Whatever Works - Basta che funzioni

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Un film di Woody Allen. Con Ed Begley jr, Patricia Clarkson, Larry David, Conleth Hill, Michael McKean.
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Titolo originale Whatever Works. Commedia, durata 92 min. - USA, Francia 2009. - Medusa uscita venerdì 18 settembre 2009. MYMONETRO Whatever Works - Basta che funzioni * * * 1/2 - valutazione media: 3,63 su 128 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato assolutamente sì!
3,63/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (Italia)
 dizionari * * * 1/2 -
 critica * * * - -
 pubblico * * * 1/2 -
   
   
La vita di Boris Yelnikoff, scienziato in pensione con un tentativo di suicidio alle spalle, cambia quando incontra Melody, una giovane miss di provincia.
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primo piano
Woody Allen, sempre più consapevole, compie un passo avanti nel suo sguardo sul mondo
Giancarlo Zappoli     * * * 1/2 -

Boris Yelnikoff, un tempo fisico di fama mondiale ed ora uomo anziano che ha già fallito un tentato suicidio (in seguito al quale la moglie lo ha lasciato), è in lotta con il mondo. Non c'è nulla che consideri positivo e anche le lezioni di scacchi che impartisce a giovani allievi divengono un'occasione di scontro. Finché, un giorno, non incappa in Melody, una giovane miss di provincia che è fuggita nella Grande Mela e dorme in strada. Il burbero Boris cede alle sue richieste e acconsente ad ospitarla per una notte che si trasformerà in mesi sino a divenire un matrimonio. Ma non tutto potrà proseguire pacificamente perché Marietta, la frustrata madre di Melody, riesce a rintracciare la figlia. E non è per nulla contenta di quelle nozze.
Woody è tornato a Manhattan sospendendo il pur produttivo esilio europeo. Lo ha fatto ripescando una sceneggiatura pensata su misura per Zero Mostel e che quindi ha più di trenta anni, considerando che l'attore è morto nel 1977. Ovviamente è stata riveduta e corretta e non solo per adattarla alla personalità del comico Larry David protagonista della fortunata serie tv Larry David: Curb Your Enthusiasm. Perché vi si legge un Woody sempre più consapevole della propria età il quale (riaffrontando dopo ben 4 film le riflessioni sull'ebraismo, la psicoanalisi e la religione nonché i beneamati cantanti d'epoca) compie un ulteriore passo in avanti per quanto riguarda il proprio sguardo sul mondo. Anzi, è proprio dallo sguardo che gli viene restituito dallo spettatore, di cui Boris/Woody si dichiara perfettamente consapevole, che prende le mosse il film.
Mettendo da parte la falsa modestia che ha sempre fatto da velo tra lui e il suo essere un intellettuale a tutto campo, Allen ammette di essere un genio perché non ha una visione limitata della realtà. Lo fa in un film in cui la sceneggiatura è di una precisione millimetrica e nel quale, ancora una volta, le battute che vorresti mandare a memoria sono decine e decine. Ma sa anche inserire nei personaggi (ognuno dei quali porta con sé una parte, magari piccola, delle sue in/certezze) accenti di umanità su cui esercita una riflessione molto meno sarcastica che nel passato.
Intendiamoci: Woody non è diventato buonista e le dosi di cinismo che ci regala anche in questa occasione non sono certo poche. Però questa volta ogni personaggio è visto, anche quando descritto con ritrattini al vetriolo, nella sua debolezza e pertanto, in definitiva, compreso. Il che non significa giustificarne grettezze o chiusure ma prendere atto che né la teoria che vuole l'uomo originariamente buono e poi corrotto dalla società né il suo opposto sono valide in assoluto. L'uomo è un coacervo di pulsioni e sentimenti ma il Woody over 70, supera l'anedonia (cioè l'incapacità di provare piacere in generale) di un tempo per suggerirci, novello Lorenzo De' Medici, che non è solo la giovinezza che si fugge tuttavia, è la vita stessa. È allora fondamentale catturare tutto il bene che può venircene. Unico principio da rispettare: non nuocere agli altri. Unica regola valida: guardarsi dentro per capire cosa per noi è davvero importante. Senza falsi moralismi e, in qualche caso, credendo anche in un dio gay (e arredatore) per sperare in un aldilà su misura.

