Un riuscito film per ragazzi dai toni di favola dark. Un'opera che riempie una lacuna del cinema italiano. Family, Italia, Belgio2025. Durata 96 Minuti.
Una fiaba sull'importanza dell'immaginazione e sulla gentilezza. Espandi ▽
Margot ha tre anni quando la governante Felicia lascia che il padre della bambina, Ludovico, muoia senza fornirgli assistenza. Felicia conta di ereditare la villa dove risiede con Margot, ma il testamento certifica che solo la figlia di Ludovico potrà disporre della proprietà ed eventualmente firmarne la cessione, anche prima della maggiore età. Peccato che il documento di cessione sia sparito, e Felicia chiude Margot nella sua camera per sette anni cercando il modo di impossessarsi della villa, diventata un orfanotrofio (mal) diretto da lei e dal suo compagno-tappetino Max.
Per fortuna Margot ha un amico, Daniel, che le insegna parole nuove ogni giorno, perché la ragazzina, che ha ormai raggiunto i dieci anni, ancora non parla. Margot riesce a fuggire e si imbatte nel circo Balloon, rinascendo a nuova vita. Ma Felicia la cerca, poiché senza di lei e il documento di cessione non potrà vendere la villa.
Incanto va a riempire una lacuna del cinema italiano, che realizza pochi prodotti per ragazzi e quando lo fa spesso va al risparmio: qui la produzione italo-belga ha invece fornito fondi adeguati e l'autore ha riconosciuto autorevolezza al pubblico dei più giovani, confezionando per loro un film riuscito nei suoi intenti di intrattenimento non condiscendente, e collocandolo in "un luogo fra realtà e fantasia". Recensione ❯
Marcelo crede di prendere il posto del suo defunto mentore. Ma in università arriva un nuovo candidato. Espandi ▽
Marcelo è un professore dell'Università pubblica di Buenos Aires impegnato nell'insegnamento della filosofia. Un giorno viene a mancare il suo mentore, il professor Caselli, e la sua cattedra diventa vacante. Tra una gaffes e l'altra, scoprirà che c'è un altro collega che come lui ambisce a ottenerla: il "famoso" Rafael Sujarchuk, noto sia in ambito accademico che mediatico, per la sua relazione con una nota attrice. Mentre i due si contendono la cattedra, la situazione sociopolitica del Paese degenera e la forza del pensiero dovrà necessariamente trasformarsi in azione.
Il regista sa come mettere in scena le altalene di potere dello spietato mondo accademico, dove non contano solo la preparazione o i titoli per "arrivare". Marcelo, interpretato dal convincente e titanico Marcelo Subiotto, lo imparerà a sue spese, in quello che non vuole essere un film di denuncia, bensì una commedia con spunti di ilarità dichiaratamente chapliniani.
Si potrebbe quasi definire una commedia neorealista, tanto risulta efficace l'impronta di verosimiglianza nel racconto del reale, nel tratteggiare l'approccio individualista di chi pensa solo a se stesso e alla propria carriera, come l'approccio collettivo di chi invece percepisce l'università come una collettività. Recensione ❯
Una ragazza di 15 anni scopre di essere incinta. Dovrà affrontare l'ipocrisia del suo villaggio. Espandi ▽
Emma è una ragazza volenterosa che cresce nella Svizzera degli anni Quaranta. Il mondo è in guerra, la Svizzera resta neutrale, ma Emma respira ugualmente quell'atmosfera repressiva e discriminatoria. Un giorno incontra un giovane borghese della città e quella che doveva essere una gita spensierata nella natura si tramuta nell'incubo di uno stupro. Rimasta incinta non sa cosa fare.
È un coming of age e una dolorosa storia di autodeterminazione e ribellione, Lo sguardo di Emma, opera prima di Marie-Elsa Sgualdo.
Il racconto di questa sua rivolta ricorda molto da vicino, a livello contenutistico ma anche formale, quello di Vermiglio, altro film firmato da una regista, ambientato in un paesino di montagna e fortemente caratterizzato dal suo contesto storico.
