| Anno | 1970 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | USA |
| Durata | 99 minuti |
| Regia di | Arthur Hiller |
| Attori | Ali MacGraw, Ryan O'Neal, John Marley, Ray Milland, Russell Nype, Katharine Balfour Sydney Walker, Robert Modica, Walker Daniels, Tommy Lee Jones, John Merensky, Andrew Duncan, Charlotte Ford, Sudie Bond, Julie Garfield. |
| MYmonetro | 3,00 su 2 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 1 agosto 2019
Due ragazzi di ranghi diversi si innamorano e si sposano. Ma la malattia di lei minaccia la loro felicità. Il film ha ottenuto 7 candidature e vinto un premio ai Premi Oscar, ha vinto 2 David di Donatello,
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CONSIGLIATO SÌ
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In biblioteca, lo studente di Harvard Oliver conosce Jennifer, studentessa di musica. Scatta subito l'amore, nonostante le differenze sociali tra i due: una è figlia di un pasticcere italoamericano, l'altro è il rampollo di una famiglia facoltosa, il cui nonno aveva dato il nome a un istituto dell'università. Decidono presto di sposarsi, nonostante il padre di lui disapprovi l'unione e lo disconosca. Dovranno così arrangiarsi da soli in condizioni economiche precarie, con Jennifer costretta a insegnare e a rinunciare a una borsa di studio a Parigi. Quando Oliver, una volta laureato, è assunto in un prestigioso studio legale di New York, le cose sembrano svoltare al meglio e la coppia decide di avere un figlio. Le analisi riscontrano una grave malattia nella donna e le pronosticano poco tempo da vivere.
Una storia d'amore, come dice il titolo stesso, semplice, lineare, con il sentimento che domina su tutto e sembra vincere.
L'intreccio è abbastanza risaputo: due giovani di estrazione diversa si piacciono, si punzecchiano, cercano di vivere la loro storia a dispetto delle circostanze. È un amore che deve vincere le differenze sociali e chiede a entrambi di rinunciare a qualcosa. Un film del 1970, con una componente di ribellione giovanile che lo colloca dentro lo spirito del tempo, ma molto blanda rispetto a pellicole coeve. Il padre, interpretato da Ray Milland, vede per il figlio un destino già scritto, dal quale non ci si può discostare, ma si dimostrerà, a modo suo, comprensivo. Love Story non ha nessun intento politico o sociale, è interessato solamente all'aspetto personale e sentimentale e usa la contrapposizione tra padre e figlio come ostacolo da affrontare. Oliver, che è anche un campione della squadra di hockey, sente il peso dell'essere all'altezza delle aspettative e vuole dimostrare di sapercela fare autonomamente.
Il film ha una struttura circolare, raccontato come in un lungo flashback, e risulta un po' zuccheroso nella parte amorosa, mentre scivola troppo sul lacrimevole quando irrompe la malattia di lei. Lo sceneggiatore e scrittore Erich Segal ha dichiarato di essersi ispirato, per delineare il personaggio maschile, a due suoi compagni di studi ad Harvard, il futuro attore Tommy Lee Jones e il politico Al Gore. Il film riscosse un grande successo all'epoca e in parallelo fu pubblicato un romanzo, diventato anch'esso un caso. Belli e giusti per la parte i protagonisti Alli MacGraw e Ryan O'Neal. Musiche di Bach, Mozart, Handel e la colonna sonora da Oscar di Francis Lai.
Credo proprio che stavolta il film gridi vendetta nei confronti di una critica spietata e a mio avviso totalmente fuori luogo: l’idea del film non è affatto banale e la sua realizzazione, per quanto non perfetta, sicuramente non è da condannare. “Love story” si propone infatti di affrontare almeno due tra i temi più importanti che permeano una adeguata riflessione sulla vita: il primo è l’idiozia dei [...] Vai alla recensione »