Ladri di biciclette

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Antonio Ricci festeggia con la famiglia il lavoro che ha ottenuto faticosamente: attacchino di manifesti del cinema.
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Il manifesto/capolavoro del neorealismo
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Antonio Ricci festeggia con la famiglia il lavoro che ha ottenuto faticosamente: attacchino di manifesti del cinema. La famiglia riscatta dal banco dei pegni la bicicletta e Antonio va a lavorare. Sta incollando il manifesto di Gilda quando gli rubano la bicicletta. Cerca di rincorrere il ladro ma inutilmente. Disperato inizia un'impossibile ricerca insieme a suo figlio Bruno. Il povero Antonio le tenta tutte, compresa la visita a una medium. Un giorno crede di vedere il ladro, lo blocca e chiama un carabiniere. Col militare perquisisce la poverissima casa del presunto ladro, che al momento cruciale ha un attacco di epilessia. Sempre più disperato Antonio decide di rubare a sua volta una bicicletta. Ma non è il suo mestiere: viene rincorso e preso dalla folla. Lo porterebbero in questura se non fosse per l'intervento di Bruno, che commuove la gente e si porta via il papà per mano. Ci fu una stagione in cui le classifiche nobili del cinema ponevano questo film al secondo posto a pari merito con la Febbre dell'oro, dietro l'immancabile Potemkin. Negli anni successivi, il suo fascino "populista" venne considerato suggestione e la verità venne considerata poesia. Poi venne "corretta" l'interpretazione di ciò che il film rappresentava, anche fuori dal nostro paese, con un'istantanea dell'Italia del dopoguerra ritenuta misera, persino squallida. Dunque nelle classifiche di volta in volta compilate il film scendeva continuamente. Era responsabilità di gran parte della critica che ha giudicato i film secondo il momento politico. Per molto tempo il sentimento è stato una sorta di veleno per la pellicola. Ora, al di là di tutto, Ladri di biciclette rimane un lavoro di bellezza assoluta, come manifesto sociale nel quadro del suo tempo, come opera cinematografica e come monumento della storia dell'arte generale. Nel film I protagonisti di Altman, un produttore cerca uno sceneggiatore e lo trova in un piccolo cinema di Pasadena che guarda Ladri di biciclette in edizione originale. In sostanza il film è davvero un mito generale, fa parte di tutte le memorie di comunicazione. Le scene da ricordare sono praticamente tutte quelle del film: dalla ricerca fra migliaia di biciclette di Porta Portese, al pasto di padre e figlio nella trattoria fino alla sequenza finale del bambino che tiene la mano del padre.

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Premi e nomination Ladri di biciclette

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nomination
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1
1
Nastri d'Argento
8
0
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Ziogiafo - il grande cinema italiano ...nel mondo.

venerdì 29 aprile 2005 di ziogiafo

ziogiafo - Ladri di biciclette- Italia 1948 - Un meraviglioso esempio di cinema puro, interpretato da attori non professionisti, ambientato nella tragica realtà del dopoguerra. "La vita degli umili in un'opera d'arte" ... recita il sottotitolo della locandina dell'epoca."Ladri di biciclette" è veramente un'opera unica,un capolavoro,un grande classico del neorealismo italiano, girato interamente in esterni da un magico Vittorio De Sica. Il film racconta la drammatica storia di continua »

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Il cinema italiano

lunedì 23 marzo 2009 di riccardo-87

forse questo è il capolavoro del cinema italiano par excellence..sì,credo si possa proprio definire tale:è semplicemente profondissimo,apre le infinite strade della vita.attori di strada che recitano meglio di molti"professionisti",riuscendo a far percepire allo spettatore ogni loro singola emozione,ogni loro singolo stato d'animo.un particolare merito lo darei a enzo staiola nei panni di bruno,senza comunque nulla togliere al padre interpretato da lamberto maggorani.vi sono innumerevoli scene che continua »

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Neorealismo nudo e crudo

lunedì 7 marzo 2011 di Luca Scialò

In una Roma messa in ginocchio dalla seconda guerra mondiale, come d'altronde tutta l'Italia, un padre di famiglia disoccupato riesce a trovare un lavoro ben retribuito come attacchino di manifesti per il cinema. Sfortuna vuole però che proprio il primo giorno gli rubino la bicicletta, elemento indispensabile per svolgere quel lavoro. Si mette così alla disperata ricerca del mezzo insieme al figlio, con la fortuna che sembra ancor più cieca con la povera gente... Dopo continua »