Attraverso questo film la regista si domanda, e chiede a sua volta a chi guarda, che cosa sia la libertà per una giovane donna e soprattutto quanto sia costata alle giovani donne di ieri, costrette ad obbedire a imposizioni di altri. Recensione ❯
Una ricostruzione dell'impresa di D'Annunzio tra puntigliosa verità storica e progressiva goliardia. Documentario, Croazia, Italia, Slovenia2025. Durata 112 Minuti.
La ricostruzione dell'impresa di D'Annunzio a Fiume tra ironia e documentazione. Espandi ▽
Il docufilm inizia con interviste alle persone che oggi vivono a Rijeka/Fiume. Le domande vertono sulla loro conoscenza o meno di Gabriele D’Annunzio. Si vuole cioè testare quanto può essere rimasto oggi nella memoria dell’impresa compiuta nel periodo che andò dal settembre del 1919 al dicembre del 1920. A seguire si mette in scena per le vie della città odierna quanto accadde in quei sedici mesi. Igor Bezinovic ha un’idea originale per promuovere la memoria del passato ma non riesce a sostenerla fino in fondo. Va dato atto al regista di essersi dotato di un’amplissima documentazione che è sicuramente frutto di lunghe e approfondite ricerche. Il problema sta altrove e viene, non sappiamo quanto consapevolmente, portato alla luce nelle scene finali. La giusta e sana dose di ironia e di grottesco si trasforma progressivamente in un carnevale in cui a divertirsi sono stati sicuramente coloro che vi sono stati coinvolti ma non è detto che lo sia chi guarda. Recensione ❯
Il conoscersi reciproco di un uomo e una donna nel cuore di una città per sempre ferita. Drammatico, Francia2023. Durata 91 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Un uomo e una donna s'incontrano per caso a Parigi e nel corso della notte arriveranno a conoscersi e rivelarsi. Espandi ▽
Una sera, nell’affollata metropolitana parigina, un uomo e una donna si scontrano casualmente e cominciano a litigare davanti a tutti. La chimica fra i due è in realtà evidente, e poco dopo, infatti, i due fanno l’amore nascosti in una cabina fotografica: è l’inizio di una lunga notte in cui i due sconosciuti – lui si chiama Aymeric, lei Nathalie – passeggeranno e parleranno lungo le strade della città. E una volta giunto il mattino, al momento di separarsi la verità sul loro rapporto verrà scoperta. Interprete e regista, il francese Alex Lutz imbastisce su una trama tradizionale l’indagine psicologica di un uomo e una donna, della loro solitudine e del loro bisogno d’amore. Poco alla volta, così, i due sconosciuti non sono più tali, e nel cuore di una città per sempre ferita, che cerca di guarire osservando i suoi abitanti muoversi come a voler afferrare più vita possibile, trovano la loro risposta alla cognizione del dolore e della perdita. Il loro è solo un gioco, ma come sappiamo niente è più serio dei giochi. Recensione ❯
Dopo che gli incendi hanno devastato il suo ranch, un cowboy di nome Dusty finisce in un campo, trovando comunità con altre persone che hanno perso la casa, tra cui sua figlia e l'ex moglie. Espandi ▽
Un incendio ha appena distrutto il suo ranch familiare di duecento settanta acri. Il giovane Dusty, strappato al suo amato allevamento, vive come un reduce di sé stesso, arrangiandosi con lavoretti a giornata. Cowboy malinconico e solitario, dorme in una piccola roulotte allestita in un campo emergenze dove, giorno dopo giorno, combattendo l’iniziale ritrosia, inizia a solidarizzare con le altre persone sfollate. Nel frattempo, intanto, è chiamato a ricucire i rapporti con la piccola Callie-Rose avuta dall’ex compagna Ruby. Dai cataclismi che hanno flagellato e flagelleranno l’America occidentale, il regista e sceneggiatore deriva un dramma sommesso e sussurrato, un canto di resilienza individuale e rigenerazione comunitaria. Rebuilding canta un’America aspra e rurale, matrigna e materna, acre e incommensurabile che conserva intatto il suo fascino, la residenza in un certo cinema controculturale a stelle e strisce che per brevità non almanacchiamo. E nel farlo, esalta la prova in levare del nuovo Angelo dalla faccia sporca del cinema britannico: Josh O’Connor. Recensione ❯
Una moglie e madre cinquantenne abbandona la famiglia per cercare un'ultima possibilità di amore. La sua ricerca mette a dura prova i rapporti con le persone care. Espandi ▽
Eva è una consulente editoriale spagnola che sta per compiere 50 anni e un giorno per caso, durante una trasferta di lavoro a Roma e una chiacchierata con uno sceneggiatore sconosciuto, si rende conto che la sua vita matrimoniale dopo 25 anni di nozze non la soddisfa più. Semplicemente ha voglia di provare emozioni nuove e una sera ha il coraggio di comunicarlo al marito Victor.
