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lunedì 25 maggio 2020

Valerio Binasco

Alla bestia nel cuore

55 anni, 20 Giugno 1964 (Gemelli), Paderna (Italia)
occhiello
"Stai attento perché io sono uno di quelli che si affezionano. Se tu dici che sei mio amico va a finire che io ci credo!"
dal film Alaska (2015) Valerio Binasco  Sandro
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Valerio Binasco
David di Donatello 2016
Nomination miglior attore non protagonista per il film Alaska di Claudio Cupellini



Dal 12 novembre Noi credevamo verrà distribuito con solo 30 copie.

È polemica per la scarsa distribuzione

mercoledì 10 novembre 2010 - Luca Marra cinemanews

È polemica per la scarsa distribuzione M ario Martone legge il giuramento della "Giovine Italia" come Roberto Saviano ha detto l'8 novembre in tv a Vieni via con me, "Queste parole" spiega il regista "Riguardano il nostro tessuto civile dal Risorgimento fino a oggi". Si apre così la conferenza stampa di presentazione di Noi Credevamo, ultimo film di Mario Martone presente alla casa del cinema di Roma con parte del cast: Luigi Lo Cascio, Francesca Inaudi e Valerio Binasco. La pellicola, passata in concorso all'ultimo festival di Venezia, è un corposo spaccato sul Risorgimento italiano, in parte ispirato al romanzo omonimo di Anna Banti.
Martone torna al cinema dopo sei anni con un film complesso e impegnativo: "Faccio storie dolorose da sempre. Non so perché ma non sono infelice" premette il regista che poi si focalizza sul suo ultimo film: "Noi Credevamo è fantascienza al contrario, ambientato nel passato ma parla al presente. Non trattiamo del Risorgimento ma di quattro storie legate a questo periodo, quattro luci su ombre che la maggior parte dei cittadini non conosce".
Nel cast, tantissimi attori italiani. Francesca Inaudi che interpreta la liberale principessa Caterina di Belgiojoso racconta : "Mi sono documentata sul personaggio, ma poi la passione ha sovrastato il pur necessario lavoro autobiografico. Volevo restituire l'umanità di Caterina". Ardore nella recitazione anche per Luigi Lo Cascio nei panni di un fervente repubblicano: "Ho cercato di rendere impercettibile lo scarto tra il sentimento e l'azione e mi ha aiutato il sottofondo operistico, colonna sonora del film" dichiara l'attore siciliano, curioso invece l'episodio che ha ispirato il lavoro di Valerio Binasco: "Ho letto molto Dostoevskij, ma un giorno una persona con problemi mentali è venuta in camerino, la sua forza d'animo mi ha guidato sul set".
Grandi temi, 6 milioni di euro di budget ma solo 30 copie per il film che uscirà venerdì prossimo: è polemica per la scarsa distribuzione. Per Carlo Degli Esposti, uno dei produttori "In Italia è impossibile produrre cose non banali. Noi credevamo non merita poche copie, ci sono tanti ‘geometri della cultura', ma serve un architetto che orienti il gusto in senso più alto. Scriverò alla Rai per avere più spot in questo week end" proprio dal servizio pubblico televisivo arriva la replica, Paolo Del Brocco, amministratore di Rai Cinema dichiara: "La Rai ha finanziato il film al 50%, crede in quest'opera necessaria e importante ma se le persone vedono più i cinepanettoni, non dipende dai bravi o scarsi ‘architetti della cultura'", amareggiato Filippo Roviglioni, amministratore di 01 Distribution che distribuisce la pellicola : "Dimentichiamo forse che bisogna fare i conti col mercato, con gli esercenti e non è semplice".
In ogni caso, Mario Martone è fiducioso: "Spero che gli spettatori apprezzino il film e gli regalino quindi il successo" nonostante l'ottimismo l'autore napoletano non perde la sua appassionata lucidità e conclude: "L'Italia comunque è stata fatta ma non dobbiamo nascondere che è stata costruita anche col sangue, come i francesi sono consapevoli che la loro patria è nata con la rivoluzione. C'è un fondo di autoritarismo che ogni tanto riemerge nel nostro Paese e che va combattuto. Dobbiamo assumerci la forza dell'azione legale e non violenta per cambiare. Noi credevamo e crediamo ancora".

Nome di donna

Nome di donna

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(mymonetro: 2,43)
Un film di Marco Tullio Giordana. Con Cristiana Capotondi, Valerio Binasco, Stefano Scandaletti, Michela Cescon, Bebo Storti.
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Genere Drammatico, - Italia 2018. Uscita 08/03/2018.
Alaska

Alaska

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(mymonetro: 3,47)
Un film di Claudio Cupellini. Con Elio Germano, Astrid Berges-Frisbey, Valerio Binasco, Elena Radonicich, Antoine Oppenheim.
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Genere Drammatico, - Italia, Francia 2015. Uscita 05/11/2015.
Il giovane favoloso

Il giovane favoloso

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,60)
Un film di Mario Martone. Con Elio Germano, Michele Riondino, Massimo Popolizio, Anna Mouglalis, Valerio Binasco.
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Genere Biografico, - Italia 2014. Uscita 16/10/2014.
Tutto parla di te

