| Titolo originale | Unforgiven |
| Anno | 1992 |
| Genere | Western |
| Produzione | USA |
| Durata | 122 minuti |
| Regia di | Clint Eastwood |
| Attori | Morgan Freeman, Gene Hackman, Richard Harris, Clint Eastwood, Frances Fisher, Saul Rubinek Jaimz Woolvett, Anna Levine, David Mucci, Rob Campbell, Anthony James, Tara Frederick, Beverley Elliott, Liisa Repo-Martell, Josie Smith, Lochlyn Munro. |
| Tag | Da vedere 1992 |
| MYmonetro | 2,93 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 2 dicembre 2019
Due cowboy sfregiano una prostituta. Le sue colleghe mettono insieme mille dollari di taglia per vendicarla. Così si mettono in azione i pistoleri per guadagnarsi la somma. Il film ha ottenuto 9 candidature e vinto 4 Premi Oscar, 4 candidature e vinto 2 Golden Globes, Al Box Office Usa Gli spietati ha incassato 101 milioni di dollari .
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CONSIGLIATO SÌ
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Due cowboy sfregiano una prostituta. Le sue colleghe mettono insieme mille dollari di taglia per vendicarla. Così si mettono in azione i pistoleri per guadagnarsi la somma. I personaggi sono Clint Eastwood, ex killer che adesso fa il contadino, vedovo con due bambini; Richard Harris, un ammazzasette inglese tutto fumo e niente arrosto; Morgan Freeman, amico di Eastwood dai tempi d'oro delle rapine. E c'è lo sceriffo Gene Hackman, che ha una sua personalissima idea della giustizia: tratta bene i cattivi e male i "buoni". Tutta gente sui sessant'anni. C'è anche un giovane killer scattante, ma non ci vede a più di cinquanta metri. I due cowboy vengono scovati e uccisi. Alla fine Clint fa strage di sceriffo e suoi vice, per vendicare il suo amico massacrato a botte.
Il film ha avuto grandi riconoscimenti, anche da una certa critica che aveva sempre visto il western in tralice. Qualcuno ha scritto che qui "si racconta il West (era ora) come fu". " È la rinascita del western", si è detto. In realtà è la sua ennesima fine. Noi partiamo da un postulato: il West non è il western. Che l'America sia stata fatta da tutti i rifiuti del mondo può anche essere una tesi e un film può riprodurre questa realtà. Ma Eastwood qui non si mantiene in quelle righe, ci va sotto. Lo vediamo dibattersi nello sterco di maiale all'inizio, mancare un barattolo con la pistola pur sparando una decina di colpi. Vediamo che si è talmente imbolsito da non riuscire a montare a cavallo. E quando spara col fucile a uno dei due ricercati, gli ci vogliono tre colpi anche se il bersaglio è immobile.
E durante il film veniamo a sapere che ha ucciso donne e bambini, "... ma ero ubriaco". E mentre scorre la storia si attende inutilmente che sotto la cenere rimestata, alla fine brilli un debole, ultimo fuoco di eroismo. Ma no. Se questo è il ritorno in grande stile del "genere", ebbene in questa sede non viene avallato. Naturalmente non c'è indignazione, c'è malinconia. E poi quella di Eastwood non è proprio una novità.
Iniziative contro il mito (e contro il western) il cinema le promuove da decenni. Ricordiamo I compari di Altman e La sparatoria di Hellman, pellicole di iperrealismo maligno. Ma ricordiamo anche le storie di John Ford che erano magnifico cinema western e pessimo West. Quel cinema ci preme, molto. A noi spiace che il West debba trionfare a scapito del western. Messe di Oscar immeritati.
