La villa

Film 2017 | Drammatico 107 min.

Titolo originaleLa villa
Anno2017
GenereDrammatico
ProduzioneFrancia
Durata107 minuti
Regia diRobert Guédiguian
AttoriAriane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin, Gérard Meylan, Anaïs Demoustier, Robinson Stevenin .
TagDa vedere 2017
MYmonetro 3,63 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Robert Guédiguian. Un film Da vedere 2017 con Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin, Gérard Meylan, Anaïs Demoustier, Robinson Stevenin. Titolo originale: La villa. Genere Drammatico - Francia, 2017, durata 107 minuti. - MYmonetro 3,63 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Il padre sta morendo e i tre figli decidono di riunirsi intorno a lui nella sua casa in una baia vicino a Marsiglia.

Consigliato assolutamente sì!
3,63/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,75
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Un appassionante racconto di crisi, in cui i riferimenti dei protagonisti vengono meno sotto i colpi dei totalitarismi moderni.
Recensione di Marzia Gandolfi
domenica 3 settembre 2017
Recensione di Marzia Gandolfi
domenica 3 settembre 2017

A Méjan, una cala marina tra Marsiglia e Carry, tre fratelli si ritrovano per vegliare il padre. Angèle, attrice con un lutto nel cuore, Joseph, professore col vizio della rivoluzione, Armand, ristoratore di anime, misurano la loro esistenza davanti all'ictus che ha colpito il genitore. Intorno alla sua eredità, la casa, il ristorante, la coscienza politica e quella sociale, fanno i conti col proprio passato che per Angèle non sembra mai passare. L'irruzione improvvisa di tre bambini, naufraghi sulle sponde del Mediterraneo, sconvolge la loro riflessione e segna un nuovo inizio.

Da L'ultima estate, atto di nascita di Robert Guédiguian e cronaca arrabbiata della morte di un quartiere di Marsiglia, i suoi film prendono la forma di un impegno rinnovato con gli attori.

Solivo e assorto, La villa celebra di nuovo quell'unione così fertile offrendo un momento di raccoglimento che fa il punto del mondo. Un intermezzo assolato che misura precisamente lo stato della classe operaia, incarnata nel film dalle figure genitoriali, costrette all'immobilità o addirittura suicidate. Il suo sguardo e il suo cast di accoliti riparano a Méjan per vegliare una coscienza che si è spenta. Quella di un padre e di una nazione che ha perduto l'intenzione del volo e l'apertura al nuovo. La sua umanità, bastonata ma battagliera, ha smarrito con lo slancio e l'azione, la certezza di essere l'homme bien. Fedele ai suoi interrogativi e alla sua collera, Guédiguian ribadisce la morte delle utopie rivoluzionarie e di una fraternité che manca crudelmente al mondo ma poi l'inaspettato accade. Il film, con la sua aria mesta di addio e disillusione, prende improvvisamente (e letteralmente) un gusto di 'marmellata' che lo conduce dove nessuno lo aspettava. Se le opere del passato, da cui l'autore pesca uno struggente brano lirico, erano marcate da una bellezza che tende alla radicalità estetica, alla spontaneità delle emozioni, a quella grazia inaudita che nasce tra il vigore solare della giovinezza e la melanconia che già la avvince, i lavori recenti indicano una fase riflessiva che riafferma il suo décor, i suoi attori, i suoi ruoli.

Ficcato in quell'universo identificabile, La villa si fa un appassionante racconto di crisi, in cui i riferimenti dei protagonisti vengono meno sotto i colpi dei totalitarismi moderni. In un tableau solare in cui stagna la fierezza proletaria e la sua coscienza politica, l'irruzione di tre fratellini, doppio speculare dei protagonisti, li rianima dall'interno, restituendoli alle proprie emozioni, le più essenziali. La paura improvvisa dell'altro, al centro di Le nevi del Kilimangiaro, si rovescia qui in accoglienza, riaffermando il coraggio e la necessità di accordare la propria vita col prossimo.