La sua vita cambia, i suoi figli si adattano alle novità come possono e lei, senza clamori, inizia a sperimentare nuove esperienze e incontrare nuove persone tramite appuntamenti anche improbabili, fino a rincontrare lo stesso sceneggiatore che aveva conosciuto a Roma. Ma ora è tutto diverso, lei è una donna diversa, e le cose possono ancora cambiare.
È una commedia delicata e deliziosa sul cambiamento, La mia amica Eva. Con grande misura racconta la voglia di vita di una donna che all'alba dei cinquant'anni non vuole arrendersi a una vita priva di emozioni. Nora Navas è l'attrice perfetta per incarnare tutto questo e lo fa con grande equilibrio. Recensione ❯
Una storia personale per raccontare una pagina della Storia italiana. Espandi ▽
Toni Negri è stato un pensatore di fama mondiale. Anna Negri, sua figlia, è una regista che ha faticato molto per emanciparsi dal suo cognome. Perché quando aveva 14 anni, suo padre, allora professore di Scienze Politiche all'università di Padova e tra i leader del movimento di contestazione degli anni '70, fu arrestato. L'accusa, da cui poi sarà prosciolto, era gravissima: essere il capo occulto del terrorismo italiano.
Il racconto intimo di un trauma personale, familiare, generazionale e storico. Non senza contraddittorio: la forza del film sta proprio nel suo approccio mai agiografico ma dialettico, nel continuo scambio di punti di vista, di opinioni anche politiche, di emotività. Sfilano sullo schermo una serie di litigi, confronti - generazionali, oltre che privati - anche aspri, continui tentativi di boicottaggio del film stesso.
Padre e figlia allo specchio, nelle mancanze dell'uno e nel dolore dell'altra, nella difficoltà e nell'impegno di comprendersi, nel loro parlare due linguaggi diversi («Lui quello della politica, io quello degli affetti»). Recensione ❯
Un giovane sbandato, Bruno Stroszek, accoglie a casa propria una prostituta, Eva. Espandi ▽
Bruno Stroszek, trombettista, dopo due anni e mezzo di prigione torna in libertà e accoglie nel suo appartamento berlinese la prostituta Eve, perseguitata da due spregevoli sensali. Soldi e lavoro scarseggiano, però, e la coppia di sfruttatori continua ad aggredirli, così con il mite anziano Scheitz emigrano in Wisconsin. Eve diventa cameriera in un drive-in, Bruno meccanico nell'officina del nipote del vecchio. Risparmiando acquistano una graziosa roulotte ma presto si ritrovano sul lastrico. La donna, allora, torna a prostituirsi, ma ciò non basta per coprire le rate del mutuo, per cui abbandona Bruno e segue i clienti camionisti, mentre la banca pignora la casa al neo-meccanico. Esasperato, il protagonista architetta con il fido Scheitz una rapina per risolvere le sue grane economiche.