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Ziogiafo - ladri di biciclette- 2^ parte

venerdì 29 aprile 2005 di ziogiafo

ziogiafo - Ladri di biciclette- 2^ parte - .../... si riprende dalla 1^ parte- La tragica atmosfera, lo stato d'animo dei protagonisti, si avverte anche in assenza di raffinate scomposizioni delle sequenze cinematografiche,dissolvenze o eventuali superflui primi piani, che il grande regista volutamente omette. All'epoca, per questo film, si era parlato anche di un probabile ingaggio del famoso Cary Grant, come protagonista, ma alla fine questo ruolo fu affidato sapientemente continua »

Lamberto Maggiorani al figlioletto Enzo Staiola
A tutto si rimedia, meno che alla morte.
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Lamberto Maggiorani al figlioletto Enzo Staiola
A tutto si rimedia, meno che alla morte.
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Lamberto Maggiorani decide di concedersi un buon pranzo con il figlioletto Enzo Staiola. dopo essersi riappacificato con lui
Annàmo, va! Morto ammazzato per morto ammazzato, ma chi ce lo fa fa' de sta' qui a tribola'?
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DVD | Ladri di biciclette

Uscita in DVD

Disponibile on line da giovedì 12 settembre 2002

Cover Dvd Ladri di biciclette A partire da giovedì 12 settembre 2002 è disponibile on line e in tutti i negozi il dvd Ladri di biciclette di Vittorio De Sica con Lamberto Maggiorani, Lianella Carell, Elena Altieri, Enzo Staiola. Distribuito da 20th Century Fox Home Entertainment, il dvd è in lingue e audio italiano, Mono, e sottotitolato in inglese - italiano per non udenti. Su internet Ladri di biciclette è acquistabile direttamente on-line a prezzo speciale su IBS. Sono inoltre disponibili altri DVD in versione speciale del film. altre edizioni »

Prezzo: 9,74 €
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di Walter Veltroni

L’Italia era appena uscita da una guerra. Portava con sé il peso di una tragedia, il disordine delle coscienze travolte da un conflitto e da una guerra tra italiani, la grande povertà materiale ereditata dal fascismo e moltiplicata dalla distruzione delle bombe. Lo scenario di Ladri di biciclette è quella Italia reale, sospesa tra grandi povertà e grandi speranze. E quella Roma popolare, cattiva e generosa. Il popolo di Zavattini e De Sica non è un bozzetto da realismo socialista, è cattivo perché ruba le biciclette ai poveri, è cattivo perché lincia chi ruba per povertà. »

di Gian Luigi Rondi Il Tempo

I bambini di Sciuscià sono cresciuti. Gli uomini hanno continuato a non occuparsi di loro ed ecco che le vittime di ieri fanno a loro volta delle vittime. Sono ragazzi che non hanno mai incontrato la bontà: come potrebbero conoscerla? Rubano. Se il loro furto può esser causa della rovina d’un uomo, di sua moglie, dei suoi figli, cosa importa? Hanno pensato a questo gli altri, quando sono stati cattivi con loro? La solidarietà che, ieri, è venuta meno una volta, adesso non illuminerà più il cuore di nessuno. »

di Franco Fortini L'Avanti!

Antonio Alecci di Giorgio, di anni 24, ha tentato, alle ore 9 di venerdì 21 gennaio, in corso Vercelli, di rubare la bicicletta di un commerciante. Raggiunto, percosso a sangue dalla folla accorsa, è stato consegnato agli agenti. La sera di quel medesimo giorno la folla dell'Odeon aveva pagato due milioni e mezzo di lire per vedere il film di De Sica e commuoversene. La vita, evidentemente, non imita, sempre, l'arte. I poveri straziano spesso i poveri e si fanno sempre straziare dai ricchi. Le cose danno torto alla morale della pietà e non solo in questa occasione. »

di Mario Gromo La Stampa

Conobbi De Sica sulla terrazza di una società di canottieri. Io ero ancora studente, e lui cominciava appena, attoruccio volonteroso e gentile. La prima volta che abbozzammo una chiacchiera schietta, da un'altra sedia a sdraio la voce di un importante avvocato, che di teatro se n'intendeva, quasi ci zittì: «Avete un bel dire, Ibsen è soltanto noioso». Stavo per replicare, ma mi trattenne uno, sguardo di De Sica, che volle invece rispondere con un «Certo, certo» molto indulgente. L'avvocato ebbe un mugolio, li aveva «messi a posto» quei due ragazzi; e noi, occhi chiusi, tornammo a rosolarci al sole. »

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