Tutto parla di te

* * * - -
(mymonetro: 3,15)
Un film di Alina Marazzi. Con Charlotte Rampling, Elena Radonicich, Valerio Binasco, Maria Grazia Mandruzzato.
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Genere Drammatico, - Italia 2012. Uscita 11/04/2013.
Noi credevamo

Noi credevamo

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(mymonetro: 3,36)
Un film di Mario Martone. Con Luigi Lo Cascio, Valerio Binasco, Francesca Inaudi, Andrea Bosca, Edoardo Natoli.
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Genere Drammatico, - Italia, Francia 2010. Uscita 12/11/2010.
Filmografia di Valerio Binasco »

giovedì 7 maggio 2020 - Un film che si nasconde per poi rivelarsi, pianta saldamente i piedi nel genere ma al tempo stesso riesce a suggerire qualcosa di più sottile. In streaming dal 7 al 31 maggio nella Sala virtuale di MYmovies. Acquista €4,90 »

Buio, dietro i canoni del thriller una metafora coraggiosa dell’oppressione di genere

Tommaso Tocci cinemanews

Buio, dietro i canoni del thriller una metafora coraggiosa dell’oppressione di genere L’esordio alla regia di Emanuela Rossi, presentato nel 2019 nella sezione Alice nella città della Festa del Cinema di Roma e ora in arrivo nella Sala virtuale di MYmovies, è un film che inganna e che si nasconde, per poi rivelarsi. Come sempre più cinema italiano, per fortuna, Buio pianta saldamente i piedi nel genere, ma al tempo stesso riesce a suggerire qualcosa di più sottile.


Tra le ambientazioni del filone thriller e post-apocalittico, quella dello spazio domestico ridotto a bunker per difenderci dai disastri esterni è una delle più floride in questo inizio di ventunesimo secolo.
Tommaso Tocci, MYmovies.it
Tipicamente si fonda sulla tensione tra il trauma del catastrofismo - che rielabora due decenni burrascosi di Storia, punta alle stelle ma segretamente cerca riparo e silenzio - e il collasso della fiducia, che fa sì che a tenerci chiusi dentro il rifugio sia sempre l’inganno e la menzogna.

Da Panic Room a Room, sostituendo il panico con la resistenza; dalle inversioni tra sopra e sotto di 10 Cloverfield Lane fino agli spin-off “sensoriali” di Bird box e A Quiet Place dai misteri di Shyamalan agli esempi di cinema europeo, con meno disastri e più perversione, su tutti Dogtooth di Yorgos Lanthimos.

Coordinate filmiche tra cui si muove Emanuela Rossi nel suo Buio, e che a volte sembrano ripercorse anche troppo fedelmente. Sono protagoniste tre sorelle (Denise Tantucci, Gaia Bocci ed Olimpia Tosatto), e del resto la costrizione-liberazione del rifugio è spesso declinata in chiave femminile in questi film. Con loro c’è un padre severo, totalizzante, ma non privo di sentimenti, che rientra a casa ogni giorno raccontando di una terribile apocalisse “là fuori”, provocata da un sole malato che richiede sofferenze certamente proibitive per delle giovani donne come Stella, Aria e Luce.

Se i binari narrativi sono giocoforza limitati e visibili allo spettatore fin dall’inizio, l’interesse del film sta nel modo in cui Rossi li utilizza per ripensare lo spazio urbano (sotto questo aspetto in curioso tandem con un altro film coraggioso proveniente da Alice nella città, Le Metamorfosi) e domestico nell’immaginario italiano, oltre il punto di rottura della società.
Anche grazie al lavoro sui costumi e sulla scenografia, passato e futuro collassano l’uno nell’altro, in un memorabile patchwork di tute protettive e abiti angelici, mobilio antiquato e modernismo al neon, musica classica e rap improvvisi. Il tutto sullo sfondo di una delle città più dark e misteriose del paese, Torino, qui cancellata come presenza attiva dal tabù di un mondo in rovina, eppure pulsante attraverso i muri della villa di Moncalieri dove il film è stato girato.

Grazie all’inventiva dal punto di vista stilistico e del décor, questa storia di un rapporto tra figlie e padre, di ribellione a un patriarcato lasciato senza contrappesi, acquista risonanza ben oltre le consuete logiche dentro-fuori e sopra-sotto del cinema globale. Diventa anzi una metafora coraggiosa dell’oppressione di genere nei suoi tratti più italiani e dunque più rilevanti. Non è un caso che Valerio Binasco, nel ruolo del padre, guadagni mille sfumature di repulsione e sentimentalismo col procedere della storia, laddove invece appariva monocorde nelle prime sequenze in cui la sua autorità è più secca e impersonale, quasi recitata dal personaggio prima che dall’attore.

Liberarsi dal giogo del patriarcato, sembra dirci Rossi, non passa solo dal conflitto e dall’opposizione. Richiede invece un confronto con un retaggio culturale melodrammatico, immaginifico e un po’ patetico.
   

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