Film poco noto ma forse tra i più distintivi della poetica del regista, è una scorribanda randagia e dolceamara tra la Germania e l'America per tre creature schiacciate dal tritacarne del falso benessere consumistico, sospese tra istinto di conservazione e apertura al compromesso, tra speranza e disperazione, colte da Herzog senza edulcorazioni, né pietismo ma con amara oggettività realista. Recensione ❯
n fuga dai fascisti spagnoli, il giovane Manolo Vital si rifugia nei pressi di Barcellona, fondando e costruendo con gli altri membri di una stretta comunità il quartiere di Torre Baró. Vent'anni più tardi Manolo guida gli autobus giù in una città difficilmente raggiungibile per via delle ripide stradine montuose che la separano da Torre Baró, dove l'uomo continua a vivere assieme alla moglie Carmen e alla figlia Joana, ormai diventata grande. Mal visti dalla polizia locale e ignorati dalla burocrazia di Barcellona nelle loro richieste di trasporto pubblico che arrivi fino alla cittadina, gli abitanti covano un certo malcontento. Quando la situazione precipita, sarà Manolo a farsi carico di un gesto di protesta simbolico, sequestrando il "suo" autobus numero 47 e portandolo in cima alla montagna. Recensione ❯
Due sorelle stanno per cambiare casa e nel frattempo riallacciano i rapporti con il padre. Espandi ▽
Lima, anni Novanta. Aurora e Lucia sono due sorelle peruviane che stanno per partire per il Minnesota insieme alla madre. Ricompare il padre, che a lungo non si è occupato di loro. L'idea del viaggio imminente porta scompiglio nella vita di tutti. Quando toccherà alle ragazze far emergere le proprie verità tutto sembrerà crollare, specie in un Paese in cui vigono coprifuoco e punizioni rigide per chi non lo rispetta. Ma la famiglia si dimostrerà più forte di tutto.
È uno di quei film che si svela e si fa amare poco a poco, Reinas. Terzo lungometraggio diretto dalla regista Klauida Reynicke, è ambientato nella capitale del Perù all'inizio degli anni Novanta. La storia si sviluppa da subito come una tragicommedia familiare, con al centro due sorelle.
È la famiglia che conta, in quest'opera evidentemente autobiografica, che riflette tanto sui legami affettivi quanto sulla sfida del cambiamento. E che arriva persino a commuovere nel finale, quando mani nelle mani si ricorda il segreto per farcela, nella vita, restando uniti: «Con i piedi a terra e guardando il cielo nulla è impossibile». Recensione ❯
Una fantasia surreale e apocalittica immersa in atmosfere tipiche degli anni '70. Animazione, Francia, Cecoslovacchia1973. Durata 72 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Il capolavoro del cinema di animazione e di fantascienza diretto da René Laloux. Espandi ▽
Su un lontano pianeta vivono gli Oms e i Draag. Gli Oms, piccoli e intelligenti, sono gli originari abitanti del pianeta ma non sono riusciti a darsi un ordinamento politico-sociale stabile e per questo nel corso dei secoli sono stati schiavizzati dai giganteschi Draag. Dal canto loro, i Draag dominano con un'invenzione tecnologica che tiene a bada i sottomessi come animali domestici. Stanchi di subire ingiustizie, gli Oms, tra i quali il piccolo Terr, organizzano una rivolta e trafugano la macchina che dà potere ai Draag, acquisendo a loro istruzione e consapevolezza. La lotta sarà lunga e difficile, ma alla fine i piccoli Oms riusciranno a sconfiggere i loro dominatori.
