Whatever Works - Basta che funzioni

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Un film di Woody Allen. Con Ed Begley jr, Patricia Clarkson, Larry David, Conleth Hill, Michael McKean.
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Titolo originale Whatever Works. Commedia, durata 92 min. - USA, Francia 2009. - Medusa uscita venerdì 18 settembre 2009. MYMONETRO Whatever Works - Basta che funzioni * * * 1/2 - valutazione media: 3,63 su 127 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

ha funzionato, eccome Valutazione 5 stelle su cinque

di Andrea D


Feedback: 435 | altri commenti e recensioni di Andrea D
domenica 20 settembre 2009

Dopo una vacanza europea di quattro film (il sopravvalutato "Match Point", l'inutile "Scoop", il sufficiente "Sogni e Delitti" e il più riuscito "Vicky Cristina Barcelona"), era ora che il regista newyorkese tornasse in patria. Il film comincia con un'esplosione atomica di scrittura cinematografica, un lungo e intelligentissimo monologo sull'esistenza pronunciato dal protagonista interpellando il pubblico in sala, cioè guardando la macchina da presa: una perfetta introduzione metafilmica ci dà, così, il benvenuto, o meglio, il bentornato, nelle strade di New York, nelle sue strade di Manhattan, di cui avevamo sentito la mancanza negli ultimi anni. Un ritorno nel proprio habitat comporta, dunque, una serie di altri ritorni, dal jazz alla psicoanalisi, e così via, nella cornice di quello che è Woody Allen allo stato puro, nella sua espressione più classica e sincera, a dispetto di quei critici che continuano a scambiare per ripetitività una coerenza stilistica (i titoli di testa sempre uguali e l'audio rigorosamente mono) e contenutistica (l'imperterrita ricerca di un significato) che dura ormai da quarant'anni. A dialogare con noi sulla vita è Boris, un geniale ex professore di fisica sui sessanta che ora vive solo tra le sue nevrosi e i suoi dilemmi esistenziali, e che rimarrà scosso dall'incontro, avvenuto per una coincidenza dovuta al caso (elemento determinate nella poetica alleniana), con Melody, una ragazza del sud degli Stati Uniti, deliziosamente ingenua e di scarsa erudizione, la quale sarà ospitata in casa sua, portando con sé un grosso bagaglio di credenze, luoghi comuni e superstizioni (per il principio secondo cui la religiosità e la superstizione sono inversamente proporzionali alla cultura). L'unione tra i due, costretti alla conoscenza reciproca da una permanenza prolungata della ragazza ospite, sembra inconcepibile, eppure Boris finirà per esserne attratto e sposarla, pur di trovare un barlume di senso da dare a una vita che di per sé non ne ha, a meno che non si voglia credere in consolatori disegni provvidenziali. Boris va avanti nel suo incerto cammino nell'indifferenza dell'universo attaccandosi a qualsiasi cosa funzioni ("whatever works", appunto), anche quando a scuotere la situazione arrivano i genitori di Melody, ognuno di loro con le proprie peculiarità opposte a quelle del fisico (sopra tutte la fede in Dio e nella sua provvidenza, ricollegabile al credere nel destino, che è l'opposto del sentirsi in preda al caso e alla vanità dell'essere). Sorprendente è la solita leggerezza con la quale il regista riesce ad affrontare tematiche filosofiche di grande spessore, tematiche che, come ammette lo stesso Boris/Allen nel corso della pellicola, fanno visita solo nei pensieri di chi ha una grande mente, che permette di avere la cosiddetta "visione di insieme", un'inquadratura totale che prescinde dai punti di vista, dalle ideologie, dalle confessioni, e dalle convinzioni soggettive che noi passeggeri abitanti del pianeta ci siamo appositamente costruiti, e che rende consapevoli della incredibile piccolezza nei confronti del resto e di tutto. E allora non rimane che riuscire a cogliere quell'attimo di piacere, di gioia, in qualunque situazione ci venga offerta dall'andamento casuale delle cose, anche adeguandosi alla combinazione più paradossale, purché funzioni. Aver passato novanta minuti nella visione di questo film, ad esempio, è stato un ottimo modo per afferrare quel tipo di felicità. E ha funzionato, eccome.

