La casa sul mare

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Un film di Robert GuÚdiguian. Con Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin, GÚrard Meylan, Jacques Boudet, Ana´s Demoustier.
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Titolo originale La villa. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 107 min. - Francia 2017. - ParthÚnos uscita giovedý 12 aprile 2018. MYMONETRO La casa sul mare * * * 1/2 - valutazione media: 3,58 su -1 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Shukran! (Grazie!) Valutazione 4 stelle su cinque

di FabioFeli


Feedback: 25659 | altri commenti e recensioni di FabioFeli
venerdý 27 aprile 2018

In un minuscolo paese della Costa Azzurra a ovest di Marsiglia, appena più grande di Furore, sovrastato da un alto ponte ad archi sul quale passa la ferrovia, come in alcuni paesi di mare toscani e liguri, un uomo anziano guarda morire il giorno in mare dalla terrazza della sua villa; si accende una sigaretta e subito viene colpito da un ictus. Solo Armand (Gérard Meylan), uno dei tre figli, vive con il padre; gestisce un ristorante, ostinandosi a tenere i prezzi bassi per la sua cucina tradizionale e biologica, aiutata da un orto sui ripidi fianchi della falesia calcarea. Gli altri due figli accorsi là sono Angéle (Ariane Ascaride) e Joseph (Jean-Pierre Darroussin). Angéle è una affermata attrice teatrale, che ha rotto i rapporti col padre dopo la morte della figlia Blanche, annegata da bambina nel porticciolo del paese, mentre era affidata alla sorveglianza del nonno. Joseph, scrittore, professore universitario, impegnato politicamente, si presenta con una giovanissima “fidanzata”, della quale è geloso in modo ossessivo: ha il poco invidiabile dono della provocazione e del sarcasmo che allontana chi vorrebbe avvicinare. Il vecchio padre potrebbe rimanere in quello stato di coma vigile per anni ed i figli ricostruiscono i rapporti tra loro e con i pochi compaesani che vivono stabilmente lì. Pattuglie di militari sorvegliano il luogo a caccia di migranti sbarcati nella zona. E in effetti “pericolosi” migranti nascosti ce ne sono ben tre; due bambini di 4-5 anni che si tengono sempre per mano ed una bimba sugli 8-10 anni che si cura di loro …

Guédiguian costruisce la sua storia con pazienza, descrivendo il paesino morente per lo spopolamento e spingendo i suoi personaggi in un “cul de sac” che li costringe a scelte difficili. Il compito gli riesce facilmente perché i tre attori principali li ha diretti in altri film: la bravissima Ascaride è sua moglie (la ricordiamo un ruolo difficile nel duro e scostante “La ville est tranquille” del 2001 ed ancora ne Le nevi del Kilimangiaro nel 2011 con Darroussin); e lo stesso Meylan più volte ha recitato sotto la direzione del regista armeno. In una parte secondaria, ma significativa appare anche Jacques Boudet: è nei panni di Martin, un ex-operaio orgoglioso del suo lavoro che decide di morire mano nella mano con sua moglie, perché non vuole dipendere dal figlio medico e imprenditore; si sente inutile da quando la nuova organizzazione del lavoro ha marginalizzato il lavoro operaio, spazzando via anche la solidarietà di classe. La Francia del “moderno” Macron  si è chiusa dietro la sua frontiera, dimenticando l’epoca coloniale e la spoliazione di innumerevoli paesi (africani, asiatici e sudamericani) da parte della Francia stessa, degli Stati Uniti e di molti paesi europei. I migranti sono considerati un costante potenziale pericolo e i tre fratelli del film devono scegliere se devono consegnare i tre bambini alle autorità francesi, per un orribile futuro in un orfanotrofio o se è possibile tenerli nascosti, ripuliti, sfamati e rivestiti. I bambini, che già hanno perso un fratellino sepolto nell’orto di Armand, non potranno mai essere “regolari” e non parlano per non svelare la loro nazionalità ed essere rimpatriati con facilità. I tre fratelli francesi riscoprono la forza dei loro 20 anni, quando era vietato vietare e sull’onda della canzone I want you di Bob Dylan si infrangeva lo stupido divieto di balneazione in un porticciolo dall’acqua limpida; trovano ingiusto abbandonare chi ha già messo radici, come il bimbo morto in terra di Francia; per loro il valore Solidarietà è ancora meraviglioso e grande, come erano i valori Libertà, Fraternità, Uguaglianza. Ariane, Armand e Joseph abbattono il muro della non-comunicazione con i tre piccoli, quando per gioco – come facevano da bambini - sotto le arcate del ponte della ferrovia si chiamano l’un l’altro con un’eco che moltiplica i richiami. Anche i tre piccoli si abbandonano al gioco, chiamandosi tra loro ed anche il fratellino morto. E la bambina finalmente pronuncia un timido shukràn! (grazie!)

Da non mancare.

Valutazione ****

FabioFeli

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