Sceneggiato da Topor a partire da un romanzo di fantascienza di Stefan Wul e diretto dal regista d'animazione R. Laloux, il film è uno dei cartoon simbolo degli anni '70: ora torna al cinema in una nuova versione restaurata, offrendosi ancora in tutta la sua magnificenza artigianale. Recensione ❯
Nel cantiere notturno di un quartiere futuristico, operai iniziano a sparire. Vincent sospetta un insabbiamento, ma il mistero si fa più oscuro. Espandi ▽
Vincent lavora in un cantiere dove stanno costruendo un quartiere futuristico, "Grand Ciel", un progetto all'avanguardia che si presenta come rivoluzionario, sicuro, ecologicamente responsabile e in grado di offrire tra i 5000 e i 10000 posti di lavoro. È stato assunto da poco, è precario ed è disposto a lavorare anche di notte; cerca infatti di dare una svolta alla sua vita e cerca di guadagnare abbastanza per poter permettersi un appartamento dove andare a vivere con la compagna Nour e Ilyès, il figlio di lei. Un giorno improvvisamente scompare un operaio, Ousmane. Con gli altri compagni di lavoro Vincent si mette alla sua ricerca. Tra loro il più combattivo è soprattutto Saïd che cerca risposte chiare dai vertici dirigenziali. Vincent invece non assume una posizione chiara; non vuole perdere il lavoro e, incoraggiato dalla possibilità di una promozione, ha un comportamento sempre più ambiguo. Nel frattempo, si perdono le tracce di un altro operaio.
C'è l'ombra del cinema di Laurent Cantet in questo debutto nel lungometraggio di Akihiro Hata, in particolare nel modo in cui mostra il mondo del lavoro e soprattutto quanto condiziona la vita dei protagonisti, elementi già presenti in Risorse umane e A tempo pieno. Recensione ❯
Tra crisi d'ispirazione, sedute di psicologia e prove sperimentali, riuscirà Maccio a ritrovare la creatività e scrivere la sua prossima serie tv? Espandi ▽
Marcello Macchia è in profonda crisi creativa. Disposto a tutto pur di ritrovare l'ispirazione che l'ha reso famoso, si rivolge ad un luminare della psicanalisi, Arnaldo Braggadocio, che lo sottopone ad una serie di prove per uscire dalla sua comfort zone e "appropriarsi del disagio". Ma varrà veramente la pena attraversare quel calvario per recuperare l'ispirazione perduta?
Maccio Capatonda si cimenta con la serialità (poiché "la vita è una serie di serie") mettendo a frutto quell'immaginazione che manca temporaneamente al suo protagonista, e facendo molta autoironia tanto sul suo personaggio pubblico quanto sulla sua persona.
Macchia esce qui davvero dalla sua comfort zone pur mantenendo la sua comicità stralunata, più riuscita in alcuni episodi che in altri e sempre al confine con il grottesco. E ciò che funziona è anche la cura con cui la serie costruisce la sua architettura narrativa. Recensione ❯
Tre donne e tre vite da cucire o da riparare. Una prova significativa e apprezzabile di sguardo femminile. Drammatico, USA, Francia2025. Durata 106 Minuti.
Un viaggio introspettivo pieno di insidie per una regista americana, che a Parigi scoprirà la sua vera essenza. Espandi ▽
Angelina Jolie è Maxine Walker, regista americana neodivorziata, proveniente dal cinema di genere e alle prese per la prima volta con un lavoro per il settore della moda, ma anche con un’inaspettata diagnosi medica che la costringe a riconsiderare ogni scelta; Anyier Anei è Ada, una giovanissima modella nata in Sud Sudan e cresciuta in Kenia, scappata dalla guerra, che si ritrova a Parigi di nascosto dal padre; Ella Rumpf, infine, è Angèle, truccatrice esperta col sogno di pubblicare un giorno le cose che scrive nel pochissimo tempo libero. Tre attrici, tre personaggi, tre donne, riunite nell’unità di tempo e di luogo di una Fashion Week parigina. C’è una forte intenzione programmatica rispetto all’oggetto/soggetto del film, e cioè l’universo femminile osservato in alcuni suoi pianeti, distanti tra loro ma collegati in un’ideale galassia di genere. C’è all’opera anche una prova significativa e apprezzabile di femail gaze: un’attenzione alla modalità di esposizione del corpo, che dà significato alla scelta dell’ambientazione nel mondo delle sfilate. Recensione ❯
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