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reiver domenica 20 settembre 2009
bravo andrea
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Sei sempre brillante...In effetti la clip lasciava presagire un ritorno al Woody Allen che amo di più , e per questo non vedo l'ora di assistere a questo film.Ho letto che il film era stato scritto "su misura" per un grande comico scomparso,Zero Mostel,che in Italia è praticamente sconosciuto.Sarò più preciso dopo la visione,anche se mi stupisce un pò,se devo essere onesto,questa "ammissione di genialità" da parte di Allen.Secondo me lui è un grande regista,posso anche definirlo "genio" cinematografico,ma questa sua convinzione di capire le cose meglio degli altri,di avere una "visione d'insieme",di essere una grande mente...Bah,sicuramente lo è,se no non farebbe questi grandi film,e non posso neppure dire che mi piacciano i falsi modesti,però. [+]

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maryluu domenica 20 settembre 2009
andry
100%
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Non ho parole. E' una delle tue recensioni migliori. Mi hai incuriosito davvero. Spero di vedere il film presto. Bacioni

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marezia domenica 20 settembre 2009
son qua.
100%
No
0%

Molto bella (e lo sai) però parte male: "Match Point" sopravvalutato, "Scoop" inutile e no. Non ci sto. Direi invece geniale il primo (da 5 stelle) e delizioso il secondo (da 3). Per il resto verificherò.

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marezia domenica 20 settembre 2009
p.s.
20%
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80%

C'è però da dire che è una sceneggiatura di 30 anni fa e che quindi per forza di cose ci riporta ad un Allen puro come hai detto tu. E' un ritorno al passato, un'operazione vintage, un regalo per chi è rimasto a quella fase e ha collezionato come nel tuo caso una delusione dietro l'altra. Data la morte di Lionello non so chi potrà doppiare Allen nel caso in cui volesse riproporsi in video; "Anything else" mi è piaciuto molto, questo mi attira poco per il protagonista che mi sembra sgradevole. Forse è proprio per questo che è stato scelto ma col grande Woody sarebbe stato più vero (e sincero).

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andrea d domenica 20 settembre 2009
per reiver
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Sì, la sceneggiatura era stata scritta negli anni settanta per Zero Mostel e accantonata dopo la sua scomparsa, riadattata poi per il comico newyorkese Larry David, e perciò sembra di assistere a uno dei suoi classici. Quanto alla questione della grande mente, la parola "genio" viene pronunciata per tutto il film dai protagonisti, riferendosi a Boris, che è un alter-ego di Allen, anche se ancora più cinico e caricato (come doveva essere Mostel) e infatti non interpretabile da Woody in persona. L'affermazione di genialità, se così la vogliamo chiamare, è fatta in chiave ironica e affidata a questo strambo personaggio fuori dagli schemi e che è andato vicino al premio Nobel, per sua dichiarazione. [+]

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andrea d domenica 20 settembre 2009
per reiver 2
100%
No
0%

Anche in "Pallottole su Broadway" Allen diceva qualcosa di simile: "Le grandi menti hanno un loro universo morale", ed era il 1995. Ancora per dimostrare una coerenza incredibile.

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andrea d domenica 20 settembre 2009
per maryluu
100%
No
0%

Maryluu, ti ringrazio, è un film che ho sentito molto vicino, come c'era da aspettarsi da uno di Allen. Spero di leggere presto quello che ne pensi.

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andrea d domenica 20 settembre 2009
per marezia
33%
No
67%

Marezia, anche a me piace molto "Anything Else", persino più di "Match Point", e il motivo è sempre lo stesso, cioè che Allen quando è nel suo habitat è un mondo a parte, mentre quel grigio film londinese non è altro che "Crimini e Misfatti" trasferito a Londra con protagonisti più giovani e belli, per quanto sia montato e girato con grande classe. "Scoop", invece, è un miscuglio di citazioni cinematografiche all'interno di una trama povera, che si serve persino del paranormale per stare in piedi (!), scritta appositamente da Woody per poter recitare insieme alla Johansson. Tornando a questo film, il protagonista non sarebbe potuto essere il regista stesso perché per sua ammissione serviva un tipo meno ironico e più cinicamente spietato. [+]

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marezia domenica 20 settembre 2009
in effetti è così.
33%
No
67%

Io da quando ho visto tramite Mediaset Premium non doppiati "Il buio oltre la siepe", "Scandalo a Filadelfia", "Eyes wide shut" e "I ponti di Madison County" sono sempre più scettica sul doppiaggio italiano anche se alcune volte sono rimasta affascinata (per esempio Adriano Giannini è eccezionale) e mi sa che questo non fa eccezione. Aspetterò, forse è proprio il timbro scelto che non mi garba. A presto.