Premi e nomination Whatever Works - Basta che funzioni MYmovies
il MORANDINI
Whatever Works - Basta che funzioni recensione dal Dizionario Fumagalli - Cotta
Incassi Whatever Works - Basta che funzioni
Primo Weekend Italia: € 986.000
Incasso Totale* Italia: € 5.164.000
Ultima rilevazione:
Box Office di domenica 10 gennaio 2010
Incasso Totale* Usa: $ 5.223.000
Ultima rilevazione:
Box Office di domenica 30 agosto 2009
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Dio è gay e fa l'arredatore!

mercoledì 23 settembre 2009 di Fabrizio Cirnigliaro

Dopo 4 film girati in Europa, Woody Allen ritorna a New York, ma senza far rimpiangere quelle pellicole girate in questa città e che l’hanno reso celebre negli anni 70. La sceneggiatura è perfetta, il ritmo incalzante, non c’è il tempo per memorizzare le battute che si susseguono, soprattutto nella seconda parte, quando arriverà al punto di far dire ad uno dei personaggi che per aver ”creato un mondo con i fiori, le piante, le montagne, i laghi”… “Dio è Gay, perché è un arredatore”. Boris ritiene continua »

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Ha funzionato, eccome

domenica 20 settembre 2009 di Andrea D

Dopo una vacanza europea di quattro film (il sopravvalutato "Match Point", l'inutile "Scoop", il sufficiente "Sogni e Delitti" e il più riuscito "Vicky Cristina Barcelona"), era ora che il regista newyorkese tornasse in patria. Il film comincia con un'esplosione atomica di scrittura cinematografica, un lungo e intelligentissimo monologo sull'esistenza pronunciato dal protagonista interpellando il pubblico in sala, cioè guardando la macchina da presa: una perfetta introduzione metafilmica ci dà, continua »

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Prendersi in giro…….

domenica 20 settembre 2009 di Lisbeth

Prendersi in giro, questa è la chiave,Woody ci riesce ancora, e lo fa piazzando a ripetizione lungo tutto il film una sublime autoaffermazione: io sono un genio. E cosa fa un genio? Ha gli anni che bastano per fregarsene di tutti,vive a Manhattan in un appartamento usa e getta,è sciancato da un tentativo malriuscito di suicidio e neanche il secondo andrà a buon fine,quando si lava le mani canta sempre Happy birthday To You e insegna a giocare a scacchi a pagamento per strada a ragazzetti,regolarmente continua »

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Woody è sempre woody

giovedì 24 settembre 2009 di olgadik

Doppio ben tornato a Woody come regista e come cittadino della Grande Mela. Era un po’ di tempo che aveva preferito l’Europa, ma forse una sottile nostalgia lo ha riportato a una New York meno borghese di quella di Manhattan ma pur sempre riconoscibile e importante. Ormai settantenne il regista affida di nuovo a quest’opera, fin dal titolo, le sue considerazioni sul mondo, sull’amore, sull’ebraismo, cioè su tutto l’insieme dei temi lasciati da parte nelle ultime produzioni tese più a costruire continua »

Boris Yellnikoff (Larry David)
Quanto odio i festeggiamenti di capodanno....tutti vogliono disperatamente divertirsi, cercando di festeggiare in qualche misera patetica maniera! Festeggiare che cosa?.... Un altro passo verso la tomba?
Ecco perchè non lo dirò mai abbastanza...qualunque amore riusciate a dare e ad avere...qualunque felicità riusciate a rubacchiare o a procurare; qualunque temporanea elargizione di grazia......Basta che Funzioni...!
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Boris (Larry David)
Ma perché tutti gli psicotici religiosi vengono a casa mia?
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Boris Yellnikoff (Larry David)
Morirà di shock culturale!
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INTERVISTE | Rientrato dalla vacanza europea, Allen ricomincia da Manhattan e da un misantropo fatalista.

