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mercoledì 20 marzo 2019

Enzo Staiola

79 anni, 15 Novembre 1939 (Scorpione), Roma (Italia)
Biografia Filmografia Critica Premi Foto Articoli e news Trailer Dvd Frasi celebri
occhiello
A tutto si rimedia, meno che alla morte.
dal film Ladri di biciclette (1948) Enzo Staiola è Bruno
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Enzo Staiola

domenica 3 febbraio 2019 - Il film di Vittorio De Sica sviluppa nel profondo l'idea che il cinema possa essere guardato e raccontato ad altezza di bambino. Dal 4 febbraio torna al cinema in versione restaurata.

Ladri di biciclette, un capolavoro universalmente riconosciuto

Roy Menarini cinemanews

Ladri di biciclette, un capolavoro universalmente riconosciuto Circolano ancora oggi parecchie ambiguità sul neorealismo. Non un movimento unitario e compatto, ma nemmeno un serbatoio di film irrelati tra di loro, il neorealismo è stata prima di tutto una tensione intellettuale ed estetica verso le forme del raccontare attraverso le immagini. Se Rossellini ne è stato il rappresentante più filosofico e sofferto, Vittorio De Sica ha rischiato di essere sottovalutato presso la critica degli anni Quaranta e Cinquanta, insospettita dal desiderio di offrire racconti universali in forme popolari, e dunque di dialogare con un pubblico più ampio. E dire che fu proprio l'autore (e attore) romano a rifiutare per Ladri di biciclette (guarda la video recensione) una partecipazione produttiva statunitense e un attore americano, Cary Grant, che avrebbero garantito un successo internazionale squillante. Oggi, per fortuna, Ladri di biciclette è considerato un capolavoro da tutte le audience del pianeta, anche per la sua capacità di farsi esempio globale di come si racconta la povertà. Un po' come il crimine (mito narrativo del presente), anche la povertà purtroppo è comprensibile a tutte le latitudini, e anche se il folclore di una trattoria o di un dialetto sembrano localizzare la storia nella Roma del dopoguerra, la riconoscibilità della condizione sociale permette a tutti gli spettatori - di qualunque origine siano - di identificarsi. Ed è per questo che Ladri di biciclette, forse più di altri film neorealisti, è stato preso a modello da tanti cineasti negli anni successivi, da Oriente a Occidente. Se insistiamo tanto sulla lampante universalità del film scritto da Cesare Zavattini è anche per scrollargli di dosso la patina un po' scolastica di opera magna legata al periodo e dunque possibile mezzo per raccontare la storia italiana del dopoguerra, e restituirgli invece la forza primariamente narrativa e cinematografica con cui ha conquistato il mondo.

Quanto al testo, Ladri di biciclette sviluppa nel profondo l'idea che il cinema possa essere guardato e raccontato ad altezza di bambino. Lo sguardo del film è solo apparentemente soggettivo. In verità, tocca al piccolo Bruno interpretato da Enzo Staiola guidarci nell'affannosa ricerca della bicicletta da parte del papà. Bruno non è solo protagonista di uno dei finali più strazianti di sempre, ma anche colui che - attraverso un complesso schema di gestione dei punti di vista e delle inquadrature - si fa testimone della nostra coscienza spettatoriale e - come è stato più volte notato - configura anche una metafora del nuovo cinema che nasce nel secondo dopoguerra. Nuovi occhi per nuove storie.
La ricerca della bicicletta da parte di Antonio è un continuo procedere e bloccarsi, un passo avanti e due indietro, al quale non è estranea una dimensione di "detection" che, pur non sfociando mai nel codice di genere, moltiplica suspense e potenza espressiva - quindi non solo un'ottima scusa per osservare la Roma del 1948. C'è chi ha paragonato l'impianto narrativo di Ladri di biciclette al gioco dell'oca, popolarissimo gioco da tavolo che sfrutta la frustrazione di vedersi sempre più vicini alla meta ma di essere ricacciati indietro più e più volte.

Inoltre, la regia di Vittorio De Sica ha ben poco a che fare con il mito di un neorealismo legato alla spontaneità del set o, peggio, all'improvvisazione. I materiali, certo, sono impregnati di realismo, se non di approccio documentale alla rappresentazione, ma l'approccio è quello di un cineasta da sempre raffinato e sagace. Con Ladri di biciclette, insomma, si aprono due realismi. Quello di Rossellini e della sua trilogia della guerra possedeva in nuce lo sviluppo di un cinema moderno che si fa modificare dalla realtà, in un continuo processo che intreccia flagranza della ripresa e autonomia del mondo rappresentato. Quello di De Sica sfocerà in un realismo di contenuti che non rinuncia alla forza (e alla chiusura) della scrittura come sovraordinata rispetto al mondo raccontato, pur legato alla realtà sociale e collettiva che ci si incarica di testimoniare. Inutile dire che la versione restaurata e la circolazione del film in epoca contemporanea ricollocano Ladri di biciclette nel luogo di appartenenza, il grande schermo di una sala cinematografica.

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