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manuelfloyd lunedì 21 settembre 2009
bellissimo film
100%
No
0%

Ciao Andrea, complimenti per la recensione, ho visto il film e quindi condividio tutto quello che hai scritto. Apparte una cosa: l'appellativo di sopravvalutato al film Match Point, è come una pugnalata al cuore :). Grazie a questo film, infatti, ho scoperto l'"universo" Woody. Da lì ho iniziato a vedere tutti i suoi film, uno dopo l'altro. Devo dire che questo è simile ai suoi film migliori dove analizza la vita e tutte le sue sfaccettature in maniera lucida, cruda, semplice ed estremamente condivisibile perchè realistica. Per quanto riguarda la sua genialità ostentata beh che dire?!?! Quando uno è un genio è ovvio che possa assumere certi atteggiamenti di superiorità, o presunti tali. Secondo me se li può permettere ogni tanto, basta che continua a regalarci questi grandissimi film così da far sentire anche noi delle grandi menti. [+]

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andrea d lunedì 21 settembre 2009
per manuelfloyd
50%
No
50%

Grazie. Per quanto riguarda "Match Point", ne ho parlato spesso e ho pubblicato anche una recensione qui su Mymovies. Secondo me è un film che piace soprattutto a chi si è avvicinato ad Allen con i film del periodo più recente, e infatti tu stesso hai detto che è con quel film che l'hai iniziato a scoprire. E piace a chi non ha mai visto Crimini e Misfatti, un film del 1989 che è in pratica la stessa identica storia con protagonisti più vecchi e ambientata a New York, di gran lunga superiore al film del 2005, che poi risente anche del fatto Woody a Londra non è come Woody a Manhattan, il grigiore di quella città e la musica lirica non si adatta a lui come il jazz e i grattacieli della Grande Mela, e di questo te ne sarai accorto anche tu guardando i suoi classici. [+]

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andrea d lunedì 21 settembre 2009
errore
100%
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0%

"...non si adattano". Comunque "Crimini e Misfatti" è sempre di Allen, non so se l'hai visto, se non l'hai fatto fallo al più presto.

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manuelfloyd martedì 22 settembre 2009
l'ho visto!
100%
No
0%

Certo che ho visto anche Crimini e Misfatti e concordo anche nel ritenerlo migliore di Match Point. Ma solo perchè quello girato a New York è un capolavoro, non per demeriti di Match Point(sono andato a vederlo 2 volte al cinema!). Per il fatto della location non so, gli ambienti così luminosi, così perfetti, così rigidi di Londra si mettevano perfettamente in contrasto con la relazione turbolenta dei tre protagonisti. Per questo li ritengo dei film diversi(anche se la trama è quasi identica), in Crimini e Misfatti tutto è molto più cupo, a cominciare dai protagonisti fino ad arrivare all'ambiente esterno, in accordo con lo stato d'animo dei personaggi...In Match Point invece vedo una netta rottura con la cornice esterna che a mio avviso rappresenta un punto forte del film. [+]

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andrea d martedì 22 settembre 2009
esatto
50%
No
50%

La luminosità di "Match Point" è diversa, lontana da quella soft e impregnata di jazz dell'ambiente newyorkese. E' una luminosità gelida, grigia, tipicamente londinese, che io non ho visto bene coniugata al cinema di Allen, anche se c'è da apprezzare il coraggioso cambio di ambientazione (nonostante sia una questione di produzione). "Crimini e Misfatti" non solo va più a fondo, ma è anche più completo nell'unire il tragico al comico, cosa che manca in "Match Point".

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marezia mercoledì 23 settembre 2009
l'ho recensito
50%
No
50%

Avrei voluto affondare un po' di più ma mi sono limitata a quello che conta di più è cioè l'anima del film. Il resto per me è stata una sorpresa continua quindi perché rovinare la festa agli altri? Ti posso dire che a me ha colpito soprattutto Scamarcio perché a mio parere aveva dei tre il ruolo più difficile e ci è riuscito egregiamente. A presto.

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megliosenza sabato 26 dicembre 2009
il monologo non è intelligente
8%
No
92%

questo film è una divertente commedia che fa più volte ridere. Dal ritmo incalzante, con una miriade di battute che si fa fatica a seguire tutte, sì, ma che non aveva bisogno della figura del protagonista e della sua finta teoria sulla felicità, o senso della vita. Scontato, rassicurante, questo è un film da vedere per rilassarsi, cercando di sforzarsi di saltare a piedi pari i cervellotici (s)ragionamenti del protagonista. Soprattutto quello iniziale: il film non ha bisogno.

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francesco2 venerdì 6 agosto 2010
bravo
0%
No
100%

Recensione, a mio parere, approfondita ed interessante, anche se non concordo sull'aggettivo "Inutile" per il modesto "Scoop" e l'elogio del monologo iniziale, che a a me ha decisamente annoiato.

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