ryan O'Neal, Marisa Berenson, Patrick Magee, Hardy Krüger, Steven Berkoff.
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Genere Drammatico, - Gran Bretagna 1975. Uscita 12/01/2015.

Love Story

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,50)
Un film di Arthur Hiller. Con Ali MacGraw, Ryan O'Neal, John Marley, Ray Milland, Russell Nype.
continua»

Genere Drammatico, - USA 1970.

Quell'ultimo ponte

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,62)
Un film di Richard Attenborough, Sidney Hayers. Con Sean Connery, Gene Hackman, Maximilian Schell, Michael Caine, Elliott Gould.
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Genere Guerra, - Paesi Bassi, Gran Bretagna, USA 1977.

Uno strano caso

* * * - -
(mymonetro: 3,04)
Un film di Emile Ardolino. Con Robert Downey Jr., Ryan O'Neal, Cybill Shepherd, Christopher McDonald
Genere Commedia, - USA 1989.
Filmografia di Ryan O'Neal »

domenica 10 settembre 2017 - Il repertorio musicale diventa il vero protagonista emotivo, sentimentale e relazionale del film.

Baby Driver, fuga a tempo di musica

Roy Menarini cinemanews

Baby Driver, fuga a tempo di musica Ci sono almeno tre aspetti che verosimilmente costituiscono altrettanti punti di forza di Baby Driver e che ne spiegano, almeno in parte, il successo. Il primo e più macroscopico è quello del rapporto tra musica e immagini. Siamo di fronte a un salto di qualità del rapporto tra film e repertorio delle canzoni rock e pop, che già aveva intensificato la sua presenza negli ultimi anni. Complice la straordinaria valorizzazione della storia della musica popolare e delle sue nicchie nell'epoca delle piattaforme digitali, anche la presenza accumulatoria di brani provenienti da tutti i generi e le nicchie musicali si è moltiplicata nel cinema contemporaneo (con la professione del music supervisor sempre più importante). In Baby Driver, grazie all'idea del protagonista vittima di acufene e sempre provvisto di cuffie, il repertorio musicale non è più un commento ma il vero protagonista emotivo, sentimentale e relazionale del film. Gran parte delle soluzioni di montaggio e di regia seguono la costruzione musicale dei brani, con piani sequenza più o meno fluidi a seconda del ritmo armonico del pezzo.
Il secondo aspetto è quello dell'azione. Dopo anni in cui il genere action è stato risucchiato all'interno dei blockbuster - insieme alle sue figure distintive, come l'inseguimento e lo scontro - si sta facendo strada (letteralmente) il ritorno di questo cinema, capitanato dalla saga di Fast & Furious ma puntellato anche da produzioni più piccole, e per questo artigianalmente seducenti, come Baby Driver. Chi definisce il film "fracassone" è meglio cambi sala. Queste sono le regole dell'action, piaccia o meno. Meglio astenersi, se il problema sono le sgommate, gli stridii, i tagli di inquadratura sul dettaglio del cambio e del volante, le auto che saltano per aria al rallentatore e le fughe contromano. Il terzo aspetto consegue da quest'ultimo, ed è lo stile. Non è un caso che Edgar Wright, la cui carriera gli permette ormai di fare certe dichiarazioni, abbia menzionato Driver l'imprendibile di Walter Hill come modello cui ispirarsi. Pensare che Baby Driver sia una versione infantilistica - fin dal titolo - della pellicola con Ryan O'Neal non è un insulto. D'altra parte lo stesso Hill ha più volte sposato la dimensione action con l'umorismo e la comicità dei caratteri, come nel seminale 48 ore.
Per essere come Walter Hill negli anni Ottanta, però, non può bastare qualche citazione e un approccio concreto al set. Bisogna anche credere in un cinema schiettamente popolare ma privo di tutte le puerili (queste sì) soluzioni d'immaginario del digitale. Sebbene Baby Driver non possa dirsi un film completamente analogico, visto che si basa in gran parte su musica riprodotta e ascoltata digitalmente, è al tempo stesso un esempio di vero e proprio pop cinema alternativo a Hollywood. Merito, certo, dei virtuosismi di regia: basta osservare la fuga in automobile della scena iniziale, che è per l'action ciò che è stato per il musical il numero di balletto all'inizio di La La Land. E anche costruzione squisitamente "cinematica" della struttura visiva, con fluidità, movimento, ritmo garantiti da ciò che il linguaggio filmico mette a disposizione da sempre piuttosto che dalle scorciatoie di post-produzione.
Non sorprende, dunque, che a parità di inventiva Baby Driver non si sia fermato all'altezza di un potenziale cult, come invece aveva il precedente ed estroso Scott Pilgrim vs. the World, ma abbia trovato un pubblico ben più ampio.

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