Guédiguian descrive la forza pervasiva dell'incontro in comunione con la tradizione dell'umanesimo moderno. La pauvres gens di Victor Hugo è di nuovo al cuore dell'opera di un artista che non smette di richiamarci alla bontà. Un valore che la durezza dei tempi fatica a praticare e a sostenere (anche al cinema). Guédiguian, lucido e gioioso, ci crede ancora, accarezzandoci là dove aspettavamo uno schiaffo. La generosità dei suoi eroi, per quanto eccezionale, si iscrive nell'ordine del possibile. Esasperato dall'egoismo dell'epoca, il regista ritorna nei suoi luoghi dopo le fughe lontane dal territorio marsigliese (Le passeggiate al Campo di Marte, Le voyage en Arménie), e alle virtù della lotta collettiva, ricordando allo spettatore come gli stranieri abbiano contribuito a salvare la Francia, a salvarci tutti. Gli fanno corona Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin e Gérard Meylan, attracco sentimentale di cui verifica progressivamente la solidità. È con loro che Guédiguian ripassa i valori, l'amicizia, le lezioni apprese. Sono loro a rendere visibile il suo invecchiamento, il passaggio del tempo. Ma il tempo che passa non è soltanto la morte al lavoro, è qualcosa che si è depositato, che si deposita ancora e lega questi 'sposi' innamorati dopo trentasette anni. La villa è il paese a cui probabilmente non arriveremo mai ma il film va più lontano, scordando la solitudine e ritrovando il proprio posto, qui, adesso, insieme. Come in un'estate di tanti anni fa.

Sei d'accordo con Marzia Gandolfi?
Tutti attorno al padre in un luogo magico.
mercoledì 22 febbraio 2017

In una piccola baia vicino a Marsiglia si trova la bellissima villa di proprietà di un uomo anziano che sta vivendo i suoi ultimi giorni di vita. I suoi tre figli decidono di riunirsi intorno a lui: Angela (un'attrice che vive a Parigi), Joseph (che si è appena innamorato di una ragazza giovanissima) e Armand (l'unico che si sta occupando del ristorante di famiglia). L'arrivo di un gruppo di persone in barca metterà in subbuglio il loro equilibrio.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
martedì 5 settembre 2017
Silvana Silvestri
Il Manifesto

Mentre Cinecittà compie 80 anni e anche parecchi dei film presenti alla Mostra dimostrano i segni del tempo dissolvendo nella demenza senile i vaghi ricordi dei battaglieri anni Sessanta e Settanta, separando coppie inossidabili nell'immaginario, non fosse per lo spirito rimasto intatto del (re-staurato) Asso di picche di Milos Forman, si direbbe che tutto è andato perduto.

lunedì 4 settembre 2017
Francesco Alò
Il Messaggero

"La ville est tranquille" lo fece arrivare qui in Laguna per la prima volta nel 2000. Ora per Robert Guédiguian è arrivato il momento de La Villa, per niente tranquilla, ennesimo capolavoro stavolta in Concorso qui a Venezia 74. Tutto appare malato e segnato dal cattivo umore nei primi minuti: in una baia nei pressi di Marsiglia simile a un teatro abbandonato da attori e spettatori convergono tre fratelli [...] Vai alla recensione »

lunedì 4 settembre 2017
Alessandra Levantesi
La Stampa

Ambientata in quel teatrino naturale che è la Calanque de Mejean, un pugno di case a ridosso di Marsiglia, La villa di Robert Guediguian mette in scena una situazione classica: un'imprevista riunione familiare fa riaffiorare antichi fantasmi, sconvolgendo dinamiche interne e stabilendo nuovi equilibri. Causa un ictus del vecchio genitore, la diva del palcoscenico Ariane Ascaride torna a Mejean dove [...] Vai alla recensione »

lunedì 4 settembre 2017
Emiliano Morreale
La Repubblica

Questo film di Robert Guédiguian è anzitutto una rimpatriata tra vecchi amici: il regista ha quasi sempre ambientato i propri film nella Marsiglia popolare, narrata affettuosamente con un cast di attori fedeli (sua moglie Ariane Ascaride, Gérard Meylan et Jean-Pierre Darroussin) che qui tornano in una versione malinconica del suo mondo. Anche chi non conosce l'opera del regista però può apprezzare [...] Vai alla recensione »

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