Gli spietati è forse il film di Eastwood che ha goduto del maggior successo di critica: un progetto a lungo accarezzato dal regista che voleva aspettare, dopo aver comprato i diritti sulla sceneggiatura, di essere abbastanza invecchiato, di avere "la faccia giusta". La sua pazienza verrà premiata da due globi d'oro (regia e attore non protagonista, Hackman) e da quattro Oscar: miglior film, regia, attore non protagonista (ancora Hackman) e montatore (Cox). Il film è stato, inoltre, uno dei campioni d'incassi della stagione, un fatto che non accadeva da anni a un western. Gli spietati è stato considerato un film revisionista, un'opera che aggredisce alle fondamenta la visione mitica dell'epopea western. A una prima analisi questo è sicuramente vero, a partire dal protagonista, il pistolero William Munny, che è quanto di più lontano si possa immaginare dall'eroe senza macchia e senza paura. Cos'è che un eroe non deve mai fare? Sparare a uomini disarmati, colpire a tradimento, uccidere donne e bambini. Munny ha fatto tutto questo. Solitamente stordito dall'alcol, in tempi lontani ma non solo: a Big Whiskey uccide il padrone del saloon-bordello che aveva messo il cadavere di Logan davanti al locale. "Hai ucciso un uomo disarmato", protestano, ma Munny replica senza ombra di rimorso: "doveva armarsi, se voleva decorare il suo saloon con il sangue del mio amico". Sarebbe quasi più eroico l'avversario di Munny, lo sceriffo Daggett, che in fondo è simpatico, coraggioso, non picchia le donne e poi è lo sceriffo, non un delinquente qualsiasi. Ma Daggett è anche capace di uccidere a frustate Logan ed è lui a scatenare le violenze successive, riducendo lo sfregio della giovane Delilah a un problema di risarcimento nei confronti del tenutario del bordello, danneggiato in uno dei suoi "investimenti".
Gli spietati non è certo il primo film che strappa la maschera dell'eroismo all'epopea western e rigetta quei tempi e quelle storie nel fango prosaico della realtà. Ma non si limita a cercare la demistificazione. William Munny, che abbiamo visto in una delle prime scene del film mentre cerca di riportare alla ragione un piccolo branco di maiali e finisce coperto di fango ed escrementi, che fa fatica a salire sul suo vecchio ronzino, questo vecchio assassino che ha lasciato la pistola per diventare un contadino miserabile, nel corso del film precipita nel ridicolo ma solo per rialzarsi, buttare giù qualche whisky e affrontare un ultimo scontro decisamente grandioso. Sotto una pioggia dal sapore biblico Munny si trasforma in un demone vendicatore capace di affrontare, da solo, lo sceriffo con tutti gli aiutanti. Con Gli spietati Eastwood riesce a dar vita a un'epica demistificata eppure maestosa, fatta di violenza brutale e inutile ma non priva di fascino. Sarà lo stesso Munny, per uscire dal saloon dove ha compiuto la strage, a dare fiato alle trombe della propria epopea minacciando gli abitanti del paese di uccidere loro, le loro mogli e i loro amici se qualcuno dovesse provare a sparargli contro. Via dunque ogni contenuto moraleggiante, le divisioni fra buoni e cattivi, l'ottimistica fiducia nel fatto che gli eroi sappiano sparare più veloce e più dritto dei malvagi. Due battute dal finale del film sono significative delle intenzioni del regista: "Non me lo merito di morire in questo modo", si lamenta Daggett prima che Munny lo finisca. "I meriti non c'entrano in questa storia", replica Munny. E gli spara.
Intervista telefonica a Clint Eastwood di Alberto Crespi (fonte l’unità). “Io sono felice della mia carriera di attore;al tempo stesso quando nel “70” ho cominciato a dirigere il mio primo film Brivido nella notte pensavo già allora che avrei potuto stare dietro alla macchina da presa ,anziché davanti a fare lo stupido… [...] Vai alla recensione »
Il mito del Far West è morto: lunga vita al mito. Potrebbe essere una buona presentazione per Gli spietati di Clint Eastwood, il capolavoro della maturità del vecchio pistolero mitizzato da Sergio Leone e Don Siegel (ai quali il film è dedicato) ed allo stesso tempo l’intensa e crepuscolare riattualizzazione di un genere che sembrava ormai aver detto e categorizzato tutto.