New york story

venerdì 18 settembre 2009 - Marzia Gandolfi

Basta che funzioni: New York story A New York tutto è davvero possibile, persino che un attempato docente in pensione della Columbia University, pessimista e suicida fallito, divorziato e claudicante, intollerante e inflessibile diventi la magnifica ossessione di Melodie St. Ann Celestine, una "dea dell'amore" bionda, vagabonda, provinciale e irresistibilmente stolta. Boris Yellnikoff, fisico ateo che pratica la filosofia del "whatever works" ("basta che funzioni") e ha sfiorato il Premio Nobel, è il nuovo personaggio creato da Woody Allen, rientrato da una tiepida vacanza europea nel cuore pulsante di New York.

Allen, ritorno alle origini

di Lietta Tornabuoni La Stampa

Di nuovo a New York, in una commedia divertentissima e desolata Woody Allen si affida a un altro se stesso: più giovane (62 anni), zoppo, scostante professore universitario in pensione, sentenzioso, nevrotico e sarcastico: è Larry David, cabarettista ebreo newyorkese. Accompagnato da musichette Anni Trenta sussultanti e allegre, il protagonista parla rivolgendosi direttamente agli spettatori: «Le nostre idee generali sono tutte basate sul falso concetto che l’uomo sia fondamentalmente buono». E’ autocritico: «Non sono simpatico a nessuno, la simpatia non è tra le mie priorità». »

Woody, felice a New York

di Gian Luigi Rondi Il Tempo

Woody Allen dall’Europa è tornato a New York e non avendo forse più voglia di recitare lui stesso si è rivolto a un attore poco noto da noi, Larry David, ma molto apprezzato negli Stati Uniti per certe sue imprese televisive, e si è creato un personaggio non dissimile da un alter ego che ha caricato di molti suoi difetti, dal pessimismo all’ipocondria, con l’aggiunta però della coscienza di essere anche un genio… magari incompreso. Senza drammi, comunque questa volta anzi nelle cifre più scoperte della commedia, tanto che il nuovo personaggio in cui sembra rispecchiarsi, tale Boris Yellnikof e un ex fisico di fama mondiale giunto quasi alle soglie del nobel, che prima di raccontarci la sua storia (dopo un divorzio e un’esistenza ormai da fallito) si rivolge verso di noi (e in seguito lo farà spesso) e ci intrattiene su se stesso, le sue idee forse bislacche e i suoi dubbi esistenziali, con aria seria ma, in segreto, mettendosi spesso in burla. »

Un alter ego a Manhattan E Woody torna grande

di Fabio Ferzetti Il Messaggero

Sorpresa numero 1: dopo un lungo girovagare fra generi e città, Woody Allen torna nella "sua" Manhattan per ritrovare tutto ciò che credevamo di sapere del suo cinema di una volta, senza sbagliare un colpo. Sorpresa n. 2: dopo tanti film in cui non appariva o si confinava in ruoli di fianco (Anything Else, Melinda e Melinda, Scoop, Vicky Cristina Barcellona...), Woody trova finalmente un alter ego in grado di riprendere il suo personaggio di newyorkese nevrotico senza far rimpiangere l’originale (con sfumature diverse, naturalmente). »

Manhattan Project, Allen è quasi Einstein

di Cristina Piccino Il Manifesto

Basta che funzioni. Se lo ripete spesso Boris Yellnikoff, fisico brillante che dopo un matrimonio trentennale finito male e un suicidio fallito, lascia la comoda esistenza di professionista accademico per diventare filosofo nei giardinetti del Village dove insegna gli scacchi ai bambini maltrattandoli senza pietà. Il resto del tempo lo trascorre coi compagni di discussioni al bar, ostentando una maschera di cinismo scettico contro il mondo e i «vermetti» che lo popolano non degni del suo sublime genio. »

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